PROGETTO DIOCESANO DI CATECHESI (0-18 anni)
Avvio dell’anno di sperimentazione
1. INTRODUZIONE
- Perché questo progetto?
Questo progetto rappresenta uno dei frutti del (ma anche uno dei compiti assegnatici dal) contesto sinodale nel quale come Chiesa diocesana siamo impegnati da alcuni anni, prima grazie al Sinodo dei giovani e ora grazie al Sinodo della Chiesa universale. Ci viene chiesto di riscoprire una dimensione fondamentale della nostra fede, quella del camminare insieme, con il Signore e verso il Signore. Tutto ciò non può che rinnovare profondamente anche la nostra catechesi. Non a caso proprio in questi anni è uscito prima il nuovo Direttorio per la catechesi e poi la lettera Apostolica in forma di “Motu proprio” di Papa Francesco Antiquum ministerium, con la quale si istituisce il ministero di catechista.
Il nostro contesto attraversa quello che Papa Francesco ha definito un “cambiamento d’epoca”, cambiamento che è stato ulteriormente accentuato dalla pandemia dalla quale lentamente stiamo uscendo. Di tutto ciò non possiamo non tener conto.
- Icona generale del progetto è Lc 24, 13-35. Sottolineiamo alcuni passaggi.
Gesù in persona si accostò e camminava con loro: primo obiettivo del catechista è essere vicino ai bambini/ragazzi. In un mondo in cui tutto va di fretta, l’esserci, lo stare, è ciò che fa la differenza. Il tempo è quanto di più importante abbiamo da donare perché è qualcosa che non ci potrà più tornare indietro. Se lo facciamo nel modo in cui il Signore ci ha insegnato, donare tempo a chi ci viene affidato è il modo migliore e più incisivo per dimostrare che teniamo a quella persona.
Ed egli disse loro: «Che sono questi discorsi che state facendo fra voi durante il cammino?»: una volta che si è con loro la prima cosa da fare è mettersi in ascolto. Interessarci dei bambini/ragazzi lasciando a loro la parola. Noi siamo a loro disposizione. Noi siamo per loro, non loro per noi. Non sono i “nostri” ragazzi, siamo noi a essere i “loro” catechisti. Questo è il secondo passo per dimostrare che vogliamo loro bene. Afferma il Direttorio al n. 54: “nel tempo della nuova evangelizzazione, la Chiesa desidera che anche la catechesi accentui questo stile dialogico, perché sia più facilmente reso visibile il volto del Figlio che, come con la Samaritana presso il pozzo, si ferma a dialogare con ogni uomo per condurlo con dolcezza alla scoperta dell’acqua viva”.
«Sciocchi e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti»: quando si è costruita la relazione allora si può intervenire svelando nuovi significati. Il Signore ora può rimproverare perché si è creato un legame.
Cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui: tutto deve ruotare attorno alla Parola di Dio. È da Gesù che impariamo come essere catechisti. Lo stile da acquisire è quello del Vangelo.
«Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino»: Paolo VI durante l’Udienza al Pontificio Consiglio per i laici del 2 ottobre 1974 disse che “l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri o, se ascolta i maestri, è perché sono dei testimoni”. Se i bambini/ragazzi scoprono che i loro catechisti sono dei compagni di viaggio, persone che non impongono ma propongono la loro testimonianza, allora apriranno il loro cuore. Questa è la via per creare un legame saldo, che li porterà a sapere che qualora avessero bisogno avranno sempre qualcuno a cui potersi rivolgere.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero: l’essere testimoni deve sempre mirare a mostrare il volto di Gesù, così che dalle parole e dai gesti del catechista possa trasparire ed essere riconosciuto Lui. Il messaggio è quello di Gesù, non ve ne sono altri! Il compito del catechista è di “tradurlo” nel linguaggio più chiaro possibile ai bambini/ragazzi,[1] a partire dalla propria vita. Fine è quello di giungere a partecipare pienamente all’eucarestia domenicale, scoprendo in essa la via maestra per alimentare la relazione con il Risorto.
Sparì dalla loro vista: il bravo catechista è colui che al momento giusto sa farsi da parte. I riflettori devono essere puntati sui bambini/ragazzi e sul Signore. Il compito è quello di seminare, saranno altri a raccogliere!
- Scopi della catechesi
– “Al centro di ogni processo di catechesi c’è l’incontro vivo con Cristo. «Lo scopo definitivo della catechesi è di mettere qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo: egli solo può condurre all’amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della santa Trinità»” (Dir 75). Diceva già Benedetto XVI nella Deus caritas est, al n. 1: “All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”.
– Portare ad acquisire una mentalità di fede, ad integrare con coerenza fede e vita,[2] secondo un atteggiamento di fiducia, filiale. Al numero 3, il Direttorio “ribadisce l’importanza che la catechesi accompagni la maturazione di una mentalità di fede in una dinamica di trasformazione, che in definitiva è un’azione spirituale. È questa una forma originale e necessaria di inculturazione della fede”. Fa parte di questa mentalità di fede che l’amore per il Signore mantenga vivo il desiderio di poterlo conoscere sempre di più. Per questo la catechesi deve anche “favorire la conoscenza e l’approfondimento del messaggio cristiano” (Dir 80).
– Suscitare un senso di appartenenza ecclesiale, una spiritualità della comunione.
– Formare discepoli-missionari:[3] da un lato si tratta di iniziare alla preghiera, scoprendo la liturgia tutta (e non solo l’Eucaristia) come via per la partecipazione al mistero pasquale di Cristo, dall’altro si tratta di avviare processi che sappiano portare ad avere le competenze necessarie per animare le realtà terrene (c’è da evangelizzare il sociale e non fermarsi solo a un lavoro intraecclesiale).
– Educare al dono di sé.
Il presente progetto in ogni tappa del percorso, in sintesi, tiene in considerazione alcuni elementi di fondo: l’educazione alla preghiera, il progressivo inserimento nella comunità, l’iniziare alla vita di carità e la trasmissione di contenuti.
- Quali attenzioni
– Un’attenzione particolare in tutte le tappe del percorso deve essere riservata all’annuncio del kerygma (evitando il lessico scolastico e un’accentuazione solo moralistica della vita di fede).[4]
– Ciò tuttavia non deve portare a tralasciare la vita concreta dei bambini e dei ragazzi che ci vengono affidati. Al numero 5 il Direttorio ricorda che la cultura nella quale siamo inseriti chiede che siano ricordati: “la centralità del credente e della sua esperienza di vita; il ruolo rilevante delle relazioni e degli affetti; l’interesse per ciò che offre significati veri; la riscoperta di ciò che è bello e innalza l’animo”. Tra questi primi due punti si da un principio di correlazione: “gli eventi personali e sociali della vita e della storia trovano nel contenuto di fede una luce interpretativa; questo, d’altra parte, va presentato sempre facendo intravedere le implicazioni che possiede per la vita. Questo procedimento suppone una capacità ermeneutica: l’esistenza, se interpretata in rapporto all’annuncio cristiano, si manifesta nella sua verità; il kerygma, d’altra parte, ha sempre una valenza salvifica e di pienezza di vita” (Dir 196). Bambini e ragazzi non sono dunque semplici destinatari passivi di un messaggio: la loro vita non è solo il luogo nel quale far risuonare l’annuncio del Vangelo, ma già anche luogo nel quale Dio parla (cf. Dir 197 e sgg.).
– Non si dimentichi che “la comunicazione della fede nella catechesi, che pure passa attraverso mediazioni umane, rimane comunque un evento di grazia, realizzato dall’incontro della Parola di Dio con l’esperienza della persona” (Dir 195).
– Diviene sempre più decisivo per il nostro contesto cercare un coinvolgimento delle famiglie, alle quali in primis spetta il compito dell’educazione alla fede dei figli. Costruire alleanze buone con loro risulta decisivo.
– Attenzione al ruolo della comunità: è sempre questa nel suo complesso il soggetto primo nell’accompagnamento della fede. Sarà dunque buona cosa valorizzare il contributo delle sue diverse componenti: dai giovani, agli adulti, agli anziani, a tutti gli operatori della carità. Il Direttorio al numero 21 sottolinea che “la fede del discepolo di Cristo è accesa, sostenuta e trasmessa soltanto nella comunione della fede ecclesiale, dove l’«io credo» del Battesimo si coniuga con il «noi crediamo» di tutta la Chiesa”.
– La cosa fondamentale è quella di innescare dei processi. Non si dovrà avere fretta, bensì impostare il cammino secondo il principio della progressività, il quale si mostra come caratteristica della pedagogia divina: Dio ha comunicato il proprio mistero un poco alla volta, fino alla pienezza rivelata nel suo Figlio Gesù.[5]
– Una cura particolare va riservata per la catechesi per le persone con disabilità. Su questo fronte sollecitiamo a restare in contatto con i referenti diocesani formati per questo tipo di catechesi.[6]È sempre possibile contattarli all’indirizzo catechesidisabili@diocesifaenza.it.
- Itinerari differenziati di catechesi
Nella nostra Diocesi alcune comunità parrocchiali offrono a bambini e ragazzi la possibilità di cammini di catechesi differenziati. Il riferimento è in particolare alle proposte dell’AGESCI, dell’Azione Cattolica e della catechesi del Buon Pastore. Si tratta di percorsi certamente più che validi, che questo progetto non intende affatto scoraggiare. Si ritiene anzi che lo scambio e il confronto non possano che migliorare la qualità nell’accompagnamento di bambini e ragazzi, che, davanti a più opzioni, hanno così la possibilità di scegliere il percorso che meglio può aiutarli a crescere nella fede a partire dalla loro personale sensibilità. Anche il contributo di altre associazioni (come CSI o ANSPI) e movimenti non va sottovalutato. Si ribadisce qui l’importanza di restare sempre in dialogo con tutti e soprattutto in comunione con il parroco, di non creare gruppi troppo ripiegati su se stessi, così che bambini e ragazzi possano fare un’autentica esperienza di Chiesa e di incontro con il Signore Risorto.
Il presente progetto non intende neppure sconfessare i tentativi di riforma della catechesi che in vari modi le comunità parrocchiali possono aver avviato nel corso degli anni. Pur nella diversità degli approcci, l’intento di fondo resta quello di darsi alcune linee comuni per un autentico cammino sinodale, che, come dice Papa Francesco, è quanto Dio si aspetta dalla Chiesa del terzo millennio.
- Principali testi di riferimento
CEI, Il rinnovamento della catechesi (Documento Base), 1988.
Catechismo della Chiesa Cattolica, 1997.
Papa Francesco, Evangelii gaudium. Esortazione apostolica ai vescovi, ai presbiteri e ai diaconi, alle persone consacrate e ai fedeli laici sull’ annuncio del vangelo nel mondo attuale, 2013.
CEI, Incontriamo Gesù. Orientamenti per l’annuncio e la catechesi in Italia, 2014.
Papa Francesco, Christus vivit. Esortazione Apostolica post-sinodale ai Giovani e a tutto il Popolo di Dio, 2019.
Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, Direttorio per la catechesi, 2020.
- Segnaliamo inoltre
M. Toso, Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di Dottrina Sociale della Chiesa, 20233.
Per gli adolescenti (14-18 anni): il quaderno Seme divento.
Il sito creato dall’Ufficio catechistico della nostra regione: www.passidivita.net.
Per ogni domanda / dubbio / suggerimento in merito a questo progetto, vi chiediamo di scrivere a catechesi@diocesifaenza.it.
2. LA FIGURA DEL CATECHISTA
Identità e formazione del Catechista
Nel presente testo utilizzeremo il termine di catechista, piuttosto che quello di educatore, per sottolineare che il ruolo di colui che accompagna nella crescita della fede è quello di “far risuonare” la Parola nella propria vita e in quella di chi ha davanti (katechein = “risuonare”, “far risuonare”). In virtù della fede e dell’unzione battesimale, nella collaborazione con il magistero di Cristo e come servo dello Spirito Santo il catechista è:[7]
a) Testimone della fede e custode della memoria di Dio.
Sperimentando la bontà e la verità del Vangelo, nel suo incontro con la persona di Gesù, il catechista custodisce, nutre e testimonia la vita nuova che ne deriva e ne diventa segno per gli altri. La fede contiene la memoria della storia di Dio con gli uomini. Custodire questa memoria, risvegliarla negli altri e metterla al servizio dell’annuncio è la vocazione specifica del catechista. La testimonianza della vita è necessaria per la credibilità della missione. “Riconoscendo le proprie fragilità dinnanzi alla misericordia di Dio, il catechista non smette di essere il segno della speranza per i fratelli” (Francesco, Omelia nella S. Messa per la Giornata dei catechisti in occasione dell’anno della fede, 29 settembre 2013).
b) Maestro e mistagogo che introduce nel mistero di Dio rivelato nella Pasqua di Cristo.
In quanto immagine di Gesù Maestro il catechista ha il duplice compito di trasmettere il contenuto della fede e condurre al suo mistero. Il catechista è chiamato ad aprire alla verità sull’uomo e sulla sua vocazione ultima, comunicando la conoscenza di Cristo e, nello stesso tempo, a introdurre nelle varie dimensioni della vita cristiana, svelando i misteri di salvezza contenuti nel deposito della fede e attualizzati nella liturgia della Chiesa.
c) Accompagnatore ed educatore di coloro che gli sono affidati dalla Chiesa.
Il catechista è un esperto nell’arte dell’accompagnamento (EG 169-173), facilita la maturazione dell’atto di fede e l’interiorizzazione delle virtù cristiane. Ha competenze educative, sa ascoltare ed entrare nelle dinamiche della maturazione umana, si fa compagno di viaggio con pazienza e senso della gradualità, nella docilità all’azione dello Spirito, aiutando i fratelli a maturare nella vita cristiana e a camminare verso il Signore. Non lega i ragazzi o i giovani a sé, ma attraverso la comunità cristiana li porta a Cristo (non “se-duce” ma “e-duca”).
Al numero 150 il Direttorio aggiunge: “In quanto educatore, il catechista avrà anche la funzione di mediare l’appartenenza alla comunità e di vivere il servizio catechistico con uno stile di comunione. Infatti, il catechista attua questo processo educativo non individualmente, ma insieme alla comunità e in suo nome. Per questo, sa lavorare in comunione, cercando il confronto con il gruppo dei catechisti e con gli altri operatori pastorali. Inoltre, è chiamato a curare la qualità delle relazioni e ad animare le dinamiche del gruppo di catechesi”.
Il compito è certamente impegnativo ma non va mai dimenticato che queste linee rappresentano l’orizzonte verso il quale tendere e mai ci si potrà sentire arrivati. Inoltre è essenziale ricordare che il catechista deve sempre essere consapevole del fatto che non è abbandonato a se stesso in questo compito: lo Spirito Santo lo precede e accompagna sempre!
La vocazione al ministero della catechesi
Essa scaturisce dal sacramento del Battesimo ed è irrobustita dalla Confermazione, sacramenti mediante i quali il laico partecipa all’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo. Oltre alla vocazione comune all’apostolato, alcuni fedeli si sentono chiamati da Dio ad assumere il compito di catechisti nella comunità cristiana a servizio di una catechesi più organica e strutturata. Questa chiamata personale di Gesù Cristo e il rapporto con Lui sono il vero motivo dell’azione del catechista. La Chiesa suscita e discerne questa vocazione divina e conferisce la missione di catechizzare.
La formazione dei Catechisti[8]
Coinvolgimento dei parroci e sacerdoti
Un elemento decisivo per il rinnovamento dell’iniziazione cristiana consiste nel dare sempre maggior risalto alla formazione dei catechisti e alla maturazione della loro passione nel servizio che svolgono. I parroci e i sacerdoti, per primi, sono chiamati ad essere testimoni della centralità di una nuova formazione al servizio dell’iniziazione cristiana e della catechesi tutta, coinvolgendosi con passione e competenza in essa, superando ogni tentazione a delegare, quasi non fosse una delle loro principali responsabilità. La catechesi sembra peccare oggi non per un’eccessiva presenza clericale, bensì, talvolta, per un non pieno coinvolgimento delle energie migliori del clero in essa.
