Seminario diocesano, 6 luglio 2026
Cari operatori della comunicazione, innanzitutto benvenuti a questo appuntamento, senz’altro importante per la Diocesi e per la società civile.
Ci stiamo rapidamente avvicinando alla data che segna un passaggio storico per la nostra amata Diocesi di Faenza-Modigliana.
L’ordinazione episcopale e l’insediamento di Mons. Michele Morandi, il prossimo 12 luglio non è solo un atto liturgico, ma anzitutto un momento di profonda comunione ecclesiale e di speranza per tutto il nostro territorio.
Come ho avuto modo di sottolineare in Cattedrale tempo fa, la nomina di Mons. Michele Morandi da parte del Santo Padre Leone XIV è stata per noi un gesto di particolare predilezione. In un tempo segnato dalle ferite delle alluvioni e dei terremoti e, inoltre, dalle conseguenti sfide della ricostruzione, c’era bisogno di continuità nelle azioni di riqualificazione delle chiese danneggiate, alcune delle quali dichiarate inagibili. Ma per la Chiesa della Romagna, come peraltro anche per quella dell’Emilia, da tempo si sono affacciati problemi non insignificanti per la continuità della missione della Chiesa in questo territorio: problemi di consistente calo demografico, di impoverimento numerico dei presbiteri, di scarsità di vocazioni sacerdotali oltre che religiose: cose che hanno richiesto e richiedono la reimpostazione, se non l’innovazione, della pastorale vocazionale e famigliare, come anche l’urgenza del ripensamento, se non a brevissimo termine, ma sicuramente fra qualche anno – permanendo le tendenze di cui ho fatto cenno -, dei confini delle stesse Diocesi romagnole. Ebbene, data la complessità della situazione, non solo per le questioni legate al territorio ma specialmente per quelle riguardanti il futuro della Chiesa e della sua riorganizzazione pastorale, c’era bisogno di una persona che avesse sufficiente conoscenza dei problemi, della posta in gioco e di una certa esperienza. Mons. Michele, figlio di questa terra, vicario del sottoscritto per un decennio, oltre che Rettore per vario tempo, conosciuto e stimato, non poteva non essere pensato e proposto come figura all’altezza delle sfide. Il fatto che quanto si è suggerito, non solo da me, ma anche da altri, che sono stati interpellati sub secreto, abbia trovato accoglienza presso i Superiori e il Sommo pontefice, come ben sapete, mi ha fatto dire nel giorno dell’annuncio in cattedrale della sua nomina a vescovo eletto, che siamo stati ascoltati!
Più volte ho espresso la mia contentezza per la sua nomina e per la ormai prossima consacrazione episcopale e il suo immediato insediamento. Ancor una volta, auguro a Lui e alla Diocesi tutta, al tempo dell’attuazione, convinta ed incisiva, delle conclusioni operative del Cammino sinodale della Chiesa italiana, un percorso gioioso, mettendoci il tempo che serve, trovando una felice armonizzazione delle componenti ecclesiali, avviando anche: a) la sperimentazione di forme nuove di conduzione delle comunità, monitorate e verificate attentamente, così da apprendere possibilità nuove per il futuro; b) osando nuove forme di evangelizzazione a partire da comunità pastorali disponibili, a iniziare un percorso accompagnato di sperimentazione; c) proseguendo e dando compimento ai germogli pastorali già nati con la celebrazione del Sinodo dei giovani.
Questo, in breve, è l’augurio che rivolgo a don Michele e che ribadirò nell’omelia del prossimo 12 luglio: che il suo annuncio sia sempre un costante invito a “prendere il largo” nel mare della storia, per costruire una “magnifica umanità”, fondata sulla fraternità e sulla pace.
Per poter comprendere l’approccio del nuovo vescovo sul piano umano e religioso è utile leggere l’intervista che egli ha rilasciato a Samuele Marchi Direttore del settimanale della Diocesi di Faenza Il Piccolo del 2 luglio 2026 a pagina 3.
Il 12 luglio vivremo sicuramente una giornata intensa. Il centro sarà la solenne Celebrazione eucaristica in Cattedrale che presiederò assieme ai confratelli vescovi miei predecessori in questa sede episcopale, ossia S. Ecc. mons. Italo Castellani e S. Ecc. mons. Claudio Stagni.
Alla celebrazione saranno presenti anche tre cardinali (Card. Matteo Maria Zuppi, presidente della CEI; Card. Gualtiero Bassetti, originario di questa Diocesi; Card. Mauro Gambetti), oltre 40 vescovi, circa 150 presbiteri, segno tangibile della vicinanza spirituale di una notevole porzione della Chiesa italiana alle gioie e all’impegno di questa Diocesi nella ricostruzione del territorio. In questa occasione sento il dovere di ringraziare i vescovi e le Diocesi, che essi rappresentano, per il fattivo e generoso aiuto che ci hanno voluto dare in occasione delle alluvioni e dei terremoti. Il Signore li ricompensi. In noi vivrà sempre il ricordo della loro fraternità nel Signore Gesù.
Quello del 12 luglio sarà, dunque, un momento di popolo. È aperto a tutti: chi non troverà posto all’interno della cattedrale, potrà seguire la liturgia dai maxischermi in piazza, perché nessuno deve sentirsi escluso da questa festa di famiglia.
Un piccolo gesto
In questi giorni, ho voluto dedicare simbolicamente al nuovo vescovo mons. Michele l’edizione 2026 del Calciotto, il torneo sportivo diocesano, organizzato dalla pastorale giovanile. L’ho fatto volendo sottolineare che non si tratta di un semplice evento sportivo. Il torneo è un invito a tutta la comunità, specialmente ai giovani, a vivere il passaggio di testimone tra i Pastori della Diocesi con lo spirito del “gioco di squadra”. Nello sport, come nella vita ecclesiale, ed anche civile, è fondamentale raccordarsi con gli altri, gareggiare con sportività e convergere insieme verso una meta condivisa.
Desidero, infine, rivolgere un saluto e un ringraziamento sentiti al Sindaco Massimo Isola, qui presente, che è stato appena riconfermato per il secondo mandato. In questi undici anni si è cercato di costruire un dialogo fecondo che, pur nella necessaria distinzione dei rispettivi ruoli, ha sempre avuto come unica bussola il servizio al bene comune, al bene di tutti. Lo ringrazio per il percorso che si è fatto insieme, specialmente nei momenti drammatici che hanno ferito la nostra terra.
Un riconoscente ringraziamento va anche a voi operatori della comunicazione.
+ Mario Toso
