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Saluto del Vescovo eletto Michele alle Autorità civili e militari nella Sala del Consiglio comunale di Faenza

Buon pomeriggio a tutti,

il mio più cordiale saluto a S.E. il Prefetto Raffaele Ricciardi, alla Senatrice Marta Farolfi, alla Deputata Rosaria Tassinari, alla Sottosegretaria alla Presidenza della Regione Manuela Rontini, ai Consiglieri regionali Bosi e Ferrero;

al caro Sindaco di Faenza Massimo Isola che ci ospita e a tutti i Sindaci della Diocesi;

alle Autorità militari;

alla Soprintendente di Ravenna Federica Gonzato e alla Funzionaria territoriale Caterina Cocchi;

a tutti voi presenti rappresentanti di Istituzioni politiche, economiche e sociali.

Desidero innanzitutto esprimere un ringraziamento per questa sentita accoglienza nel giorno in cui inizio il ministero episcopale e per la personale amicizia che avete più volte mostrato nelle occasioni di collaborazione per il bene comune.

Condivido con voi brevemente alcuni pensieri che sintetizzerei in alcuni punti che chiamo così: formazione nella città; un cammino nella storia; ministero, Magistero e Autorità.

Formazione nella città

Si, questa la prima idea che mi è sorta. La città/paese, per quanto grande o piccola sia, con il suo intreccio di relazioni e di volti è il primo incontro ad accoglierti, dopo la famiglia che ti ha dato la vita.

La città, a partire dall’Ospedale nel quale sei nato, i vicini di casa, i parenti, l’anagrafe, e tanti altri sono il primo dono, il “primo battesimo” in umanità, che ricevi. Una umanità strutturata in istituzioni, che di lì in avanti ti accompagnerà tra pregi e difetti, per tutta la vita. Si incontreranno anche comunità di fede e di fedi, ma guai a quella volta che queste comunità dimenticheranno di essere nella città o si astrarranno da essa vivendo come una doppia appartenenza. Per fare un uomo, un cristiano e – oggi posso dirlo – per “fare” un vescovo, occorre una città. Sono grato allora alle mie città dove ho vissuto a tempo pieno: per 16 anni ad Alfonsine, per 10 a Bologna e per 25 (fra pochi mesi) a Faenza, dove si sono concretizzati gli insegnamenti domestici di responsabilità, di ricerca del bene comune, di solidarietà e sussidiarietà.  C’è un “oltre da sé”, anche trascendente, che “la città” incarna, che è uno dei cardini della crescita e dello sviluppo sano di ogni persona. Il mio primo augurio è che le nostre città siano sempre stimolo, e le nostre persone siano a servizio “all’altro da sé”.

Un cammino nella storia

Nella fede cristiana cattolica, c’è una sfida continua: un Dio che si è fatto uomo, un Dio che, in Gesù Cristo, si è incarnato nella storia, e che chiama la Chiesa a vivere nella storia. Direi che la comunità cristiana, presente nel mondo, desidera essere corrispondente alla vocazione e alla missione del suo Signore: essere segno di unità per la famiglia umana, riconoscendo nelle domande e nelle sfide contemporanee – lasciandosi coinvolgere da esse – il luogo dove concretizzare ascolto, dialogo e servizio (cfr. MH 19). Per questo, la missione affidata ai discepoli del Signore ci spinge a non rimanere distanti dalle sofferenze concrete delle donne e degli uomini di oggi (GS 1). La nostra vicinanza non nasce con l’intento di supplire o criticare implicitamente il mondo, ma dal mandato del Signore Gesù che ci spinge a “farci prossimi” con discrezione e prossimità, e non ad attendere che il prossimo passi senza averci “toccato”. «La storia è uno dei luoghi in cui la Chiesa si lascia istruire dallo Spirito sulla portata umanizzante del Vangelo e impara a declinare il proprio insegnamento a servizio della dignità di ogni persona e del bene dei popoli» (MH 22), ci ricorda papa Leone.

Ministero, Magistero e Autorità

Voi portate il segno dell’autorità, nel tempo segnato dalla crisi dell’autorità, e anch’io nel ruolo che mi è specifico mi unisco a voi. Mi appare via via sempre più chiaro che ci troviamo ad essere immersi in un vero e proprio servizio. La parola ministero oggi si impone in tutta la sua valenza etimologica “minus ter” (più piccolo tre volte). Dobbiamo rimpicciolirci per comprendere, per accompagnare nei processi di crescita, per pazientare. Per essere all’altezza dobbiamo abbassarci senza rinunciare all’essere “maestri”, “magis ter” (più grande tre volte). Una narrazione evangelica di Giovanni ricorda un gesto ministeriale e magisteriale di capitale importanza nella vita di Gesù:

Quando, dunque, ebbe loro lavato i piedi ed ebbe ripreso le sue vesti, si mise di nuovo a tavola, e disse loro: «Capite quello che vi ho fatto? Voi mi chiamate Maestro e Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, che sono il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Infatti, vi ho dato un esempio, affinché anche voi facciate come vi ho fatto io».
– Gv 13,12-15

Solo così – mi pare – si potrà ricostruire un tessuto sociale che recuperi il senso più autentico della necessaria “autorità”.

Concludo con una immagine sempre della Sacra Scrittura, con la quale mi accingo a vivere autorità, ministero e magistero. È un’immagine concreta che ho imparato da mia mamma qui presente. È tratta dal Siracide:

«Se ti hanno fatto capotavola, non esaltarti.
Compòrtati con gli altri come uno di loro.
Pensa a loro e poi mettiti a tavola;
quando avrai compiuto il tuo dovere,
accòmodati per far festa con loro
e ricevere complimenti per le tue buone maniere»
– Sir 32, 1-2

Buon ministero a tutti, e grazie di cuore!

 

 

 

Michele Morandi
Vescovo eletto di Faenza-Modigliana