L’impegno dei parroci nella catechesi non è in conflitto con la corresponsabilità di tutti nell’annunzio del Vangelo, bensì è un servizio decisivo per sostenere i laici nella riscoperta della bellezza della loro insostituibile vocazione di catechisti. I catechisti sono, infatti, “collaboratori di Dio stesso”, corresponsabili, a motivo del loro battesimo, dell’annuncio della fede.
Decisiva è, quindi, la formazione dei catechisti stessi, tanto più oggi: essi debbono, infatti, svolgere un ministero di vera e propria “prima evangelizzazione”, non potendosi limitare semplicemente a costruire su basi già date, ma dovendo porre essi stessi le fondamenta della vita cristiana.
Illuminante, su questo tema, è il n. 136 del Direttorio: “la formazione del catechista comprende diverse dimensioni. Quella più profonda fa riferimento all’essere catechista, ancor prima del fare il catechista. La formazione, infatti, lo aiuta a maturare come persona, come credente e come apostolo. Questa dimensione è oggi declinata anche con l’accezione del saper essere con, che evidenzia quanto l’identità personale sia sempre un’identità relazionale. Inoltre, perché il catechista svolga adeguatamente il suo compito, la formazione sarà attenta anche alla dimensione del sapere, che implica una doppia fedeltà al messaggio e alla persona nel contesto in cui vive. Infine, essendo la catechesi un atto comunicativo ed educativo, la formazione non trascurerà la dimensione del saper fare”.[9]
L’attenzione alla formazione di chi è già catechista non deve far dimenticare, poi, che la Chiesa ha il compito di chiamare sempre nuovi catechisti a servizio del Vangelo, perché “la messe è molta e gli operai sono pochi”. Proprio l’iniziazione cristiana chiede che anche i giovani e le giovani famiglie si coinvolgano nella catechesi, poiché le nuove generazioni hanno bisogno della loro testimonianza.
È consigliato proporre ai Catechisti un percorso di formazione integrando ciò che la Diocesi propone – scuola di teologia, moduli di formazione (catechetica, pedagogica e biblica), percorso per catechisti dei gruppi giovanili (Educare) – con quanto ciascuna comunità (magari organizzandosi a livello di unità pastorale o di vicariato) è chiamata a proporre. Per quanto riguarda i moduli è possibile chiedere informazioni inviando una mail a catechesi@diocesifaenza.it. Per la scuola di teologia si può consultare la relativa pagina sul sito della Diocesi: https://www.diocesifaenza.it/scuola-diocesana-di-teologia/. Per il percorso Educare scrivere a pastoralegiovanile@diocesifaenza.it.
Nei percorsi di formazione è importante avere un occhio di riguardo nei confronti dei ragazzi che iniziano a dare una mano in questo servizio (aiuto catechisti) e proporre loro esperienze che li aiutino ad entrare maggiormente nella realtà della catechesi.
3. 0-6 ANNI
L’avvio dell’iniziazione cristiana[10]
Questa parte sarà sviluppata attraverso schede in collaborazione con il settore diocesano di pastorale familiare. L’idea è quella di poter proporre ai genitori un cammino che si collochi tra la richiesta del Sacramento del Battesimo e l’inizio del percorso di catechismo per come abitualmente è configurato.
- Preparazione al Battesimo:
Due incontri di preparazione per i genitori: uno sul sacramento del Battesimo in generale, a partire dalla prima domanda del rito (riscoprire il ruolo di iniziatori alla fede da parte dei genitori), e uno sul rito.
- Post Battesimo (fino a 6 anni):
Due coppie vengono coinvolte per accompagnare le due fasce (0-2 anni e 3-5 anni).
- 0-2 anni:
Proposta di due cicli composti da tre incontri annuali rivolti ai genitori.
Titolo del percorso: “Cristo, pienezza dell’umano”
Primo ciclo
- Educare l’autostima: Mt 6,25-34; Is 49, 8-15; Is 43, 4a; importanza di saper stare sotto lo sguardo di Dio, che è uno sguardo di amore. Lo stimarci non nasce da nostri meriti, e quindi non viene meno davanti ai nostri limiti e fallimenti, ma dal nostro essere preziosi ai suoi occhi.
- Empatia: Ef 6,1-4; Mt 25,31-40; educarsi a sentire-con l’altro.
- Educare la libertà: Gv 8, 31-42; Gv 14,6; è nel rapporto con il Signore che si realizza la nostra libertà.
Secondo ciclo
- Dentro una storia di salvezza: Dt 6, 20-25; Sal 145,4; percepirsi dentro una storia che è storia di salvezza. Dalla creazione agli Atti degli apostoli. Custodire una gratitudine.
- I segni della fede: Mc 10,13; il segno della croce. La visita in chiesa (il gesto di accendere una candela, l’acqua santa). La preghiera con i figli.
- Realtà, segno del mistero: Lc 2,51b; Gv 1,35-39; l’importanza di custodire in sé la Parola perché essa possa dare un senso alla vita, a quanto ci accade: dietro ciò che appare c’è sempre un rimando all’oltre. Capacità di sapersi stupire. L’uomo: un cercatore di infinito. Si incontra il Signore camminando, lungo la strada: “Venite e vedrete”.
Mezz’ora di ogni ciclo può essere impostata come momento di preghiera.
- 3-5 anni:
Proposta di tre incontri annuali per i genitori (iniziando a coinvolgere i bimbi). Titolo del percorso: “Come si destano e accompagnano le domande ultime”
Primo ciclo: la vita
- Immagine e somiglianza di Dio: Gen 1,27; un Dio che è Uno e Trino: la natura costitutivamente relazionale dell’uomo.
- Educare al bene: Mt 6,19-21; bene comune e ricerca del cielo come orientamento per le scelte della vita.
- Morte e risurrezione: Gv 12,24-26: immagine del seme caduto in terra che muore e scompare ma al suo posto fiorisce una pianta che porta frutto.
Secondo ciclo: Dio (annuncio del kerygma)
- Gesù ti ama: Mt 18,12-14; si prende cura di noi.
- Gesù dà la vita per te: Gv 10,11-18; Gesù ci ama sopra ogni cosa.
- Gesù vive per sempre e cammina al tuo fianco: Mt 28,16-20; Gesù non ci abbandona mai.
Terzo ciclo: vivere in comunione con Dio e con i fratelli
- L’Eucaristia: Mt 26,26-29.
- La preghiera: Lc 18,1-8; preghiera come respiro della vita. Come per la vita biologica è necessario inspirare ed espirare, così anche per la vita di preghiera, perché questa possa essere autentica, è necessario prima mettere dentro l’aria buona della Parola di Dio: si impara a pregare mettendosi anzitutto in ascolto.
- La Chiesa: 1Pt 2,4-9; siamo corpo di Cristo. La struttura delle chiese come immagine del cammino della nostra vita.
Mezz’ora di ogni ciclo può essere impostata come momento di preghiera.
4. 6-13 ANNI
Verso la Cresima
Linee generali
Al cuore della catechesi di questi anni deve continuare a stare l’annuncio del kerygma. È fondamentale che i fanciulli imprimano dentro di sé il volto di un Dio che desidera anzitutto raggiungerci con il suo amore e che ci sta accanto incoraggiandoci nel nostro cammino. Ciò ha conseguenze determinanti sull’atteggiamento del catechista. Dice Papa Francesco in Evangelii gaudium: La centralità del kerygmarichiede alcune caratteristiche dell’annuncio che oggi sono necessarie in ogni luogo: che esprima l’amore salvifico di Dio previo all’obbligazione morale e religiosa, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, ed un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche. Questo esige dall’evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l’annuncio: vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna (EG 165).
Come icona biblica di questa seconda tappa proponiamo Mc 12, 28-34.
In quel tempo si avvicinò a Gesù uno degli scribi che li aveva uditi discutere e, visto come aveva ben risposto a loro, gli domandò: “Qual è il primo di tutti i comandamenti?”. Gesù rispose: “Il primo è: Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza. Il secondo è questo: Amerai il tuo prossimo come te stesso. Non c’è altro comandamento più grande di questi”. Lo scriba gli disse: “Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici”. Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: “Non sei lontano dal regno di Dio”. E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.
Qui il Signore mostra bene come l’amore al prossimo si radichi in quello per Dio. Amiamo anche Lui nei nostri fratelli, ed è Lui che ci mostra come amarli pienamente, offrendoci al contempo la forza per farlo. Il primo triennio avrà l’obiettivo di stimolare l’amore per Dio come risposta al suo nei nostri confronti, il quale si mostra bene nei sacramenti del Battesimo, della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Il secondo triennio mirerà a far comprendere che questo amore è fatto per essere condiviso con chi ci sta accanto e che il dono dello Spirito Santo ci è dato proprio allo scopo di rendere la nostra vita un dono per gli altri, un segno della presenza stessa di Dio.
Si ripercorreranno inoltre le grandi narrazioni della storia della salvezza e in particolare si punterà ad approfondire la conoscenza della vita di Gesù attraverso la scansione proposta dall’anno liturgico. Da qui la centralità della partecipazione all’eucaristia domenicale (valutando eventualmente l’opportunità di diversificare il momento della liturgia della Parola per i più piccoli).
Non si sottovalutino le possibilità che l’arte può offrire alla catechesi. “Le immagini cristiane possono aiutare a far esperienza dell’incontro con Dio tramite la contemplazione della loro bellezza. catechesi tramite la bellezza nell’arte”.[11] “Un nativo digitale sembra privilegiare l’immagine più che l’ascolto”.[12] Anche il patrimonio musicale della Chiesa può essere un canale molto valido per la trasmissione della fede.
Proponiamo che ogni anno si concluda con una tappa celebrativa, per sottolineare ulteriormente il legame tra catechesi e vita di preghiera. Non dovrà perdersi inoltre il legame di queste due dimensioni con l’altra fondamentale dimensione, quella della vita di carità. Per questo si dovranno trovare i modi per iniziare progressivamente bambini e ragazzi a quella parte della vita della comunità centrata su questo aspetto.
Sarà importante in questo cammino continuare a coinvolgere i genitori. Ciò può essere fatto ad esempio attraverso la proposta di qualche incontro all’anno di scambio con i catechisti, così da crescere nella conoscenza reciproca, condividere ciò che si fa con i loro figli ed eventualmente lanciare qualche seme di annuncio anche nei loro confronti (sempre puntando sul kerygma). Sappiamo che il catechista sarebbe collaboratore di un compito che in primis spetterebbe ai genitori ma tale compito è ormai sempre più disatteso. Per stimolare un loro cammino personale si potrebbe individuare una coppia guida al fine di proporre incontri di catechesi adatti a loro e ad adulti in generale, non necessariamente pensando a gruppi di genitori di singole annate, ma valutando la possibilità di muoversi a livello di unità pastorale o anche di vicariato.
In conclusione di queste linee generali, riportiamo quanto affermato dal Direttorio al n. 242: “La necessità di rendere il processo di iniziazione cristiana un’autentica introduzione esperienziale alla globalità della vita di fede fa guardare al catecumenato[13] come ad una imprescindibile fonte di ispirazione. Si rende molto opportuna una iniziazione cristiana impostata secondo il modello formativo del catecumenato ma con criteri, contenuti e metodologie adatte ai fanciulli. L’articolazione dello sviluppo del processo di iniziazione cristiana per ragazzi ispirato al catecumenato prevede tempi, riti di passaggio e la partecipazione attiva alla mensa eucaristica che costituisce il culmine del processo iniziatico. Nel suo svolgersi i catechisti sono impegnati a ribaltare la visione tradizionale che prevalentemente vede il fanciullo oggetto di cure e attenzioni pastorali della comunità e ad assumere la prospettiva che lo educa gradualmente, secondo le sue capacità, ad essere soggetto attivo all’interno e all’esterno della comunità. L’ispirazione catecumenale permette inoltre di riconsiderare il ruolo primario della famiglia e dell’intera comunità nei confronti dei piccoli, attivando processi di reciproca evangelizzazione tra i diversi soggetti ecclesiali coinvolti”.
I anno:
Accoglienza
Obiettivo: scoprire Gesù come amico.
Icona: Mc 10,13-16
In quel tempo presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro.
Tappa: consegna del Padre nostro.
I primi anni di catechismo sono forse, contrariamente a quanto appare, tra gli anni più impegnativi, almeno nel contesto attuale. Infatti, mentre tempi addietro i bambini iniziavano il cammino con un certo bagaglio di conoscenza religiosa, oggi vi giungono spesso quasi del tutto sprovvisti di una preparazione ‘base’.[14] Il primo anno viene ad avere dunque una funzione propedeutica: in esso i bambini devono essere introdotti alla conoscenza delle principali verità di fede – su tutte, come detto, quella di un Dio che per noi dona tutto se stesso – e alla vita di preghiera. In questo modo si intercetteranno quelle domande di senso che già dalla tenera età sono presenti nei fanciulli. Per questo sarà necessario che si prevedano spazi in cui queste domande possano venire espresse.
C’è un Dio che ci è Padre, che ci ha creati per amore e il cui volto ci è stato rivelato definitivamente nel suo Figlio Gesù. Si propone di ripartire dal secondo ciclo della tappa precedente, ovvero dal kerygma: raccontare un Dio, quello che ci rivela Gesù, sul quale possiamo davvero contare. Un Dio al quale possiamo rivolgerci imparando a pregarlo: si insegnerà il gesto e il significato del segno di croce, e le preghiere del Padre nostro, dell’Ave Maria, del Gloria e dell’Angelo di Dio. Imparare a pregare Dio aiuterà ad imparare a mettersi alla sua presenza. Si dovrà dedicare tempo a spiegare ai bambini il significato del luogo chiesa, a comunicarne la particolarità, così che imparino a recarvisi con l’atteggiamento giusto.
Potrà risultare utile l’utilizzo del Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2759 –2861): la trattazione della preghiera del Padre nostro lì esposta offre notevoli spunti.
II-III-IV anno:
L’amore verso Dio
In questo triennio ci si focalizzerà sull’amore verso Dio come risposta al suo nei nostri confronti. Sarà necessario tornare ciclicamente sulla preghiera, sul segno della croce, sul modo di entrare in Chiesa, tenendo presente che qualche bambino potrebbe iniziare più tardi il cammino. Si possono pensare anche momenti di preghiera con la comunità (alcune proposte, oltre alla partecipazione alla Messa, comunque importante per entrare nel ritmo dell’anno liturgico, possono essere: animazione del rosario da parte delle varie annate nel mese di maggio o della Via Crucis in Quaresima, provando a proporre questi appuntamenti anche alle famiglie).
- Battesimo:
Obiettivo: scoprire il senso del nostro essere figli e fratelli in Gesù dentro la comunità cristiana.
Icona: Mt 3,13-17.
In quel tempo Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Ma Gesù gli rispose: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. Allora egli lo lasciò fare. Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.
Tappa: rinnovo delle promesse battesimali.
Oltre a quanto delineato in precedenza, questo triennio sarà caratterizzato anche dal tema dei Sacramenti. Sarà dunque bene iniziare a parlare di cosa essi rappresentino per la vita della persona e della Chiesa.[15] Ogni Sacramento è un segno visibile ed efficace della grazia invisibile di Cristo, ed ha come fine quello di irrobustire la fede, di rendere un culto vero a Dio, di santificare gli uomini, di confermare e manifestare la comunione ecclesiale (cf. CIC 840). Essi, se celebrati correttamente, secondo le intenzioni della Chiesa, sono sempre efficaci, cioè ottengono la potenza di Cristo e del suo Spirito. Tuttavia i loro frutti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve. Non sono cioè atti magici, interpellano sempre la libertà dell’uomo.
