Virtus in infirmitate perficitur
«Ti basta la mia grazia; la forza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Cor 12,9), dice il Signore all’Apostolo Paolo. Commentando queste parole, san Bernardo afferma: «È da desiderare quella debolezza che viene compensata dalla forza di Cristo» (Optanda infirmitas, quae Christi virtute compensatur – Super Cantica, Sermo XXV, 7).
Il leone coricato ai piedi della gloriosa Croce bizantina raffigurata sul sarcofago di san Savino (presso Fusignano), oltre a richiamare lo stemma del Comune di Alfonsine, città natale del Vescovo Michele, esprime simbolicamente la novità inaugurata dalla Pasqua di Cristo: «La parola della croce è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio» (1 Cor 1,18).
Alla luce dell’Incarnazione, della Morte e della Risurrezione del Signore Gesù, il Vangelo e la Tradizione apostolica della Chiesa annunciano che la forza non soltanto si manifesta, ma trova il suo pieno compimento nella debolezza. Il verbo latino perficitur, che traduce il greco τελεῖται – «È compiuto!» (Gv 19,30) – richiama il grido pronunciato da Cristo sulla croce. Nel mistero del Cristo morto e risorto si rivela il paradosso salvifico del Regno, l’amore senza limite che è Dio stesso: la morte diventa vita (Gv 5,24), il piccolo è il più grande (Lc 9,48), gli ultimi sono i primi (Mc 9,35), l’autorità si esprime nel servizio (Mt 23,11).

Descrizione araldica – D’azzurro, alla croce latina patente d’oro, fondata su una pianura erbosa, attraversata da un leone coricato rivoltato del secondo e lampassato di rosso.
