Cara Chiesa di Faenza-Modigliana!
Caro Vescovo Mario, Vescovo Claudio, confratelli presbiteri e diaconi, seminaristi, consacrati e consacrate, sposi, fratelli e sorelle battezzati in Cristo!
Dal momento in cui mi è stato comunicato che Papa Leone XIV – al quale va la mia filiale riconoscenza – mi aveva scelto come vostro Vescovo, non ho fatto altro che pensare a voi con timore e gioia. Ho rivisto nella mia mente, come in una carrellata interminabile, i volti e le storie di voi tutti, a partire dal volto di mia mamma, di mio babbo, di mio fratello e della sua famiglia. I volti di coloro che già sono morti in Cristo ai quali ho chiesto compagnia e intercessione. I volti di tutti quelli che nella nostra comunità ecclesiale e civile hanno più bisogno e che sono stati violentemente colpiti dalla recenti calamità naturali. I volti di voi, che ogni giorno nel nascondimento amate e continuate a edificare la Chiesa e il mondo.
Come potrete immaginare, la chiamata ad essere Vescovo della mia Chiesa di origine mi ha particolarmente colpito, sorpreso e mi ha spinto subito a stare più vicino al Signore per comprendere il dono e la responsabilità di questa vocazione.
Nei primi anni di ministero diaconale e presbiterale, ciò che più mi segnò, fu percepire un affetto inaspettato e immeritato da parte di voi tutti, un affetto che mi fece sentire figlio, fratello, padre e amico. Mi sentii coinvolto in quella Chiesa che Papa Benedetto definì «la famiglia di Dio nel mondo»[1]. Mi sentii, e mi sono sentito voluto bene anche nella forma più alta dell’amore che è il perdono: il perdono di Dio e il perdono paziente delle persone sono stati il segno più tangibile e bello della misericordia del Signore.
Appena tornato da Roma, dopo che il Nunzio mi ha comunicato la nomina, nella preghiera, ho iniziato a leggere il Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi dove, tra le prime pagine, si riportano le immagini che la Scrittura e la Tradizione ci consegnano per descrivere il Vescovo: pastore, padre,fratello, amico, servitore, sacramentum bonitatis (sacramento della bontà)[2].
Ho pensato allora, che le relazioni che si sono costruite in questi anni con voi, anche espresse da queste immagini, non sarebbero state stridenti con il mio futuro ministero, ma armoniche e – per certi aspetti – intonate con ciò che la Chiesa ci chiede. Questo mi ha consolato.
Il Signore ci doni che le relazioni di amicizia, figliolanza, paternità, maternità che già viviamo, siano tutte a Suo servizio per la costruzione del Regno.
Moltissimi di voi mi conoscono, conoscete i doni e i limiti che mi sono propri e senz’altro vi siete fatti un’idea di me anche in forza dei servizi che mi sono stati chiesti e che mi hanno particolarmente esposto in questi anni. Mentre chiedo perdono se avessi ferito o fatto torti, vorrei anche chiedere, umilmente: ricominciamo insieme con quella letizia che è propria di ogni Chiesa che si sa e si sente amata dal Signore e che ha chiara la sua missione.
Sono stato chiamato nell’Ottava di Pasqua, e mentre questo mi ha ricordato che l’esercizio del ministero apostolico trova la sua radice nell’essere inviati ad annunciare, celebrare e vivere Gesù, il Risorto, ho sperimentato ancora una volta che la vera novità è Lui e permettere a Lui di renderci nuovi. «Gesù Cristo ci ama, ha dato la sua vita per salvarci, e adesso è vivo al nostro fianco ogni giorno, per illuminarci, per rafforzarci, per liberarci»[3]. Facciamoci coinvolgere dalla vera novità che è Gesù, Lui che fa «nuove tutte le cose» (Ap 21,5): Lui dobbiamo e vogliamo annunciare, Lui celebrare, Lui servire nell’umanità assetata di pace.
Un ringraziamento profondo, filiale e sincero al Vescovo Mario, che mi ha voluto bene come padre, anche chiedendomi di condividere con lui la responsabilità pastorale di questa Chiesa che egli ha servito senza sconti e con dedizione totale. Grazie anche per la vicinanza affettuosa in questi giorni di segretezza della mia chiamata. Ringrazio anche il Nunzio Apostolico, e presto Prefetto della Casa Pontificia, S.E. Mons. Petar Rajič che attraverso il nostro incontro e le sue parole mi ha mostrato la volontà del Signore e del Santo Padre con sobria delicatezza e attenzione. Ringrazio con affetto i Vescovi della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, con i quali sempre collaborerò per il bene delle nostre Chiese, anche attraverso l’attuazione del Cammino sinodale.
Un saluto alle comunità parrocchiali di Alfonsine, in particolare il Sacro Cuore di Gesù di cui sono originario; all’AGESCI, all’interno della quale ho maturato la mia vocazione; alla Parrocchia dei SS. Agostino e Margherita in Faenza dove sono stato Vicario parrocchiale per 10 anni; alla Parrocchia di S. Michele Arcangelo in Brisighella; alle Scuole della Fondazione “Marri-S. Umiltà” e, non ultimo, al Seminario con tutti coloro che vi abitano e lo servono, i preti e i seminaristi attuali e passati che mi hanno avuto come Rettore e Responsabile nella Propedeutica Interdiocesana di Romagna.
Un fraterno saluto a tutte le comunità cristiane di altre confessioni e a tutte le comunità appartenenti ad altre religioni.
Un cordiale saluto a tutte le autorità civili e militari presenti nel nostro territorio.
Nel rito di ordinazione mi verrà chiesto se vorrò «adempiere fino alla morte» il ministero apostolico[4]. Come promesso sposo di questa Chiesa, vi prometto che dirò di “Si”. Come ha detto papa Leone nella prima omelia il giorno dopo la sua elezione, pregate perché non mi dimentichi l’«impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità: sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato (Gv 3,30), spendersi fino in fondo perché a nessuno manchi l’opportunità di conoscerlo e amarlo»[5]. Per piacere, pregate per me, perché abbia il coraggio e la forza dello Spirito di «consumarmi instancabilmente»[6] per il Signore e la sua Chiesa.
La Madonna delle Grazie, nostra Madre, interceda per l’unità di questa Chiesa e protegga tutti in particolare i più piccoli e poveri.
Cari fratelli e sorelle, amici, figli, padri e madri, Gesù Cristo, Signore dei cuori e della storia, è il nostro amico e Salvatore: Egli non ci delude!
A presto.
Michele
Vescovo eletto
[1] Benedetto XVI, Deus Caritas est, n. 25.
[2] Cfr. Dicastero per i Vescovi, Direttorio per il ministero pastorale dei Vescovi. Apostolorum successores, n. 2.
[3] Cfr. Francesco, Evangelii gaudium, n. 164.
[4] Pontificale Romano, Ordinazione del Vescovo, n. 43.
[5] Leone XIV, Omelia Santa Messa Pro Ecclesia celebrata con i cardinali nella Cappella Sistina, 9 maggio 2025.
[6] Cfr. Messale Romano, Comune dei pastori. Per il papa o un vescovo. 1. Dopo la comunione: «iúgiter impendébat».