In questo secondo anno si dedicherà spazio al Sacramento del Battesimo. Esso è il primo segno della salvezza, di immersione nell’amore di Dio ed è la porta che introduce nella grande famiglia della Chiesa, nella quale Gesù ci chiama ad essere suoi amici amando Dio e i nostri fratelli. Il Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, la porta di ingresso alla vita nello Spirito.
Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio. Ciò ci rende membra del corpo di Cristo, della Chiesa, e ci rende partecipi della missione di Gesù (CCC, n 1213).
Il nome deriva dal rito principale con il quale è compiuto: battezzare (baptizein in greco) significa “tuffare”, “immergere”. L’immersione nell’acqua è simbolo del venire sepolti nella morte di Cristo e l’emersione del risorgere con lui, in quanto “nuove creature” (2Cor 5,17; Gal 6,15).
Il rito del sacramento del Battesimo significa e opera la morte al peccato e l’ingresso nella vita trinitaria attraverso la configurazione al mistero pasquale di Cristo. Esso viene compiuto versando per tre volte l’acqua sul capo del candidato. La seguente unzione con il sacro crisma, olio profumato consacrato dal Vescovo, ottiene al battezzato il dono dello Spirito Santo, rendendolo così un cristiano: è stato cioè “unto” di Spirito Santo. La consegna della veste bianca indica che egli è ora “rivestito di Cristo” (Gal 3, 27). La candela, accesa al cero pasquale, significa che la luce di Cristo d’ora in avanti lo accompagnerà sempre, una luce che egli stesso sarà un giorno chiamato a diffondere con la sua vita.
Come traccia per alcuni approfondimenti può essere utilizzato il testo della benedizione dell’acqua nel rito del battesimo, nella forma che si trova al numero 60 del rituale.[16]
Episodi biblici di riferimento possono essere: la creazione, il diluvio, il Battesimo di Gesù, il mandato agli apostoli. Sarà bene presentare i testi non come semplici racconti, ma chiedendosi anzitutto cosa ci rivelino di Dio e di noi stessi e poi anche cosa dicano alla nostra vita.
- Riconciliazione:
Obiettivo: scoprire l’amore infinito del Padre per ciascuno di noi, un amore che ci chiama a conversione. Il bambino comincia ad imparare a valutare il proprio comportamento.
Icona: Lc 15, 11-32
In quel tempo Gesù disse: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”. Si alzò e tornò da suo padre. Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e fateglielo indossare, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi. Prendete il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò uno dei servi e gli domandò che cosa fosse tutto questo. Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo”. Egli si indignò, e non voleva entrare. Suo padre allora uscì a supplicarlo. Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che è tornato questo tuo figlio, il quale ha divorato le tue sostanze con le prostitute, per lui hai ammazzato il vitello grasso”. Gli rispose il padre: “Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato””.
Tappa: festa del Perdono e prima Riconciliazione.
L’esperienza del perdono è un’esperienza che è possibile fare fin da piccoli: può capitare di fare qualcosa di sbagliato e magari anche di ricevere una punizione, ma questo, se realizzato tramite una dinamica corretta da parte dell’adulto, non porta a sentire una mancanza di affetto o di amore da parte dei genitori, anzi ne viene a rappresentare un’espressione. Ed è proprio la forza dell’amore che soggiace al rapporto interpersonale che spinge alla riconciliazione.
È la “nostalgia” per un amore più grande che porta tutti noi a chiedere perdono. L’anno di preparazione alla prima ricezione del Sacramento della Penitenza dovrà connotarsi di questa ricerca dell’amore di Dio e della sua eterna misericordia, la quale ha iniziato a manifestarsi nella vita del bambino attraverso il sacramento del Battesimo. Si porranno in questo modo le basi per far apprendere ai fanciulli il senso del peccato e la contrizione del cuore, necessaria perché non si chieda il perdono per “sentirsi a posto”, ma nella prospettiva della riconciliazione col Padre. Il senso del peccato si distingue dal senso di colpa. Quest’ultimo tiene bloccati nel passato, porta a rimuginare sugli errori commessi senza aprire prospettive di conversione. Il senso del peccato porta a cogliere come le proprie mancanze comportino un male per la propria vita, siano un tradimento dell’immagine di Dio che ciascuno porta inscritta in sé, e soprattutto apre verso il futuro, porta a guardare avanti chiedendosi, come i Giudei ai quali Pietro rimprovera di essere responsabili dell’uccisione di Gesù: “che cosa dobbiamo fare fratelli?” (At 2, 37).
Fattore da non trascurare è l’evidenziazione della duplice dimensione del perdono sacramentale: esso ottiene la riconciliazione con Dio e anche quella con la Chiesa. Il peccato, infatti, oltre ad essere mancanza di amore nei confronti di Dio, è sempre anche un “tirarsi fuori” dalla comunità dei credenti, un ferire la Chiesa, corpo di Cristo. Il peccato allontana da Dio e, nello stesso tempo, dai fratelli. Smarrire il volto di Dio porta con sé lo smarrimento del volto dell’altro.
Attraverso la lettura di quelle pagine di Vangelo nelle quali il Signore si rivela come Colui che salva da ogni forma di male, [17] i bambini saranno inoltre aiutati a vedere che in Gesù Dio si fa vicino a ciascuno di noi, che non c’è nulla che possa renderci non amabili ai suoi occhi.
La Confessione, inoltre, non serve solamente a riparare il male commesso ma porta al contempo con sé, come ulteriore dono, anche la grazia santificante e preveniente per la vita di ogni giorno. Ogni confessione è, dunque, un passo in più verso la santificazione della propria vita. Infine, si deve ricordare che essa non è un buon atto che l’uomo compie: “andare a confessarsi” è già un dono di Dio, è risposta ad una sua chiamata. Egli ci previene, sa che il suo amore ci è necessario per vivere in modo più vero, più pieno, più bello e più buono.
Ancora, si dovrà cominciare ad affrontare il tema della tentazione. La partita della nostra vita non si gioca su un campo neutro. Il male cerca sempre di contrapporsi al bene, provando, fin dall’alba dei tempi, a mostrare come desiderabili cose che in verità non lo sono affatto, e, anzi, finiscono con il distruggere la nostra vita e le nostre relazioni. Paradigmatico in tal senso l’episodio del peccato originale. Una volta mangiato dell’albero della conoscenza del bene e del male, il cui frutto il tentatore è riuscito a far appunto apparire come desiderabile, Adamo ed Eva all’improvviso mostrano paura nei confronti di Dio, che pure fino a quel momento aveva dato loro ogni cosa. Dopodiché inizia un processo nel quale ciascuno incolpa qualcun altro, senza assumersi le proprie responsabilità. Il peccato, come dicevamo, distorce lo sguardo su Dio e sui fratelli. Non si può dunque essere ingenui: si tratta di essere coscienti che per rimanere su una via di bene c’è da intraprendere un combattimento spirituale. Dice bene l’autore del libro del Siracide: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, preparati alla tentazione. Abbi un cuore retto e sii costante, non ti smarrire nel tempo della prova. Stai unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni”.[18]
Un’ultima considerazione: oggi emerge in maniera sempre più forte una certa propensione alla confessione diretta (“io mi confesso con Dio e non con il prete”). Tale fatto ci spinge a sottolineare la fondazione biblica del Sacramento, la volontà esplicita di Gesù Cristo a volerlo ed istituirlo così come ci è giunto (cf. Gv 20, 21-23). Sarà utile, all’inizio della presentazione di tale Sacramento soffermarsi con una certa calma su alcuni episodi evangelici nei quali Gesù perdona i peccati, e far notare come già allora i farisei, e con loro altri, lo accusassero per il fatto che nessuno sulla terra può perdonare i peccati, se non Dio solo (cf. Mc 2,7). Davanti ad una gestione privata di questo Sacramento è necessario farne riscoprire la dimensione ecclesiale e comunitaria. Infatti, come abbiamo detto, con il peccato non si ferisce solamente Dio ma anche la Chiesa, che è il Corpo di Cristo. Come ci attesta l’apostolo Paolo: “se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme” (1Cor 12,26).
Il Sacramento della Penitenza
A partire da quanto detto, si possono tracciare alcune linee per impostare la preparazione alla ricezione di questo Sacramento.
- L’abbraccio del Padre Partendo dalla parabola del Padre misericordioso si possono introdurre i fanciulli al tema dell’amore di Dio per l’uomo, al suo chinarsi sulle sue ferite, al suo abbraccio per chi umilmente si riconosce peccatore e quindi bisognoso d’amore. Cf. Lc 15, 11-24.
- Fondazione biblica La necessità della Confessione Sacramentale, così com’è prevista dalla Chiesa, può essere presentata a partire dalla fondazione biblica del Sacramento (Gv 20, 21-23) e accompagnata dai gesti di perdono di Cristo (il paralitico, la Maddalena).
- La Confessione
Cos’è la Confessione? È il Sacramento istituito da Gesù Cristo per rimettere i peccati commessi dopo il Battesimo.
Quante e quali cose si richiedono per fare una buona Confessione? A.L’esame di coscienza (spiegazione dell’esame di coscienza: come dev’essere fatto – analizzando i 10 comandamenti, o il Credo… -). B. Il dolore per i peccati (l’atto di contrizione del cuore è necessario per chiedere e ottenere il perdono). C. Il proponimento di non commetterne più(che non significa che non se ne faranno più, ma che si ha il vivo desiderio di allontanarsi dal peccato). D. L’accusa dei peccati (è l’elencazione, senza giustificazioni, dei propri peccati al ministro validamente ordinato). E. La soddisfazione o penitenza (sono delle preghiere o degli atti di carità che il ministro richiede al penitente come segno della sua volontà di riscatto).
- Il Peccato
Definizione: è un’offesa fatta a Dio disobbedendo alla sua Legge. Il peccato lo si può commettere in quattro modi: coi pensieri, con le parole, con le opere e con le omissioni. Risulterà necessario mostrare la distinzione tra peccato mortale, peccato grave e peccato veniale. Il primo è una disobbedienza alla Legge di Dio in cosa grave, fatta con piena vertenza e deliberato consenso (ricordare che queste tre sono le caratteristiche per avere un peccato mortale: materia grave – oggetto strettamente proibito o prescritto -, deliberato consenso – volontà libera nella decisione -, piena avvertenza – una coscienza chiara); il peccato mortale fa perdere la grazia santificante che è la vita dell’anima e impedisce di accostarsi all’Eucaristia o agli altri sacramenti (se non in caso di morte imminente).[19] Il peccato grave comporta l’allontanamento dalla grazia necessaria ad una vita santa. Il peccato veniale è un atto che pone il cristiano in contraddizione con la vita della grazia, ma non sino al punto di distruggerla. Possono essere infine qui introdotti i vizi capitali, in contrapposizione alle virtù teologali e cardinali.
- Preghiere
Atto di dolore. Ne esistono varie formule, si può scegliere quella che si ritiene più opportuna.
- Come Confessarsi?
Ogni confessione va preparata attraverso l’esame di coscienza, il quale si innesta nella consapevolezza che sempre siamo amati dal Padre. Sulla modalità del come, di fatto, ci si confessa, rimandiamo alla lettura e analisi della celebrazione del rito, presente nel rituale per la Celebrazione della Penitenza.
- Testi di riferimento:
Catechismo della Chiesa Cattolica: nn. 1422-1498, 385-421, 1846-1876.
Rituale per la Celebrazione del Sacramento.
Lettera di Giovanni Paolo II, Reconciliatio et Poenitentia.
- Eucarestia:
Obiettivo: scoprire nell’Eucarestia una strada fondamentale per alimentare il nostro essere in comunione con Gesù e fra di noi.
Icona: Lc 22, 14-20
Quando venne l’ora, Gesù prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio”. Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi”.
Tappa: prima Comunione.
Dio-Padre ci chiama a sederci alla mensa del Pane e del Vino di salvezza offertoci dal Figlio suo per la potenza dello Spirito Santo. Seduti a quella mensa divina e umana, i cristiani ristorano le proprie forze, saziando quella fame e sete che nascono in chi si impegna nel vivere testimoniando la propria fede in Cristo.
La prima Comunione è da sempre uno dei momenti forti nella vita dei fanciulli. Si deve fare il possibile perché i bambini non siano distolti nella loro preparazione da un’eccessiva attenzione sui regali da ricevere. Il mondo adulto tante volte su questo non aiuta, anche a causa di una mancanza di testimonianza nel percepire l’importanza di questo passo per la vita di fede.
La catechesi, in quest’anno preparatorio alla Prima Comunione, dovrà concentrarsi sul mistero di Gesù Cristo che, al vertice della sua vita terrena, si consegna a noi nelle specie del pane e del vino (Mt 26, 20-30). Il racconto dell’ultima cena di Gesù con i suoi, segna l’istituzione dell’Eucaristia: non è un bel racconto, né una bella favola. Il fatto storico, celebrato nel memoriale della Liturgia, è il riattualizzarsi del sacrificio incruento di Cristo sull’altare, allora del Golgota, oggi del mondo. È importante far notare e sottolineare che Gesù esplicitamente, quasi in modo imperativo, chiede di mangiare e bere di Lui: “Prendete e mangiate”, “Prendete e bevete” e “fate questo in memoria di me”. Come a dire: “figli miei, se volte farmi vivere, se volete rendermi presente, non solo dovete spezzare il pane e versare il vino, ma dovete prendere e mangiare questo pane e prendere e bere questo vino, poiché quel pane e quel vino sono Io. E ogni volta che lo farete, voi mi renderete ancora presente e vivo in mezzo a voi”.
Introdotti al Mistero Eucaristico attraverso le narrazioni bibliche[20], i bambini siano aiutati, grazie all’analisi della celebrazione dell’Eucaristia e con l’uso del Messale Romano,[21] a comprendere cosa significa il termine Eucaristia. Accade di sentire espressioni del tipo: “andare a prendere l’Ostia”, o “ascoltare la Messa”. Sono espressioni che indicano una mancanza di consapevolezza di ciò che si vive nella Messa. Eucaristia letteralmente significa infatti “rendimento di grazie”. L’Eucaristia non è una cosa: è una Persona, non dimentichiamolo. Non si “ascolta”, “prende” e nemmeno “partecipa” alla Messa: in quanto battezzati, tutti celebriamo l’Eucaristia, tutti ci uniamo al rendimento di grazie che Gesù eleva al Padre, facendoci anche noi offerta con Lui. Offrire con Lui la nostra vita al Padre significa fare di essa un rendimento di grazie, una risposta grata all’amore col quale il Padre ci ama.
L’Eucaristia è: 1. Ringraziamento (Eucaristhin = rendere grazie), Gesù ha lasciato come testamento ai credenti di radunarsi a celebrare un rito che si chiama «Eucaristia», cioè ringraziamento. Noi sappiamo che il ringraziare è per i nostri animi chiusi e inariditi un’arte difficile, ma il Signore ci è venuto incontro e ha posto tra le nostre mani la sua stessa azione di grazie con la quale possiamo, per così dire, sdebitarci con l’Autore di ogni dono perfetto (Cf. Gc. 1,17). 2. Alleanza. L’Eucaristia è un patto tra Dio e noi: tutto il Cristianesimo è nato da questa strabiliante notizia… il Dio eterno ha voluto legarsi indissolubilmente alla famiglia umana. L’Eucaristia – rito della nuova ed eterna alleanza – è alimento della nostra speranza, della nostra fiducia anche nelle ore più oscure, della nostra certezza che alla fine Dio, alleato con noi, non manca mai di intervenire. Questo patto di alleanza ha come mediatore unico Gesù Cristo, nel cui sangue si è sancita l’unione tra Dio e l’uomo, ogni uomo! È un patto con cui noi ci siamo legati a Dio, e in ogni Messa noi rinnoviamo i nostri impegni: l’osservanza di tutti i comandamenti, l’accoglienza del comandamento dell’amore, la fedeltà all’unico Dio, senso e traguardo della nostra vita. 3. Festa di comunione. L’Eucaristia vivamente e coscientemente celebrata toglie il dramma dalla nostra esistenza, perché ci assicura la vicinanza di Dio; è una risposta che confonde la superbia dell’uomo che aspira a farsi lui signore unico in un universo svuotato della divinità. L’Eucaristia è, dunque, festa: festa di un’assenza vinta… Dio è con noi; di un silenzio oltrepassato da una Parola viva… Dio ci parla; di un mondo, già ridotto a deserto, che torna ad essere la casa del Re…Dio abita in mezzo a noi! 4. Presenza di Cristo. L’eucaristia è un regalo divino da adorare, fare proprio, mangiare, contemplare, «leggere», perché porta in sé i segni della mentalità e della vita del Donatore, e ci può svelare quali siano le prerogative di ogni azione salvifica (da “La meraviglia dell’evento cristiano” di G.Biffi).
