Introduzione
Dolce Madre, non allontanarti,
non distogliere da me il tuo sguardo.
Vieni con me ovunque e non lasciarmi mai solo. Tu che sempre mi proteggi come mia vera Madre,
fa’ che mi benedica il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Questa antica preghiera conclude il messaggio di Papa Leone per la Giornata mondiale del malato di quest’anno e apre il rosario che vogliamo recitare in comunione con le persone che stanno soffrendo. Saranno proprio le parole del Papa a guidarci nel contemplare i cinque misteri del rosario, incentrati sulla pa-rabola del buon samaritano (Luca 10,25-37).
Ha scritto Leone XIV: Eleviamo la nostra preghiera alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati; chiediamo il suo aiutoper tutti coloro che hanno bisogno di compassione, ascolto e conforto, e supplichiamo la sua intercessione.
In modo particolare chiediamo guarigione e consolazione per…
Primo mistero – Un uomo cadde nelle mani dei briganti, che lo percossero a sangue e lo lasciarono mezzo morto. Unsacerdote e un levita lo videro e passarono oltre.
Viviamo immersi nella cultura della rapidità, dello scarto e dell’indifferenza, che ci impedisce di avvicinarci e fermarci lungo il cammino per guardare i bisogni e le sofferenze che ci circondano.
Maria, intercedi per noi, perché impariamo a non passare oltre davanti a chi è ferito. Insegnaci la vicinanza solidale.
Secondo mistero – Invece un Samaritano, passando accanto all’uomo bastonato, vide e ne ebbe compassione.
Avere compassione implica un’emozione profonda, che spinge all’azione. È un sentimento che sgorga da dentro e porta all’impegno verso la sofferenza altrui. È il tratto distin-tivo dell’amore attivo e si traduce in gesti concreti.
Maria, aiutaci a non dimenticare che la partecipazione alle sof-ferenze dell’altro implica il donare sé stessi.
Terzo mistero – Il samaritano si fece vicino, fasciò le ferite, ver-sandovi olio e vino; poi caricò l’uomo sulla suacavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui.
L’amore va incontro all’altro; essere prossimo non dipende dalla vicinanza fisica o sociale, ma dalla decisione di amare. Per questo il cristiano si fa prossimo di chi soffre, seguendo l’esempio di Cristo, il vero Samaritano divinoche si è avvici-nato all’umanità ferita.
Maria, ricordaci che servire il prossimo è amare Dio nei fatti.
Quarto mistero – Il giorno seguente, il samaritano diede due denari all’albergatore, dicendo: – Abbi cura di lui; ciòche spen-derai in più, te lo pagherò al mio ritorno.
Il samaritano si fa carico di quell’uomo malridotto… Ma non lo fa da solo: cerca chi possa prendersi cura. Anche noisiamo chiamati a incontrarci in un “noi” che sia più forte della somma di piccole individualità.
Maria, con te siamo uno nell’Uno, nella vicinanza, nella pre-senza, nell’amore ricevuto e condiviso, nel sentirci veramente membra di uno stesso corpo in cui portiamo, secondo la nostra vocazione, la compassione del Signore.
Quinto mistero – Gesù disse al dottore della legge: – Va’ e anche tu fa’ così.
Il vero rimedio alle ferite dell’umanità è uno stile di vita ba-sato sull’amore fraterno, che ha la sua radice nell’amore di Dio. Nel nostro stile di vita cristiana non manchi mai questa dimensione fraterna, “samaritana”, inclusiva,coraggiosa, im-pegnata e solidale, radicata nell’unione con Lui.
Maria, prega per noi, perché infiammati dall’amore divino, pos-siamo davvero donarci per il bene di tutti i sofferenti, special-mente dei nostri fratelli malati, anziani e afflitti.
[Tutti i testi sono tratti dal messaggio di Papa Leone]