Altra parola molto importante per comprendere l’Eucaristia è memoriale. Nella celebrazione liturgica non avviene la semplice riproposizione o il semplice racconto di un evento passato. La parola memoriale indica che lo Spirito ci prende e ci rende contemporanei degli eventi che stiamo celebrando. Siamo presi e immersi negli eventi della vita del Signore Gesù così da attingere da Lui la sua forza. Egli si dona come pane spezzato per noi, perché noi possiamo avere la forza per “spezzarci” per gli altri, perché sappiamo come Lui essere costruttori di comunione (cf. At 4, 32: “la moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola”): l’Eucarestia fa la Chiesa, sfocia nella vita comunitaria. Le due epiclesi della Messa, cioè le due invocazioni dello Spirito Santo sulle specie eucaristiche e sull’assemblea, stanno ad indicare che proprio questo è il fine dell’Eucaristia: rendere corpo di Cristo le specie eucaristiche, il pane ed il vino, così che, nutrendoci di esse, anche noi diveniamo suo corpo. Quel pane che noi spezziamo, quel pane che è Cristo, si divide per noi, si fa nostro cibo, perché noi, con le nostre vite, nelle nostre relazioni, attraverso i legami che tessiamo, torniamo a ricomporne l’unità.[22]
Un ultimo passo nel percorso formativo potrà essere quello di aiutare i bambini a conoscere il significato dello spazio sacro della chiesa, con i suoi diversi luoghi, e le suppellettili liturgiche, con tutto ciò che si utilizza durante la celebrazione della Messa. Dice il Direttorio al n. 221: “ogni cultura, società o comunità dispone non solo di un proprio linguaggio verbale, iconico e gestuale, ma si esprime e comunica anche attraverso lo spazio. Similmente la Chiesa ha dato significati specifici ai propri spazi, usando gli elementi dell’architettura in funzione del messaggio cristiano”. I nostri padri, stupiti e commossi dalla presenza del «mistero della fede», cioè dell’avvenimento centrale e più determinante della vicenda umana, erano solleciti nel convocare tutte le arti e tutti i tesori allo scopo di onorare il sacrificio di Cristo. Pare invece che il nostro tempo abbia scelto una strada diversa: mentre le nostre case si fanno sempre più belle e fornite di comodi e lussi, noi riserviamo il nostro amore per la povertà ai luoghi del culto divino. Questi aspetti vanno comunicati ai fanciulli perché possano comprendere il perché delle chiese e il giusto atteggiamento da tenere al loro interno.
Il Sacramento dell’eucaristia
A partire da quanto detto, si possono tracciare alcune linee per impostare la preparazione alla ricezione di questo Sacramento.
- Fondazione biblica Lettura dinamica e spiegazione dei racconti della Cena (Mt 26,20–ss / Mc 14,17–ss / Lc 22,14–ss): la volontà di Gesù a rimanere con noi!
- Eucaristia La celebrazione; la preparazione; entrare in chiesa (rispetto del luogo – silenzio); i Gesti (stare in piedi, in ginocchio, seduti…).
L’accoglienza (i riti di introduzione); riconoscere una Presenza che ama (Atto penitenziale); Egli parla (la Liturgia della Parola), Egli insegna per la vita (l’omelia e il Credo), Egli provvede a noi (la presentazione dei Doni), Egli si rende presente (la Consacrazione), Egli ci riunisce (il Memoriale), Egli si dona (la Comunione;) il Ringraziamento (personale e comunitario); la Missione (riti conclusivi); lo spazio sacro della chiesa e quanto viene utilizzato per la celebrazione.
- La Domenica San Giovanni Paolo II: Dies Domini sul giorno festivo.
- L’adorazione Iniziare a comunicare l’importanza del trovare momenti di adorazione personale davanti all’Eucaristia e alla pratica della visita al Santissimo. Anche questo è obbedire ad un invito di Cristo: “venite in disparte a riposarvi un poco”.
- Testi di riferimento Catechismo della Chiesa Cattolica: nn. 1322 – 1419.
Sacrosanctum Conciulium cap. II “Il mistero Eucaristico”, in Documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II. Catechismo degli Adulti, cap.16 § 4.
Messale Romano (soprattutto nei Principi e Norme).
V-VI-VII anno:
L’amore verso il prossimo
Meta generale sarà quella di educare al dono di sé seguendo un Dio che per primo si è totalmente donato all’uomo. Si ricomprendono le tematiche affrontate negli anni precedenti ripresentando però il tutto in maniera più adatta alla nuova età dei ragazzi. “È importante che la catechesi accompagni con cura questo passaggio delicato […]. Non avendo timore di puntare all’essenziale, la proposta di fede ai preadolescenti si preoccuperà di seminare nei loro cuori i germi di una visione di Dio che in seguito potrà maturare: il kerygma racconterà specialmente il Signore Gesù come fratello che ama, come amico che aiuta a vivere al meglio le relazioni, che non giudica, è fedele, valorizza le risorse e i sogni, portando a compimento i desideri di bellezza e di bene. Inoltre, la catechesi è invitata a riconoscere il protagonismo dei preadolescenti, a creare un contesto di relazioni significative di gruppo, a dare spazio all’esperienza, a creare un clima nel quale si accolgono le domande facendole interagire con la proposta del Vangelo.[23] Il preadolescente può entrare più facilmente nel mondo dell’esperienza cristiana scoprendo che il Vangelo tocca proprio le dinamiche relazionali ed affettive a cui egli è particolarmente sensibile. Il catechista, capace di fiducia e attesa, prenderà sul serio i dubbi e le inquietudini del preadolescente, facendosi suo compagno discreto ma presente”.[24]
Inoltre, si punterà ancora di più a costruire un legame con la propria comunità parrocchiale e con la propria diocesi e ad educare alla liturgia, alla comunione e alla missione. Non si trascuri di far conoscere ai ragazzi figure significative della propria parrocchia o della propria zona. Si valorizzi la presenza degli anziani e la loro testimonianza di fede. Scrive Papa Francesco: sono gli anziani a trasmetterci l’appartenenza al Popolo santo di Dio. La Chiesa, così come la società, ha bisogno di loro. Essi consegnano al presente un passato necessario per costruire il futuro. Onoriamoli, non priviamoci della loro compagnia e non priviamoli della nostra, non permettiamo che siano scartati! [25]
- La fedeltà:
Obiettivo: scoprire la fedeltà di Dio alla quale siamo chiamati a rispondere con la nostra fedeltà. La nostra storia si inserisce nella grande storia del popolo di Dio.
Icona: Mt 28, 16-20
In quel tempo gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.
Tappa: Consegna del Vangelo.
Alla luce delle premesse delineate sopra, a questa età diventa ancora più importante che i ragazzi vedano la vita cristiana non come un insieme di regole e principi, ma come una storia di salvezza. Una storia che non parte da noi, ma da Dio, il quale si avvicina a tal punto all’uomo da arrivare a donare la sua vita per noi. In questo anno in particolare si è chiamati a scoprire che ciascuno di noi è parte di questa storia di salvezza e a capire che la nostra fede altro non è che una risposta alla grande chiamata di Dio.
La storia della salvezza è raccontata nelle Sacre Scritture, testo nel quale siamo chiamati a far entrare sempre di più i ragazzi, aiutandoli a conoscere le storie dei personaggi più importanti sia dell’Antico che del Nuovo Testamento. Questi testi non dovranno essere presentati come semplici racconti, ma come l’attestazione della fedeltà di Dio nei confronti dell’uomo. Si dovrà spiegare che ognuno dei libri che compongono la Bibbia appartiene ad un determinato genere letterario e che deve essere interpretato in funzione di ciò. Si dovrà spiegare che culmine della Rivelazione è la vicenda di Gesù di Nazaret, nel quale trovano compimento tutte le Scritture. Egli sta al centro di tutto e in funzione della sua storia va letto poi tutto il resto. È Lui che ha rivelato in maniera definitiva il volto e il cuore del Padre. Con l’incarnazione Dio non è più “solamente” Parola, ma diventa Carne, la Carne della nostra vita, la Carne della nostra storia di salvezza.
LA SACRA BIBBIA
La parola Bibbia deriva dal termine greco βιβλία (biblìa) che significa “libri”. Essa è il testo sacro della fede ebraica e di quella cristiana ed è formata da libri che sono tra loro differenti per origine, genere, composizione, lingua, datazione e stile letterario. I testi sono stati composti lungo un ampio lasso di tempo, a partire da precedenti tradizioni orali, ed in seguito racchiusi in un canone, ovvero una lista definita di libri.
La Bibbia ebraica
Il termine “Bibbia ebraica” è solitamente usato per indicare i testi sacri della fede ebraica. La Bibbia ebraica è conosciuta anche con il nome Tanakh, parola formata dalle iniziali dei nomi delle tre parti nelle quali vengono raggruppati i suoi 24 libri:
Torah (= Legge): 5 libri; Nebiìm (= Profeti): 8 libri; Ketubim (= Scritti): 11 libri.
Essa (da cui dipende in gran parte quella cristiana) fu “redatta” in un periodo molto ampio che va tra il X e il II secolo a.C.
Tutti i libri della Bibbia ebraica sono stati scritti in ebraico o aramaico. Già due secoli prima di Cristo, nelle comunità ebraiche di lingua greca, erano in uso delle Bibbie; la più antica è quella chiamata “dei settanta” (traduzione greca dall’originale ebraico). È da questo testo che si arriverà alla formazione della Bibbia cristiana.
La Bibbia cristiana
Rispetto al Tanakh (Bibbia ebraica), il cristianesimo ha riconosciuto nel proprio Antico Testamento ulteriori libri, detti deuterocanonici (1 Maccabei, 2 Maccabei, Tobia, Giuditta, Sapienza, Siracide, Baruc). I libri dell’Antico Testamento, che riguardano eventi che precedono la vicenda di Gesù, sono 46. Completano la Bibbia cristiana i 27 libri del Nuovo Testamento, scritti in lingua greca. La parola “Testamento” presa singolarmente significa “patto”, “alleanza”, un’espressione utilizzata dai cristiani per indicare il patto stabilito da Dio con gli uomini per mezzo del suo Figlio Gesù.
Il canone della Bibbia è stato stabilito definitivamente solo durante il Concilio di Trento (8 aprile 1546). I libri ufficiali che fanno parte del canone sono detti “canonici”, quelli che non sono nel canone si chiamano “apocrifi” (cioè “nascosti”). La prima traduzione latina della versione greca della Bibbia è detta “vulgata”, ed è stata redatta da San Girolamo verso la fine del IV secolo d.C. La prima traduzione ufficiale in lingua italiana risale al 1974. La versione attuale è invece del 2008.[26]
I testi della Bibbia contengono un grande numero di storie e racconti. Per quel che riguarda l’Antico Testamento, come già accennato, dovrà essere spiegato bene ai ragazzi che ogni testo appartiene sempre ad un determinato genere letterario, e deve quindi essere interpretato in funzione di ciò. I primi capitoli della Bibbia (Gen 1-11), ad esempio, non vogliono essere una cronaca di fatti storici, una narrazione scientifica di come e di cosa sia avvenuto all’inizio della storia dell’umanità. Il loro scopo è quello di mostrare come all’origine di tutto ci sia Dio e la sua volontà di entrare in relazione con noi, sue creature.[27] In questo modo si eviterà che i ragazzi pensino alle verità di fede come a verità che stanno in contrasto con quelle della scienza. Prendendo il caso della Creazione: la fede ci dice chi ha creato il mondo e perché, la scienza ci spiega il come (non tutti sanno, tra l’altro, che la teoria del big bang è stata formulata nei suoi inizi da un sacerdote belga, Georges Lemaître).
Si dovranno cercare dunque le modalità più adatte per presentare ai ragazzi i racconti principali, mostrando loro come tutto debba essere letto alla luce della vicenda di Gesù. È il Nuovo Testamento infatti, ed in particolare i racconti dei Vangeli, a costituire l’apice della Rivelazione: è nelle parole e nei gesti di Gesù di Nazaret che si rivela in maniera piena il volto del Padre (cf. Gv 14,9).
Un altro elemento sarà fondamentale per la nostra catechesi: dovrà essere sottolineato con forza che il Vangelo non vuole primariamente dirci cosa dobbiamo fare, bensì raccontare quanto Dio abbia fatto per noi. Ogni testo va dunque approcciato attraverso tre domande fondamentali, così che sia sempre messo al centro l’annuncio del kerygma:
- Come questo brano mi racconta che Dio mi ama?
- Come emerge che è un Dio che dà la vita per me per salvarmi?
- Come emerge che Dio è vivo e che oggi continua a camminare al mio fianco?[28]
In questo modo davvero può emergere come il Vangelo sia buona notizia! Solo una volta ricordato che chi mi parla in quelle pagine è un Dio che mi ama alla follia, possiamo fare anche il passo successivo, ponendoci la domanda: “Cosa dice a me questo brano del Vangelo? Come posso tentare di viverlo nella mia quotidianità?”.[29]
Un ultimo passaggio sarò quello di scoprire che la fedeltà di Dio si prolunga nella storia attraverso l’opera della Chiesa, nonostante anch’essa sia una realtà imperfetta.
- La Misericordia:
Obiettivo: scoprire la misericordia di Dio come cammino verso la pienezza dell’amore. Sempre di più si impara a valutarsi in rapporto alle azioni di Gesù.
Icone: Mt 25, 31-46
In quel tempo Gesù disse: “Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.”
Mt 5,1-12
In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: “Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi.
Tappa: Consegna delle opere di misericordia.
Scrive Papa Francesco nella Misericordiae Vultus, la bolla di indizione del giubileo straordinario della misericordia, ai numeri 1, 2 e 10: Gesù Cristo è il volto della Misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio. Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato.
L’architrave che sorregge la vita della Chiesa è la misericordia. Tutto della sua azione pastorale dovrebbe essere avvolto dalla tenerezza con cui si indirizza ai credenti; nulla del suo annuncio e della sua testimonianza verso il mondo può essere privo di misericordia. La credibilità della Chiesa passa attraverso la strada dell’amore misericordioso e compassionevole. La Chiesa «vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia». È triste dover vedere come l’esperienza del perdono nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. Perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire. Senza la testimonianza del perdono, tuttavia, rimane solo una vita infeconda e sterile, come se si vivesse in un deserto desolato. È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza.
L’invito che Gesù pone a ciascuno di noi ad essere misericordiosi non si regge sulla nostra forza di volontà, ma sulla contemplazione della Misericordia del Padre. Dice il Direttorio al n. 51: “sempre meglio si comprende che non c’è annuncio della fede se questo non è segno della misericordia di Dio”.
In questo anno, in cui i ragazzi iniziano ad entrare nel vasto e complesso mondo dell’adolescenza, possiamo aiutarli a scoprire la bellezza dell’Amore misericordioso di Gesù e la volontà di vivere noi in prima persona questa Misericordia gli uni nei confronti degli altri, soprattutto verso chi fa più fatica e più ne ha bisogno.
Primo strumento per raggiungere questo obiettivo è quello di soffermarsi su quegli episodi del Vangelo dove con più forza emerge questo tema. Pensiamo in particolare alle tre parabole della Misericordia (pecorella smarrita, dramma perduta, padre misericordioso) descritte nel capitolo 15 del Vangelo di Luca. Altro brano certamente significativo è quello del giudizio finale (Mt 25, 31-46), nel quale le opere di misericordia sono presentate come via per giungere alla salvezza, invitandoci al contempo a riconoscere la reale presenza di Gesù nel povero e nel sofferente. Sarà dunque importante aiutare i ragazzi a capire che il servizio e la carità sono vie che aprono ad un effettivo incontro con Cristo.
Allo studio del suddetto brano potrà far seguito l’analisi delle 14 opere di misericordia (7 corporali e 7 spirituali) che la Chiesa propone ad ogni discepolo di Gesù, affinché la sua vita possa essere sempre più vicina a Lui.
Proponiamo queste opere mettendole insieme a due a due, suggerendo per ogni coppia la figura di un testimone (un santo canonizzato o un santo, come ama dire Papa Francesco, “della porta accanto”), che ne ha vissuta una in modo esemplare, e un luogo (legato alla nostra diocesi) che può essere presentato ai ragazzi come segno concreto in cui si realizza l’amore al prossimo.[30]
Opere di misericordia corporali e spirituali
- Dar da mangiare agli affamati: testimone: San Vincenzo de Paoli (da lui ciò che ha fatto poi nascere le Caritas parrocchiali); luogo: Caritas parrocchiale e/o diocesana.
Dar da bere agli assetati: testimone: Santa Madre Teresa di Calcutta; luogo: Comitato di Amicizia.
- Vestire gli ignudi: testimone: San Martino di Tours; luogo: negozio “Dress Again”.
Alloggiare i pellegrini: testimone: fratel Ettore Boschini; luogo: casa di accoglienza AMI a Fognano.
- Visitare gli infermi: testimone: San Giuseppe Benedetto Cottolengo; luogo: Ospedale.
Consolare gli afflitti: testimone: San Camillo de Lellis; luogo: casa di riposo.
- Visitare i carcerati: testimone: don Oreste Benzi; luogo: associazione papa Giovanni XXIII.
Ammonire i peccatori: testimone: Santa Teresa del Bambin Gesù (che ottenne pregando la conversione di un assassino); luogo: liturgia penitenziale con possibilità di confessarsi.
- Perdonare le offese: testimone: San Massimiliano Maria Kolbe; luogo: comunità di Sasso.
Sopportare le persone moleste: testimone: Santa Scorese; luogo: SOS donna.
- Consigliare i dubbiosi: testimone: Santa Clelia Barbieri (patrona dei catechisti della regione); luogo: incontro con un sacerdote sul tema dell’accompagnamento spirituale.
Insegnare a chi non sa: testimone: San Giovanni Bosco; luogo: incontro con un insegnante di religione.
- Seppellire i morti: testimone: San Damiano de Veuster; luogo: visita al cimitero.
Pregare Dio per i vivi e per i defunti: testimone: Santo Curato d’Ars; luogo: momento di preghiera per i viventi e per i defunti.
Un ultimo brano suggerito per quest’anno è quello delle Beatitudini. Esse, come dice Papa Francesco, costituiscono la “carta di identità del cristiano”, dal momento che mostrano il volto di Gesù stesso. In esse il Signore ci mostra la via per una felicità vera, piena, da non confondere con quelle solamente apparenti proposte dal nostro mondo, dalle quali però spesso ci asciamo ingannare. Vivere l’Amore di Cristo è ciò che può renderci realmente “Beati” ossia “Felici”. Una felicità che può sperimentare solo chi si incammina per la via della santità. La parola “felice” o “beato” diventa in questo senso sinonimo di “santo”, perché esprime che la persona che è fedele a Dio e che vive la sua Parola raggiunge, nel dono di sé, la vera beatitudine.
Delle Beatitudini Papa Francesco parla nell’esortazione apostolica Gaudete et Exsultate. Ne riportiamo qui qualche stralcio:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli».
Le ricchezze non ti assicurano nulla. Anzi, quando il cuore si sente ricco, è talmente soddisfatto di sé stesso che non ha spazio per la Parola di Dio, per amare i fratelli, né per godere delle cose più importanti della vita. Così si priva dei beni più grandi. Per questo Gesù chiama beati i poveri in spirito, che hanno il cuore povero, in cui può entrare il Signore con la sua costante novità.
Essere poveri nel cuore, questo è santità.
«Beati i miti, perché avranno in eredità la terra».
È un’espressione forte, in questo mondo che fin dall’inizio è un luogo di inimicizia, dove si litiga ovunque, dove da tutte le parti c’è odio, dove continuamente classifichiamo gli altri per le loro idee, le loro abitudini, e perfino per il loro modo di parlare e di vestire. Insomma, è il regno dell’orgoglio e della vanità, dove ognuno crede di avere il diritto di innalzarsi al di sopra degli altri. Tuttavia, nonostante sembri impossibile, Gesù propone un altro stile: la mitezza. È quello che Lui praticava con i suoi discepoli e che contempliamo nel suo ingresso in Gerusalemme: «Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su un’asina e su un puledro».
Reagire con umile mitezza, questo è santità.
«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati».
La persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore, è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice. Quella persona è consolata, ma con la consolazione di Gesù e non con quella del mondo. Così può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose. In tal modo scopre che la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri. Questa persona sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano. Così è possibile accogliere quell’esortazione di san Paolo: «Piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15).
Saper piangere con gli altri, questo è santità.
«Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati».
«Fame e sete» sono esperienze molto intense, perché rispondono a bisogni primari e sono legate all’istinto di sopravvivenza. Ci sono persone che con tale intensità aspirano alla giustizia e la cercano con un desiderio molto forte. Gesù dice che costoro saranno saziati, giacché presto o tardi la giustizia arriva, e noi possiamo collaborare perché sia possibile, anche se non sempre vediamo i risultati di questo impegno.
Cercare la giustizia con fame e sete, questo è santità.
«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia».
La misericordia ha due aspetti: è dare, aiutare, servire gli altri e anche perdonare, comprendere. Matteo riassume questo in una regola d’oro: «Tutto quanto vorrete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro» (7,12). Il Catechismo ci ricorda che questa legge si deve applicare «in ogni caso», in modo speciale quando qualcuno «talvolta si trova ad affrontare situazioni difficili che rendono incerto il giudizio morale».
Guardare e agire con misericordia, questo è santità.
«Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio».
Questa beatitudine si riferisce a chi ha un cuore semplice, puro, senza sporcizia, perché un cuore che sa amare non lascia entrare nella propria vita alcuna cosa che minacci quell’amore, che lo indebolisca o che lo ponga in pericolo. Nella Bibbia, il cuore sono le nostre vere intenzioni, ciò che realmente cerchiamo e desideriamo, al di là di quanto manifestiamo: «L’uomo vede l’apparenza, ma il Signore vede il cuore» (1 Sam 16,7).
Mantenere il cuore pulito da tutto ciò che sporca l’amore, questo è santità.
«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».
Non è facile costruire questa pace evangelica che non esclude nessuno, ma che integra anche quelli che sono un po’ strani, le persone difficili e complicate, quelli che chiedono attenzione, quelli che sono diversi, chi è molto colpito dalla vita, chi ha altri interessi. È duro e richiede una grande apertura della mente e del cuore, poiché non si tratta di «un consenso a tavolino o [di] un’effimera pace per una minoranza felice», né di un progetto «di pochi indirizzato a pochi». Nemmeno cerca di ignorare o dissimulare i conflitti, ma di «accettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo». Si tratta di essere artigiani della pace, perché costruire la pace è un’arte che richiede serenità, creatività, sensibilità e destrezza.
Seminare pace intorno a noi, questo è santità.
«Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli».
Gesù stesso sottolinea che questo cammino va controcorrente fino al punto da farci diventare persone che con la propria vita mettono in discussione la società, persone che danno fastidio. Gesù ricorda quanta gente è perseguitata ed è stata perseguitata semplicemente per aver lottato per la giustizia, per aver vissuto i propri impegni con Dio e con gli altri. Se non vogliamo sprofondare in una oscura mediocrità, non pretendiamo una vita comoda, perché «chi vuol salvare la propria vita, la perderà» (Mt 16,25).
Accettare ogni giorno la via del Vangelo nonostante ci procuri problemi, questo è santità.[31]
- La Testimonianza:
Obiettivo: scoprire che i doni di Dio vogliono aiutarci ad essere suoi testimoni. Sempre di più si impara a sentirsi parte della comunità cristiana.
Icona: At 2, 1-14.22a.23-24.36-38
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: “Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio”. Tutti erano stupefatti e perplessi, e si chiedevano l’un l’altro: “Che cosa significa questo?”. Altri invece li deridevano e dicevano: “Si sono ubriacati di vino dolce”. Allora Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così: “Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole: Gesù di Nàzaret, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l’avete crocifisso e l’avete ucciso. Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere. Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. All’udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. E Pietro disse loro: “Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo.
Tappa: Confermazione.
La ricezione del Sacramento della Confermazione completa il cammino dell’iniziazione cristiana dei ragazzi. Si presupporrebbe dunque una raggiunta maturità da parte loro, con una conseguente capacità, grazie al nuovo slancio conferito dal dono dello Spirito Santo, di essere testimoni consapevoli della propria fede.
Non possiamo tuttavia dimenticare che l’adolescenza è un’età molto critica per i ragazzi, e che, di conseguenza, i più faticano a comprendere a pieno il senso e il significato di questo Sacramento. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che spesso la Cresima viene vista come un punto di arrivo, piuttosto che per ciò che è veramente, ovvero una tappa che apre ad una nuova fase del cammino.[32] Ciò non significa che non si debba fare tutto il possibile per tentare di far cogliere ai ragazzi che davvero il dono dello Spirito Santo è il più grande dono che Dio possa farci, perché offre a noi, suoi figli, la sua stessa forza, aprendo alla possibilità che tutti i doni che ciascuno ha ricevuto giungano a portare frutto, per la gioia nostra e quella di chi ci sta accanto. La sfida sarà quella di aiutarli a cogliere che tutto ciò può essere raggiunto solo nella misura in cui si impara a concepire la propria vita nell’ottica del farne un dono per i fratelli e le sorelle, cosa che non è possibile fare in maniera piena senza l’aiuto dello Spirito Santo.
Ma prima che puntare su cosa il Signore chieda ai ragazzi donando questo Sacramento, ci sarà da insistere soprattutto sul fatto che la prima fedeltà che in esso si manifesta è sempre quella di Dio nei nostri confronti.[33] Infatti il Signore dona il suo Spirito non solo a quanti si comportano bene, a chi negli ultimi anni ha sempre celebrato la Messa,[34] ma ad ogni suo figlio. Lui si fida di noi e crede che tutti meritino ogni suo dono! La Confermazione, del resto, come ogni Sacramento, non è opera degli uomini, ma di Dio, il quale si prende cura della nostra vita in modo da plasmarci ad immagine del suo Figlio, per renderci capaci di amare come Lui. Egli lo fa infondendo in noi il suo Spirito Santo, la cui azione pervade tutta la persona e tutta la vita, come traspare dai sette doni che la Tradizione, alla luce della Sacra Scrittura, ha sempre evidenziato. Quando accogliamo lo Spirito Santo nel nostro cuore e lo lasciamo agire, Cristo stesso si rende presente in noi e prende forma nella nostra vita; attraverso di noi, sarà Lui, Cristo stesso, a pregare, a perdonare, a infondere speranza e consolazione, a servire i fratelli, a farsi vicino ai bisognosi e agli ultimi, a creare comunione, a seminare pace.
Scoprire tutto questo è ciò che può portare i ragazzi a scegliere con maggiore consapevolezza di ricevere questo dono, uscendo dalla logica che la Cresima sia qualcosa da fare “perché lo fanno anche altri”.
Un ultimo spunto di riflessione va dedicato alla scelta del Padrino o della Madrina: sarà importante provare a far capire ai ragazzi e ai genitori che il primo criterio di scelta non deve essere quello relativo a legami di parentela e amicizia: si tratta di scegliere un testimone, una persona che nel suo piccolo tenta di vivere la fede nel quotidiano.[35]
Il Sacramento della Confermazione
A partire da quanto detto, si possono tracciare alcune linee per impostare la preparazione alla ricezione di questo Sacramento.[36]
- Fondazione biblica Is 11, 1-3: anticipando la venuta del Messia come discendente di Davide (“dal tronco di Iesse”), il profeta annuncia che su di Lui si poserà lo Spirito, del quale vengono elencati i doni. Rispetto alla nostra traduzione manca il dono della “pietà”, presente però nella Vulgata e nella LXX (cf. udienza di Giovanni Paolo II del 3 aprile 1991). Gal 5, 22-23, i frutti dello Spirito. At 2, il racconto della Pentecoste. Sono molti gli spunti che questo brano offre. Tra gli altri, emerge chiaramente come gli Apostoli, senza il dono dello Spirito Santo, non sarebbero mai riusciti ad uscire dal cenacolo e a portare avanti la missione loro affidata dal Signore Gesù. Grazie alla forza dello Spirito si può davvero arrivare a raggiungere traguardi inaspettati!
- I 7 doni dello Spirito Santo:
attraverso i suoi doni, lo Spirito Santo ci sostiene nell’essere testimoni credibili del Vangelo in ogni ambito della vita. Occorrerà chiedersi: “com’è possibile essere cristiano nelle concrete situazioni della vita? Cosa significa essere testimone di Gesù nella famiglia, nella scuola, nello sport, con gli amici?”. In quest’ottica assume una dimensione fondamentale la vita comunitaria delle parrocchie, all’interno della quale si cresce certamente come gruppo di amici, ma soprattutto come gruppo di fratelli che hanno in comune lo stesso desiderio di testimoniare il Signore nella propria quotidianità.
- I segni del rito Il rito della Confermazione si compone di diversi segni che può essere utile approfondire: il rinnovo delle promesse del Battesimo; l’imposizione delle mani; la crismazione. La presenza stessa del Vescovo, o di chi ne fa le veci, è un segno che va sottolineato: è lui il ministro di questo Sacramento.
- Testi di riferimento Catechismo della Chiesa Cattolica: nn. 1285 – 1321.
Costituzione apostolica Divinae consortium naturae, Paolo VI. Catechismo degli Adulti, cap.16 § 3.
Rituale della Confermazione.
Focus sui Doni dello Spirito Santo
Lo Spirito Santo costituisce l’anima, la linfa vitale, della Chiesa e di ogni singolo cristiano: è l’Amore di Dio che fa del nostro cuore la sua dimora. Lo Spirito Santo è sempre in noi e con noi. È “il dono di Dio” per eccellenza (cfr Gv 4,10), un suo regalo, che comunica a chi lo accoglie molteplici doni spirituali. La Chiesa ne elenca sette, numero che simbolicamente dice pienezza, completezza. A titolo di esempio, ad ognuno di essi associamo un simbolo dal quale è possibile partire per aiutare i ragazzi a riflettere su che cosa significa vivere quel dono, e la figura di un testimone che ha saputo portarlo a pienezza. Per ragazzi di questa età è sempre bene mostrare figure concrete di santità e di testimonianza.
Sapienza: dal latino sàpere, che indica ciò che dà sapore. È quel dono che ci aiuta a guardare ogni cosa attraverso gli occhi di Dio, così da cogliere ciò che davvero dà sapore alla vita. Ci rende sapienti, ovvero capaci di capire quando una cosa viene da Dio oppure no.
Simbolo: il sale.
Testimone: Clare Crockett
Intelletto: dal latino intus-legere, che significa vedere in profondità nelle cose, andare oltre l’apparenza. Questo dona porta con sé la capacità di scrutare le profondità del pensiero di Dio e del suo disegno di salvezza.
Simbolo: lente di ingrandimento.
Testimone: Marco Gallo.
Consiglio: è il dono con cui lo Spirito Santo rende capace la nostra coscienza di fare una scelta concreta in comunione con Dio, secondo la logica di Gesù e del suo Vangelo. Aiuta a discernere il bene e a seguirlo.
Simbolo: il setaccio.
Testimone: Beato Rosario Livatino.
Fortezza: questo dono offre la forza di non perdere mai la speranza e di mettere sempre in pratica la Parola di Dio.
Simbolo: l’àncora.
Testimone: Padre Ragheed Ganni.
Scienza: da “conoscenza”; è il dono che, portandoci a scoprire che ogni cosa sa parlarci di Dio, ci aiuta ad essere in sintonia con il creatore e ad avere cura per il creato.
Simbolo: un libro.
Testimone: Beato Alberto Marvelli.
Pietà: questo dono indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui. Nello stesso tempo ci aiuta a riversare il suo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli.
Simbolo: la croce.
Testimone: Padre Daniele Badiali.
Timor di Dio: è il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell’abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani. L’unica “paura” da avere è quella di non perdere nemmeno una delle sue parole.
Simbolo: una candela accesa.
Testimone: Chiara Corbella Petrillo.[37]
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IN OGNUNO DI QUESTI TRE ANNI (dedicati all’Amore verso il prossimo)
PUÒ ESSERE PROPOSTO AI RAGAZZI UN PELLEGRINAGGIO IN UNO DEI SANTUARI DELLA NOSTRA DIOCESI
Vengono elencati di seguito i santuari mariani diocesani con il suggerimento di un’intenzione di preghiera. Nell’elenco non è citato il santuario della Madonna delle Grazie presso la Cattedrale di Faenza, poiché si prevede un pellegrinaggio alla Patrona della diocesi sia in occasione della prima Comunione sia della Cresima. Si propone l’associazione di ogni luogo ad una intenzione di preghiera.
Madonna Immacolata (San Francesco, Faenza) preghiera per le famiglie
Madonna del Cantone (Modigliana) preghiera per i poveri e bisognosi
Madonna della Salute (Solarolo) preghiera per i malati e sofferenti
Madonna del Bosco (Alfonsine) preghiera per la pace
Madonna della Fognana (Tebano) preghiera per la conversione
Santuario del Beato Bonfadini (Cotignola) preghiera per le vocazioni
5. 13-18 ANNI
Il percorso verso la professione di fede
Linee generali
Con questa tappa entriamo nella fase dell’adolescenza. «L’adolescenza è una stagione della vita che va all’incirca dai 14 fino ai 21 anni e che a volte perdura anche molto oltre. È caratterizzata dalla spinta verso l’indipendenza e, nello stesso tempo, dalla paura di cominciare a distanziarsi dal contesto familiare; questa determina continue agitazioni tra slanci di entusiasmo e ricadute indietro. […] Sarà quindi cura della comunità e del catechista sviluppare lo spazio interiore per cogliere e accogliere senza giudizio e con sincera passione educativa questa ricerca della libertà degli adolescenti, cominciando ad incanalarla verso un progetto di vita aperto e audace».[38]
«Nel loro cammino di fede, gli adolescenti hanno bisogno di essere affiancati da testimoni convinti e coinvolgenti. […] Il distacco che si compie spesso nella frequentazione della Chiesa in età adolescenziale non dipende tanto dalla qualità di ciò che è stato proposto negli anni dell’infanzia – per quanto tutto questo sia importante –, quanto piuttosto dall’esistenza di una gioiosa e significativa proposta per l’età giovanile. […] È importante che la catechesi si realizzi all’interno della pastorale giovanile e con una connotazione fortemente educativa e vocazionale, nel contesto della comunità cristiana e degli altri ambienti di vita degli adolescenti».[39]
Siamo dunque in anni di grande cambiamento. Sarà decisivo far sperimentare ai ragazzi la bellezza della vita cristiana, dello stare assieme secondo lo stile che il Signore Gesù ha indicato ai suoi discepoli, proponendo esperienze importanti e significative a livello di gruppo (ad esempio settimane comunitarie) ma anche come singoli (momenti di preghiera, lectio, …). Crescendo infatti, cresce l’esigenza che la fede si strutturi sempre più come una scelta personale della relazione con il Signore Gesù attraverso la sua Chiesa. Per questo motivo è molto importante proporre progressivamente ai ragazzi anche un accompagnamento personale, che si affianchi al cammino compiuto con il gruppo.
Pur nel progressivo distacco dalla famiglia da parte dei ragazzi, non si può rinunciare a restare in dialogo con essa, per quanto possibile. Si potranno trovare occasioni per condividere il percorso pensato per i loro figli, senza rinunciare a continuare a proporre qualche momento di formazione anche per loro.
Per venire incontro con maggiore forza al bisogno di incontrare figure significative da parte dei ragazzi, sarà necessario continuare ad allargare i loro orizzonti rispetto ai luoghi nei quali essi abitualmente vivono il loro cammino. Si potranno certamente ancora sfruttare le occasioni degli incontri diocesani, integrandole magari con incontri a livello di vicariato o di unità pastorale, ma allo stesso offrire occasioni per conoscere realtà anche fuori dalla nostra Chiesa diocesana.
Tante sono le sfide che arrivano dal confronto con il mondo, che continuamente propone modelli lontani dalla fede cristiana. I ragazzi dovranno sentirsi sempre liberi di proporre temi che sentono significativi o rispetto ai quali desiderano avere un confronto. Sono anni, questi, nei quali è ancora più fondamentale mostrare che la fede ha strettamente a che fare con la vita, e che il Signore desidera che ciascuno realizzi la sua vita in pienezza.
Non andrà dimenticata la necessità di continuare il cammino di approfondimento della dimensione della preghiera comunitaria e personale, anche utilizzando sempre di più la preghiera della liturgia delle ore, strumento con il quale i ragazzi dovranno via via prendere sempre maggiore dimestichezza.
Come icona per questa terza tappa proponiamo Mc 10, 17-22:
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.
La vita di Gesù è stata una vita caratterizzata da molteplici incontri. L’evangelista Matteo, nel passo parallelo a questo, ci rivela che qui si sta interfacciando con un giovane. L’approccio di Gesù è ancora una volta illuminante, in particolare per lo sguardo di amore che posa su quel giovane. Questo deve sempre stare alla base delle nostre parole e delle nostre proposte, proposte che non devono mai rinunciare a puntare in alto. Non possiamo accontentarci di offrire cose piccole ai ragazzi che ci sono affidati, dobbiamo invece credere alla sete di infinito che abita nei loro cuori. Ciò non toglie che poi stia però a loro il dover decidere se aderirvi o meno: è l’essenziale spazio della loro libertà. L’amore lascia sempre l’altro libero di decidere quale risposta dare. Nel nostro brano questo giovane non raccoglie la proposta di Gesù. Ma quanti altri uomini, più o meno giovani, anche nei racconti evangelici, lo hanno fatto, a partire da quelli che sarebbero poi divenuti gli apostoli!
Ad ogni modo, anche qualora arrivasse una scelta di allontanamento,[40] è importante non dimenticare di provare a cercare ogni tanto chi ha preso altre strade. A volte può bastare anche poco per riattivare un cammino!
Infine qualche accenno va riservato alla sfera della comunicazione. Afferma Papa Francesco: “viviamo in una società dell’informazione che ci satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello, e finisce per portarci ad una tremenda superficialità al momento di impostare le questioni morali. Di conseguenza, si rende necessaria un’educazione che insegni a pensare criticamente e che offra un percorso di maturazione nei valori”.[41]
Una particolare attenzione dovrà essere riservata al mondo del digitale. Questo “si sta imponendo come una nuova cultura, modificando anzitutto il linguaggio, plasmando la mentalità e rielaborando le gerarchie dei valori”.[42] Il digitale offre numerose nuove opportunità positive, ma non se ne devono trascurare le insidie: “i media digitali possono esporre al rischio di dipendenza, di isolamento e di progressiva perdita di contatto con la realtà concreta, ostacolando lo sviluppo di relazioni interpersonali autentiche. Nuove forme di violenza si diffondono attraverso i social media, ad esempio il cyberbullismo; il web è anche un canale di diffusione della pornografia e di sfruttamento delle persone a scopo sessuale o tramite il gioco d’azzardo”.[43] Inoltre, va ricordato che diverse piattaforme spesso favoriscono “l’incontro tra persone che la pensano allo stesso modo, ostacolando il confronto tra le differenze. Questi circuiti chiusi facilitano la diffusione di informazioni e notizie false, fomentando pregiudizi e odio”.[44] L’educazione ad un utilizzo equilibrato dei media è divenuta dunque particolarmente urgente.[45]
Proponiamo ora una possibile scansione del percorso per questi anni. Quanto segue rappresenta una traccia, che potrà essere integrata con tutto ciò che si sentirà essere utile per il cammino di crescita dei ragazzi. Non ultima, la proposta formulata nel quaderno Seme divento, nato dalla collaborazione a livello nazionale tra servizio nazionale di pastorale giovanile, ufficio catechistico nazionale e ufficio nazionale per la pastorale della famiglia.
I anno:
la FIDUCIA
Obiettivo: scoprire quanto il Signore si fida di me e tentare di ricambiare questo atto di fiducia.
Icona: Mt 14,22-33.
In quel tempo Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: “È un fantasma!” e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. Pietro allora gli rispose: “Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque”. Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”. E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”. Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: “Davvero tu sei Figlio di Dio!”.
Tappa: consegna del Credo (pellegrinaggio diocesano a Roma).
Figura di riferimento: Paolo.
Questo è un anno in cui il gruppo deve strutturarsi. Vista la tendenza a lasciare il cammino in parrocchia dopo la Cresima, il “fare gruppo” dovrà essere un’attenzione trasversale per tutto l’anno. È questo gruppo la prima via attraverso la quale si comincia a fare esperienza di un senso di appartenenza alla comunità e quindi alla Chiesa. Il pellegrinaggio a Roma potrà essere un valido aiuto in questa direzione: come diocesi, dunque insieme ad altre parrocchie, si va nel luogo che costituisce oggi il cuore della nostra fede, a motivo del fatto che Pietro e Paolo lì hanno dato la vita per amore del Signore Gesù. Sarà l’occasione per vedere che anche altri ragazzi in altre comunità stanno compiendo lo stesso cammino. Qui essi riceveranno il Credo, simbolo della fede della Chiesa. Da parte loro i ragazzi si impegnano ad approfondire la fede lì espressa (segno ne è il fatto che stiano continuando a frequentare), anche se ancora possono non sentirla loro, per capire se ha qualcosa di bello da dire alla loro vita. In questo senso, durante il corso dell’anno, può essere bene “provocarli” ogni tanto sulle loro motivazioni.
Centrale risulterà la dimensione della fiducia, la quale potrà essere approfondita secondo tre direzioni:
Fiducia in se stessi: è un anno di evoluzione, di progressiva conoscenza di se stessi, con all’orizzonte il passaggio tra le scuole medie e le superiori. È importante aiutare i ragazzi a crescere in una sana consapevolezza di se stessi, evitando sia un’eccessiva stima di sé, la quale impedisce di vedere l’altro, sia una eccessiva sfiducia in ciò che si è, così da imparare ad accogliersi, con i propri pregi ma anche con i propri limiti. Lo sguardo del catechista sul ragazzo in tal senso gioca un ruolo decisivo. Visti i grandi cambiamenti di questa età, può essere opportuno proporre inoltre un percorso sull’affettività.
Fiducia negli altri: qui devono essere principalmente prese in esame le relazioni che più sono significative per la vita degli adolescenti: parliamo della fiducia nei confronti del mondo adulto (famiglia, catechisti, ecc…) e delle amicizie tra pari. Difficilmente se non si riesce a costruire una relazione di fiducia in questi ambiti si impara ad avere uno sguardo capace di fiducia nei confronti di ciò che c’è al di fuori di questi. In particolare sarà lo scoprire che all’interno della comunità cristiana si dà la possibilità di costruire una qualità di rapporti con un gusto maggiore rispetto a quanto si viva altrove a far interrogare i ragazzi su che cosa differenzi quell’ambito dagli altri che frequentano. Starà ai catechisti indicare che si tratta del fatto che in quell’ambiente si dà al Signore la possibilità di emergere con maggiore forza con la sua presenza. È questo che aprirà nuovi spazi di fiducia.
Potrà fare bene ai ragazzi confrontarsi qui anche sul tema dell’amicizia.
Fiducia in Dio: come accennato, questa fiducia molto spesso si costruisce a partire da relazioni di fiducia nei confronti di chi se ne sa rendere testimone. Non a caso il Signore ci ha costituito Chiesa!
Un tema certamente significativo in questa età è anche quello del desiderio. Approfondimenti utili e proposte di attività possono essere trovate nel testo “Cosa desidero quando desidero” di Gabriella Tripani (psicologa e formatrice delle suore del PIME).
Nel corso dell’anno può essere approfondita la vita di San Paolo: la sua conversione, ovvero il suo incontro con il Risorto, il quale lo chiama nonostante in quel momento fosse tra i peggiori nemici della Chiesa; i suoi viaggi, mettendo a tema la dimensione dell’avventura: il Signore chiama a cose grandi; la sua fermezza, nonostante ci sia sempre da combattere con il male che è presente in noi (a questo proposito si può riprendere la dottrina del peccato originale).
II-III-IV anno:
le VIRTÙ TEOLOGALI:
Questi tre anni seguirebbero una successione logica: scopro il volto del Dio che mi interpella raggiungendomi con il suo amore. Le Scritture rivelano un Dio che mi ama, che dà la vita per me per la mia salvezza e che ora è vivo e cammina al mio fianco (fede – anno della consegna della Parola di Dio; cf. IV cap. ChV). Questo amore si rivela nella sua pienezza nel momento della Croce (speranza – anno della consegna del segno della Croce). È un amore che chiama ad una risposta, che mi interpella perché io concepisca la mia vita come un dono per gli altri. La domanda corretta da porsi non è “chi sono io?”, bensì “per chi sono io?” (carità – anno della professione di servizio). Tuttavia, è sempre più difficile avere gruppi che anno per anno possano essere accompagnati singolarmente nel cammino. Peraltro nemmeno sarebbe consigliato, perché si potrebbe incorrere nel rischio che il gruppo cresca troppo ripiegato su se stesso. I catechisti avranno dunque chiara la scansione del percorso, ma sapranno adattare questi tre anni in funzione delle necessità del gruppo.
1 Cor 13,13: Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
Spunti per gli incontri possono essere presi anche dalle tre encicliche: Deus caritas est, Spe salvi e Lumen fidei.
- Fede:
Obiettivo: crescere nel vedere Dio come un amico di cui potermi fidare.
Icona: Sal 131
Signore, non si esalta il mio cuore
né i miei occhi guardano in alto;
non vado cercando cose grandi
né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
Israele attenda il Signore,
da ora e per sempre.
Tappa: consegna della Parola di Dio (a livello parrocchiale).
Figura di riferimento: Pietro.
Avere fede significa essenzialmente avere fiducia nell’amore di Dio. Per conoscere una persona così da arrivare a fidarci di lei, è necessario passare del tempo assieme. Lo stesso possiamo fare con il Signore, specialmente attraverso quella via privilegiata che è l’ascolto della sua Parola. È importante crescere nel dialogo con Lui, il quale si realizza nella preghiera. Un dialogo è fatto di parole che diciamo e di parole che ascoltiamo. Lo stesso vale per la preghiera. È come respirare: è necessario sia immettere aria che espirare. L’ascolto della Parola di Dio è come mettere dentro aria buona. È questa a darci energie e a permetterci poi di sapere come e cosa chiedergli così da fare di tutta la nostra vita una preghiera, un’offerta a Lui. Sarà dunque importante proporre ai ragazzi esperienze di preghiera e iniziarli alla preghiera (in tutte le sue forme: di lode, di supplica, di ringraziamento, di intercessione, …; compresa la preghiera della liturgia delle ore). Per trovare spunti sull’argomento si può fare riferimento alle 38 catechesi che Papa Francesco ha tenuto a partire dal 6 maggio del 2020.[46]
Tuttavia non possiamo dimenticare che se Dio parla certamente tramite la sua Parola lo può fare però anche attraverso diversi altri modi: attraverso la realtà, le persone che incontriamo, la natura, la nostra coscienza.
In quest’anno ci sarà da aiutare i ragazzi a prendere coscienza di tutti questi modi attraverso i quali Dio ci parla, dando comunque rilievo particolare alla Scrittura (e in essa ai Vangeli) in modo da scoprirne la bellezza e la capacità che ha di parlare alla nostra vita oggi, di illuminarla. È importante anzitutto cogliere la Scrittura come luogo dell’annuncio dell’amore che Dio nutre nei nostri confronti, prima che come luogo dove trovare le coordinate per il nostro agire. Sulla bocca del catechista torna sempre a risuonare il primo annuncio: «Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti» (EG 164). È anzitutto questo ciò che dobbiamo insegnare a far emergere dal Vangelo! Dio infatti non ci impone nulla. La vita cristiana, con le sue esigenze, nasce come risposta a questo amore totalmente gratuito.
Un obiettivo per l’anno sarà anche quello di aiutare i ragazzi ad imparare a orientarsi nella Bibbia, a saper trovare un libro piuttosto che un versetto. Alcuni incontri potranno poi essere utilizzati per tornare sui Sacramenti di Battesimo e Cresima, così da riscoprirne la centralità nella vita di fede.
In un contesto fortemente segnato da pluralismo religioso, sarà utile fornire ai ragazzi spunti per acquisire una conoscenza basilare a riguardo delle altre confessioni cristiane, così da conoscerne le peculiarità. Il progredire del cammino ecumenico passa certamente attraverso la crescita nella conoscenza reciproca.
Infine: quelli dell’adolescenza sono anni nei quali, almeno su alcune questioni, si inizia a sviluppare un deciso senso critico. Sarà importante aiutare i ragazzi a non percepire la fede come in contrasto con la ragione.[47] Al contrario: la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità (Fides et ratio 1). La fede è un dono di Dio che chiede però l’assenso dell’uomo, il quale può trovare ragioni fondate per darlo.
Pellegrinaggio in un luogo di preghiera: Gamogna (magari organizzandosi a livello di vicariato).
Nel corso dell’anno si potrà approfondire la conoscenza della figura di Pietro. La sua vita è dimostrazione che l’amore che Dio nutre per ciascuno di noi non viene meno nemmeno di fronte alle nostre infedeltà. È un amore che ci invita sempre a rimetterci in piedi e a riprendere il cammino.
- Speranza:
Obiettivo: scoprire e far esperienza dell’amore di Cristo, un amore che trova nella Croce la sua massima manifestazione. La Pasqua è dimostrazione del fatto che assumere la logica del dono di sé è l’unica via attraverso la quale la nostra vita può fiorire nella sua pienezza.
Icona: Rm 8,24-25.
Nella speranza siamo stati salvati. Ora, ciò che si spera, se è visto, non è più oggetto di speranza; infatti, ciò che uno già vede, come potrebbe sperarlo? Ma, se speriamo quello che non vediamo, lo attendiamo con perseveranza.
Tappa: consegna del segno della croce (a livello diocesano).
Figura di riferimento: Maria.
Le parole che accompagnano il momento della consegna del segno della Croce possono fornire spunti interessanti per questo anno:
Ricevi il segno della croce sugli orecchi, per ascoltare la voce del Signore.
Ricevi il segno della croce sugli occhi, per vedere lo splendore del volto di Dio.
Ricevi il segno della croce sulla bocca, per rispondere alla parola di Dio.
Ricevi il segno della croce sul petto, perché Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori.
Ricevi il segno della croce sulle spalle, per sostenere il giogo soave di Cristo.
È importante partire da ciò che si ascolta e si vede, dal rendersi conto di come l’amore di Dio abbia fatto sbocciare tanti progetti significativi grazie a cuori che l’hanno saputo accogliere. Sarà utile organizzare quindi alcuni incontri con figure che possano raccontare qualcosa di ciò che viene fatto nella o dalla nostra diocesi (settore missionario, AMI, Caritas diocesana, CAV, …). Poi ci si potrà chiedere assieme ai ragazzi come ci si possa fare portatori e diffusori di iniziative di bene, su come ci si possa far carico dell’altro. Pensiamo ad esempio all’animazione presso case di riposo, a sabati sera con i ragazzi disabili grazie all’iniziativa portata avanti dagli amici del treno della grazia, al centro di ascolto, …
È questo poi un anno nel quale si può dedicare spazio anche ad approfondire il tema del dolore e della sofferenza, così da imparare a leggere con uno sguardo cristiano anche eventi negativi. La speranza è una dimensione centrale della nostra fede. Per approfondire il tema della speranza: vedi le 38 catechesi che Papa Francesco ha tenuto a partire dal 7 dicembre del 2016.[48] Stupendo è anche il testo di don Tonino Bello, “Collocazione provvisoria”.
Si imparerà poco alla volta a vedere la Croce come il giogo che Gesù ci chiede di portare, ma non da soli, bensì con Lui. Il giogo è infatti lo strumento che permette agli animali da soma di procedere insieme, così da non disperdere le forze. Solo con Lui possiamo trovare la forza di affrontare anche quanto di negativo può capitare di dover attraversare nella vita.
Ci si potrà poi confrontare con i ragazzi sul tema della disabilità, della comunicazione, dell’uso dei social,[49] sui grandi temi della bioetica e della dignità della persona umana,[50] e iniziare ad affrontare temi legati all’affettività, se ancora non lo si fosse fatto.[51]
Ancora, alcuni incontri potranno poi essere dedicati ad aprire un confronto sui sacramenti del Matrimonio e dell’Ordine, come vie per fare della propria vita un dono per l’altro in risposta all’amore col quale siamo raggiunti da Dio.
Infine, si potrà tornare sul Sacramento della Riconciliazione: questo necessariamente richiede di essere ricompreso alla luce della crescita dei ragazzi. Qui scopriamo che l’amore di Dio ci raggiunge anche lì dove siamo meno amabili.
Pellegrinaggio in un santuario, magari un luogo di misericordia: Loreto o qualche santuario diocesano.
Nel corso dell’anno si potrà approfondire la conoscenza della figura di Maria, Madre della speranza e Madre della Chiesa.
- Carità:
Obiettivo: scoprire l’importanza di vivere nei confronti degli altri quell’Amore che il Signore continuamente mi dona.
Icona: Gv 13,1-15
Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”. Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Tappa: professione di servizio (a livello parrocchiale).
Figura di riferimento: Gesù.
Quest’anno sarà caratterizzato da un maggiore coinvolgimento dei ragazzi nella vita della comunità. Li si potrà coinvolgere nella catechesi come aiuto-catechisti, oppure come co-animatori della pastorale caritativa o di quella liturgica (si può considerare eventualmente anche un servizio a livello diocesano). Ciò li farà sentire importanti e stimolerà una loro responsabilizzazione. Gli impegni di servizio assunti dovranno comunque permettere al ragazzo di continuare anche il proprio cammino di gruppo.
La scelta dei servizi dovrà essere effettuata con particolare cura e sarà importante far sentire i ragazzi accompagnati in essi. A tal scopo sarà utile fissare con loro alcuni confronti, anche a livello individuale, durante l’anno. È infatti fondamentale stare loro accanto nella rilettura delle esperienze fatte, poiché difficilmente un’esperienza parla da sé: è necessario offrire spazi che permettano di raccontarsi, di fermarsi su ciò che un’esperienza può aver lasciato, così che si possano maturare nuove consapevolezze. Questa crescita in consapevolezza può tuttavia realizzarsi anche tramite l’ascolto di vissuti di altre persone. Per tale motivo sarà bene continuare a proporre testimonianze sul servizio (AMI, CAV, caritas con centro di ascolto, consultorio, …), come per l’anno centrato sulla virtù della speranza.
In un tempo in cui i ragazzi sono attirati più da ciò che è bello che da ciò che è buono e vero, il mettersi a servizio va mostrato come qualcosa di bello per noi, per gli altri e per Dio. Dentro di noi vive la legge della carità, c’è qualcosa in noi che, se non soffocata, ci spinge verso gli altri. Ciò perché siamo creati a immagine e somiglianza di un Dio che è relazione, apertura verso l’altro. Solo il vivere come ha vissuto Cristo ci può portare a raggiungere la nostra pienezza.
Su questi temi, ormai da qualche anno, i settori diocesani di pastorale giovanile, vocazionale e Caritas, sono a disposizione delle parrocchie con il percorso “I Care”. Si tratta di un percorso di 2-3 incontri che viene definito con l’equipe di riferimento del percorso in funzione delle necessità che i catechisti ritengono abbia il loro gruppo (per maggiori informazioni si può inviare una mail a pastoralegiovanile@diocesifaenza.it).
Un altro possibile percorso può essere costruito sul tema delle migrazioni. Tanti sono i pregiudizi in cui possono cadere i ragazzi, anche a motivo di una comunicazione da parte dei mass media non sempre corretta nel presentare la questione. Potrà essere utile offrire loro alcuni approfondimenti e magari far loro conoscere direttamente alcuni migranti, eventualmente facendosi aiutare dal settore diocesano per la pastorale dei migranti (pastoralemigranti@diocesifaenza.it).
Ancora, si potrà tornare sul Sacramento dell’Eucaristia, che sempre più dovrà essere compreso come fonte e culmine della vita cristiana. Ad esso tutta la nostra vita tende: a quell’appuntamento possiamo portare la nostra settimana, affidando alle mani del Signore tutto quanto abbiamo vissuto. E da lì ripartiamo arricchiti della sua Parola e della sua Grazia, sapendoci parte del suo stesso corpo e dunque in cammino con tanti altri fratelli e sorelle.
Infine si possono approfondire i principi della dottrina sociale della Chiesa[52], il tema dell’ecologia integrale[53] e riprendere le opere di misericordia corporali e spirituali. Afferma il Direttorio al n. 319: “la catechesi partecipa alla sfida ecclesiale di opporsi a processi centrati sull’ingiustizia, sull’esclusione dei poveri, sul primato del denaro per farsi invece segno profetico di promozione e di vita piena per tutti”.[54]
Pellegrinaggio in un luogo francescano: Assisi, La Verna.
Nel corso dell’anno si potrà sostare in particolare su tutti quei brani che mostrano il Cristo come servo dell’umanità.
Possibili proposte di servizio per campi estivi: Insieme a te, Villaggio senza barriere, Libera, Sermig, Sasso, Lourdes, Taizé, …, senza dimenticare esperienze come la GMG o il cammino di Santiago.
V anno:
la PROFESSIONE DI FEDE
Obiettivo: professare la propria fede con il desiderio di viverla nel proprio cammino di fede personale e comunitario.
Icona: Mc 8,27-35
In quel tempo Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a Cesarèa di Filippo, e per la strada interrogava i suoi discepoli dicendo: “La gente, chi dice che io sia?”. Ed essi gli risposero: “Giovanni il Battista; altri dicono Elia e altri uno dei profeti”. Ed egli domandava loro: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Pietro gli rispose: “Tu sei il Cristo”. E ordinò loro severamente di non parlare di lui ad alcuno. E cominciò a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere. Faceva questo discorso apertamente. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i suoi discepoli, rimproverò Pietro e disse: “Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”.
Convocata la folla insieme ai suoi discepoli, disse loro: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del Vangelo, la salverà.
Tappa: professione di fede (a livello diocesano – GMG diocesana).
Con questo anno i ragazzi si avvicinano ad un’età decisiva per il loro futuro, un’età nella quale devono scegliere se continuare un percorso di studi o se cercare un inserimento nel mondo del lavoro.[55]Anche per quel che riguarda la vita spirituale è bene che i ragazzi siano aiutati a giungere ad una scelta di fede più matura. La tappa finale del cammino proposto da questo progetto consiste, infatti, nell’affermare la propria fede davanti al vescovo e alla comunità diocesana. Provando a sfruttare qualche momento di ritiro, si potrebbe stimolarli nel condividere, con il resto del gruppo del quale fanno parte, che cosa abbia dato loro tutto ciò che hanno vissuto nel corso del cammino di fede compiuto. Ma qualunque proposta li possa aiutare a fare sintesi del percorso fatto risulterà certamente utile. Tutto questo a motivo del fatto che solo alla luce del rendersi conto che la relazione con il Signore Gesù rende più bella e più piena la vita, si può scegliere di confermare il proprio sì all’amicizia con Lui. Un obiettivo di quest’anno sarà dunque il rendere i ragazzi più consapevoli della loro fede e, di conseguenza, più responsabili nel prendersene cura. In tutto ciò l’accompagnamento personale di ciascuno di loro risulterà ancora più decisivo. Questo accompagnamento dovrà connotarsi per la sua natura vocazionale. Questo perché i ragazzi siano stimolati ad affrontare le scelte da fare in vista del futuro domandandosi quale strada possa maggiormente far fiorire i doni che ciascuno di loro ha ricevuto dal Signore, possa maggiormente cioè valorizzare i talenti da Lui ricevuti.
Se si ritenesse opportuno soffermarsi ancora sui principali contenuti della fede, la proposta potrebbe essere quella di strutturare un percorso di approfondimento sulla base del testo del Credo,[56] o sfruttare strumenti come YouCat o il quaderno Seme divento. La Parola di Dio, celebrata nel corso dell’anno liturgico, dovrà comunque restare sempre al centro del cammino. Non dovrà mancare inoltre la proposta di qualche appuntamento di lectio divina, preghiera che aiuta molto a cogliere come il Signore sappia parlare a ciascuno di noi personalmente.
Tuttavia, dal momento che non potranno avere sempre qualcuno che possa pensare a proporre loro degli incontri, è bene che progressivamente i ragazzi vengano resi partecipi nell’organizzazione dei momenti di ritrovo, in modo che siano loro stessi a stimolarsi nell’approfondire quei temi ciò che più possano ritenere utile per il loro cammino di fede.
Pellegrinaggio presso un luogo che ha visto la presenza di una figura di fede significativa per la nostra Diocesi: San Potito per Nilde Guerra, Ronco per Padre Daniele Badiali, la Cattedrale, ad esempio, fra gli altri, per San Pier Damiani, …
6. E DOPO I 18 ANNI?
La catechesi è un cammino che necessariamente accompagna tutta la vita del credente, nelle sue diverse fasi e in funzione delle diverse necessità, mantenendo in lui uno stato di conversione permanente (cf. Dir 73). A livello di singole comunità parrocchiali o a livello di unità pastorale o di vicariato, si pensi dunque a come accompagnare i giovani, gli adulti e gli anziani, a seconda dei loro diversi stati di vita.
Ad ogni modo, arrivati ai 18 anni, esistono già diversi cammini ai quali è possibile partecipare:
- il Gruppo mese, che offre ai giovani un percorso con un taglio missionario, il quale offre la possibilità di poter anche vivere un’esperienza all’estero;
- percorsi di catechesi per adulti, come le 10 Parole o il corso Alpha;
- diverse iniziative che hanno a che fare con la sfera dell’arte fanno capo al Museo diocesano;
- senza dimenticare le diverse proposte offerte dal settore della pastorale vocazionale.
Tutto ciò non toglie che si possa ancora portare avanti un cammino di gruppo anche dopo i 18 anni. Ma è bene che a questo punto i giovani siano stimolati anche nel cominciare ad abbeverarsi a quelle fonti che più sentono adatte a sé. A chi ha accompagnato, o continua a farlo, sta di conoscerle così da poterle proporre.
Segnaliamo infine che in Diocesi è in fase di avvio un cammino per giovani e adulti che sentissero il desiderio di avvicinarsi per la prima volta alla fede, oppure per chi desiderasse riprendere un cammino interrotto così da completare il percorso dell’iniziazione cristiana che per vari motivi può essere stato ad un certo punto sospeso. Sarà possibile chiedere informazioni inviando una mail a questo indirizzo: catecumenato@diocesifaenza.it.
INDICE
- Introduzione
- La figura del catechista
- 0 – 6 anni
- 6 – 13 anni
- I anno: Accoglienza
- II-III-IV anno: L’amore verso Dio
- V-VI-VII anno: L’amore verso il prossimo
- 13 – 18 anni
- I anno: La fiducia
- II-III-IV anno: Le virtù teologali
- V anno: La professione di fede
- E dopo i 18 anni?
Diocesi di Faenza – Modigliana
Settore catechesi
Anno pastorale 2023-2024
[1] Sui possibili linguaggi da utilizzare nella catechesi cf. Dir 204-217.
[2] Al numero 30 il Direttorio sottolinea che “l’evangelizzazione ha come scopo ultimo il compimento della vita umana”. E questo in Cristo, uomo nuovo in quanto Figlio di Dio incarnato.
[3] Cf. Dir 50.
[4] Cf. Dir 57-60.
[5] Per le altre caratteristiche della pedagogia divina cf. il V capitolo del Direttorio, in particolare il n. 165.
[6] Su questo tema cf. anche Dir 269-272.
[7] Cf. Dir 113.
[8] Cf. anche il IV capitolo del Direttorio.
[9] I numeri successivi del Direttorio approfondiscono queste dimensioni.
[10] Cf. Dir 236-247.
[11] Dir 209.
[12] Dir 363.
[13] Il catecumenato è un’antica prassi ecclesiale per accompagnare i convertiti non battezzati alla ricezione dei Sacramenti dell’iniziazione cristiana, Battesimo, Cresima ed Eucaristia. È stato ripristinato con il Concilio Vaticano II. Esso può ispirare la catechesi di chi abbia sì ricevuto il Battesimo, ma non ne stia gustando la ricchezza. Cf. Dir 61.
[14] È in questo senso che il Direttorio parla al n. 61 di ispirazione catecumenale della catechesi: oggi c’è “l’esigenza di non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo”.
[15] Per una trattazione completa di ogni Sacramento cf. il Catechismo della Chiesa Cattolica (CCC) nn. 1210-1666.
[16] Tutti i testi sono disponibili online in formato pdf. Questo si può trovare all’indirizzo https://liturgico.chiesacattolica.it/wp-content/uploads/sites/8/2017/05/31/Rito-del-battesimo-dei-bambini-light.pdf.
[17] Cf. gli incontri con i peccatori (Zaccheo, Matteo), i malati (il cieco Bartimeo, il paralitico), le parabole della misericordia (la pecorella smarrita, il padre misericordioso, il buon samaritano, il pubblicano al tempio).
[18] Sir 2, 1-3. Tutto il capitolo può però essere utile a riguardo di questo tema.
[19] Se ci si accosta ai sacramenti in stato di peccato mortale si commette un sacrilegio. Esso deve essere confessato quanto prima.
[20] Oltre all’ultima Cena e al racconto di Emmaus, si può utilmente far menzione della manna nell’esperienza dell’Esodo, mostrandone però le debite differenze.
[21] Può risultare utile far conoscere loro i testi delle diverse preghiere eucaristiche, i quali offrono importanti spunti per entrare con maggiore profondità in ciò che si celebra nell’Eucaristia. Per approfondire le varie solennità dell’anno liturgico, invece, possono essere molto utili i prefazi.
[22] Unità che, tuttavia, va ricordato, sarà definitiva solo alla fine dei tempi. Il suo raggiungimento pieno non può che essere dono del Signore.
[23] Ad esempio si può stimolare i ragazzi a portare esempi di figure per loro significative presentandoli loro stessi al resto del gruppo. Da un’attività di questo tipo possono nascere significativi stimoli per il confronto.
[24] Dir 247.
[25] Messaggio del Santo Padre Francesco in occasione della III Giornata Mondiale dei Nonni e degli Anziani.
[26] Elenco dei libri della Sacra Scrittura (73 libri). ANTICO TESTAMENTO (46 libri): Pentateuco (5): Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio. Libri Storici (16): Giosuè, Giudici, Rut, 1 Samuele, 2 Samuele, 1 Re, 2 Re, 1 Cronache, 2 Cronache, Esdra, Neemia, Tobia, Giuditta, Ester, 1 Maccabei, 2 Maccabei. Libri Sapienziali (7): Giobbe, Salmi, Proverbi, Qoelet, Cantico dei Cantici, Sapienza, Siracide. Libri Profetici (18): Isaia, Geremia, Lamentazioni, Baruc, Ezechiele, Daniele, Osea, Gioele, Amos, Abdia, Giona, Michea, Naum, Abacuc, Sofonia, Aggeo, Zaccaria, Malachia. NUOVO TESTAMENTO (27 libri): Vangeli e Atti (5): Vangelo secondo Matteo, Marco, Luca, Giovanni, Atti degli Apostoli. Lettere (21): Lettere di San Paolo: Romani, 1 Corinzi, 2 Corinzi, Galati, Efesini, Filippesi, Colossesi, 1 Tessalonicesi, 2 Tessalonicesi, 1 Timoteo, 2 Timoteo, Tito, Filemone. Lettera agli Ebrei. Lettere Cattoliche: Giacomo, 1 Pietro, 2 Pietro, 1 Giovanni, 2 Giovanni, 3 Giovanni, Giuda. Apocalisse (1): Apocalisse.
[27] Elenchiamo qui alcuni dei racconti più rilevanti dell’Antico Testamento, fornendo per ciascuno qualche sottolineatura: Creazione del mondo e dell’uomo (Gen 1 e 2): Dio è all’origine della mia esistenza, è il mio Creatore, e continua a soffiare in me il suo Spirito di vita. Sono creato a immagine e somiglianza di Dio, di un Dio che è Trinità, che nel suo intimo è dunque essenzialmente comunione, e questo ci ricorda che siamo esseri chiamati a vivere in relazione. Il peccato di Adamo e Eva (Gen 3): Il peccato è la ribellione dell’uomo nei confronti di Dio, il volersi sostituire a Lui. È questa ribellione ad aver fatto entrare la morte nel mondo (cf. Rm 5, 12-19). Caino e Abele (Gen 4): Il peccato nei confronti di Dio ha sempre ripercussioni sul rapporto con gli altri, finendo per farceli vedere come rivali, invece che come fratelli e sorelle. Noè e il diluvio universale (Gen 6-7): L’acqua del diluvio spazza via il male dalla terra. È questa un’immagine del Battesimo: Dio è sempre pronto a darmi una ulteriore possibilità, a prendere su di sé il male da me commesso. Abramo (Gen 12-22): La chiamata di Dio ad Abramo è immagine dell’invito che Egli rivolge ad ogni uomo e ad ogni donna a seguirlo e ad entrare a far parte della sua discendenza, di quella storia di salvezza i cui inizi sono narrati nelle Scritture. La nascita di Isacco attesta che Dio mantiene sempre le sue promesse. Il sacrificio di Isacco introduce nel tema dell’obbedienza nei confronti di Dio, che mai delude e che sempre porta alla salvezza, anche se a volte attraverso vie che restano misteriose. Giuseppe (Gen 37-50): Dio sa trarre storie di bene anche a partire da situazioni che si originano dal male che l’uomo può compiere. Giuseppe fa esperienza che Dio non lo abbandona mai. Mosè (Esodo): Il passaggio del Mar Rosso segna il passaggio dalla schiavitù in Egitto alla libertà. È Dio che dona questa libertà, e solo restando nella relazione con Lui impariamo a spenderla al meglio. Si tratta della libertà di vivere da figli di Dio, sapendo di avere sempre il Signore come guida e compagno di viaggio. In quest’ottica, i comandamenti racchiusi nelle tavole della legge non vanno visti come delle imposizioni, ma come degli strumenti per vivere l’Amore verso Dio e verso il prossimo. Davide (1 e 2 Samuele): Dio non guarda le apparenze, ma ciò che è presente nel cuore. La storia di Davide è segnata da grandi slanci ma anche da grandi peccati. Essa ci ricorda che anche noi possiamo sbagliare, ma ci mostra soprattutto la pedagogia di un Dio che è sempre pronto a perdonarci e a riabbracciarci.
[28] Cf. IV capitolo dell’esortazione apostolica Christus vivit: “Il grande annuncio per tutti i giovani”.
[29] Si propongono alcuni episodi evangelici grazie ai quali i ragazzi possono essere aiutati a cogliere come il Vangelo parli alla nostra vita (sono riportati qui solo alcuni spunti). Annunciazione a Maria (Lc 1,26-40) e a Giuseppe (Mt 1,18-25): il sì di Maria e Giuseppe può essere anche il mio sì. Nascita di Gesù e visita dei magi (Mt 2,1-12): si incontra il Signore mettendosi in cammino. Battesimo e figura di Giovanni Battista (Mc 1,1-11): il Battesimo ci rende figli nel Figlio. Tentazioni nel deserto (Mt 4,1-11): la Scrittura come “arma contro le tentazioni. Chiamata degli apostoli (Mc 1,16-20): il Signore chiama anche me vicino a sé. Parabola del seminatore (Mc 4,1-9): Dio semina sempre con fiducia la sua Parola nel terreno della storia. Tempesta sedata (Mc 4,35-41): nelle tempeste della vita il Signore non abbandona e ci invita a non temere, a confidare in Lui. Missione dei dodici (Mc 6,7-13): il Signore manda me, sceglie di aver bisogno di me come suo collaboratore. Moltiplicazione dei pani (Mc 6,30-44): il Signore può fare “molto” anche con il mio “poco”. Parabola dei talenti (Mt 25,14-30): ciò che mi è donato da Dio, i miei talenti, non deve essere tenuto nascosto ma mi è dato perché sia messo in circolo così che possa portare frutto. Il giudizio finale (Mt 25,31-46): saremo giudicati sull’Amore. La parabola del padre misericordioso (Lc 15,11-32): Dio non giudica, attende sempre e solo di potermi riaccogliere nel suo abbraccio. Il grande comandamento (Mc 12,28-34): il fondamento della legge è l’Amore a Dio che si concretizza nell’amore al prossimo. Passione e Morte (Gv 18-19): Gesù dà la sua vita per noi. Resurrezione (Gv 20): la morte non ha mai l’ultima parola. Pietro mi ami? (Gv 21,15-19): la vita cristiana è una risposta d’amore all’amore con il quale il Signore ci raggiunge ogni giorno. Ascensione (Mt 28,16-20): Gesù mi invita a essere suo testimone assicurandomi che mi starà sempre accanto.
[30] Come ulteriore approfondimento suggeriamo le catechesi che Papa Francesco ha dedicato a questi temi nel corso delle udienze generali del mercoledì, dal 12 ottobre al 30 novembre del 2016. Sono disponibili sul sito del Vaticano a questo indirizzo: https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2016.index.html.
[31] Come ulteriore approfondimento suggeriamo le catechesi che Papa Francesco ha dedicato a questi temi nel corso delle udienze generali del mercoledì, dal 29 gennaio al 29 aprile del 2020. Sono disponibili sul sito del Vaticano a questo indirizzo: https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2020.index.3.html.
[32] Per usare un’immagine, si potrebbe dire che lasciare a questo punto del cammino è come essersi allenati a lungo in uno sport e tirarsi indietro quando finalmente giunge il momento di scendere in campo.
[33] Solitamente si dice che la Cresima è anche detta Confermazione perché in essa chi la riceve conferma il sì che altri avevano detto per lui/lei nel giorno del Battesimo. Ciò è vero, ma è soprattutto Dio che conferma il suo dono, al di là dell’uso che ciascuno ne ha fatto!
[34] Questo infatti è il termine corretto! Ogni battezzato celebra l’Eucaristia, non solo il prete o il Vescovo. Ciò che cambia è il ruolo che ciascuno ha all’interno dell’assemblea. Il prete e il vescovo presiedono l’’Eucarestia, ma ogni battezzato la celebra.
[35] Eventualmente si può anche fare la scelta di chiedere a qualche catechista di svolgere il servizio di Padrino o Madrina.
[36] Nella preparazione alla Cresima può essere molto utile la partecipazione alla giornata dei Cresimandi, organizzata mensilmente in Seminario. Oltre a offrire importanti spunti sul Sacramento della Confermazione, è un’utile occasione per far scoprire ai ragazzi la bellezza dell’essere Chiesa attraverso l’apertura ad una dimensione diocesana.
[37] Come ulteriore approfondimento suggeriamo le catechesi che Papa Francesco ha dedicato a questi temi nel corso delle udienze generali del mercoledì, dal 9 aprile all’11 giugno del 2014. Sono disponibili sul sito del Vaticano a questo indirizzo: https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2014.index.2.html.
[38] Dir 248.
[39] Dir 249.
[40] Diverse ricerche sociologiche indicano che un certo allontanamento dalla fede e dai suoi loghi istituzionali, nell’età dell’adolescenza è per i più addirittura fisiologico, poiché si è presi da altri generi di sfide. È normale che una cosa che un percorso che nei suoi inizi è spesso percepito come obbligatorio, abbia bisogno di un distacco prima che si possa eventualmente giungere ad una riappropriazione. Cf. Cristina Pasqualini, I percorsi di fede dei giovani (di) oggi, in Dio a modo mio. Giovani e fede in Italia, a cura di Rita Bichi e Paola Bignardi.
[41] EG 64.
[42] Dir 360. Cf. anche ChV 86-89.
[43] ChV 88.
[44] ChV 89.
[45] Su questo tema cf. Dir 359-372.
[46] https://www.vaticannews.va/it/papa/news/2021-06/papa-ciclo-catechesi-udienza-generale-preghiera.html. Video disponibili anche su YouTube.
[47] Cf. Dir 354-358.
[48] Testi disponibili qui: https://www.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2016.index.html. Ma anche in questo caso è possibile trovare i video delle catechesi su YouTube.
[49] Su questi temi l’area “Educazione alla mondialità” (EAM) della nostra Caritas diocesana offre annualmente percorsi interessanti.
[50] Cf. Dir 373-380.
[51] Spunti interessanti per affrontare il tema del gender possono essere trovati nel documento “Maschio e femmina li creò”, proposto dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica.
[52] Cf. il quarto capitolo del Compendio della dottrina sociale della Chiesa, nn. 160-208, e il VI capitolo del testo M. Toso, Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di Dottrina Sociale della Chiesa.
[53] Cf. XIII capitolo del testo M. Toso, Dimensione sociale della fede. Sintesi aggiornata di Dottrina Sociale della Chiesa. Cf. anche Dir 381-384.
[54] Cf. Dir 385-388.
[55] In quest’ultimo caso segnaliamo la possibilità di far conoscere ai ragazzi il progetto Policoro, proprio in vista di un orientamento nel mondo lavorativo, anche post universitario.
[56] A questo scopo possono risultare utili alcune schede preparate dall’Ufficio catechistico per l’anno della fede nel 2012-2013.
