Casa “Beata Sandra Sabattini” Fraternità residenziale
Regolamento
Premessa
La realtà del Seminario diocesano si è andata trasformando molto negli ultimi anni: l’istituzione della “Comunità Propedeutica Residenziale Interdiocesana di Romagna”; la riapertura della Biblioteca diocesana “Card. G. Cicognani”; il restauro degli ambienti della scuola “Europa”; il trasferimento degli Uffici della Curia Diocesana; la disponibilità di ambienti ad uso di parrocchie, associazioni e movimenti; hanno contribuito a far si che l’immobile sia utilizzato per finalità educative, formative, pastorali e culturali.
Il Seminario ha provveduto a destinare una parte unitaria, denominata Fraternità “Beata Sandra Sabattini”, costituita da un certo numero di camere, sale per incontri, uso di cucina, per renderla idonea ad accogliere giovani maggiorenni, studenti o lavoratori, perché vivano un periodo residenziale di fraternità al fine di offrire una esperienza formativa sia dal punto di vista umano che spirituale.
Al fine di provvedere al normale funzionamento della iniziativa in armonia con le altre attività che si svolgono in Seminario, si dà il seguente regolamento:
Art. 1 – Il Vescovo, secondo le indicazioni della lettera post Sinodale “Collaboratori della vostra gioia”, tramite l’Area giovani e vocazioni unitamente al Seminario promuove la Fraternità residenziale “Beata Sandra Sabattini”.
Art. 2 – La Fraternità “Beata Sandra Sabattini”, ha come fine la promozione della formazione cristiana dei giovani e delle giovani, secondo proposte coerenti e in linea con la pastorale diocesana.
Art. 3 – La Fraternità è guidata da una équipe nominata dal Vescovo per un triennio, composta dal Direttore della Fraternità, dal Rettore del Seminario e dal Coordinatore dell’Area giovani e vocazioni o da un suo delegato.
3.1 – Spetta al Direttore, udito il parere del Rettore del Seminario, accogliere il giovane previa conoscenza e richiesta scritta di adesione da parte dell’interessato.
3.2 – Spetta al Direttore, animare la vita della Fraternità.
3.3 – Qualora vengano meno i requisiti essenziali per la permanenza in Fraternità, quali la condivisione del progetto educativo e il rispetto del regolamento, il Direttore, udito il Rettore del Seminario, può disporre l’espulsione dalla Fraternità e il tempo entro il quale attuarla.
Art. 4 – La gestione economica della Fraternità resta a carico del Seminario diocesano. Entro il mese di dicembre di ogni anno l’Équipe presenta il bilancio preventivo al Rettore, al quale competerà dare indicazioni, udito il Consiglio di Amministrazione del Seminario a norma di diritto. Al Seminario saranno devoluti i rimborsi delle spese, versati da quanti si serviranno della struttura.
Art. 5 – Il Rettore del Seminario resta competente della disciplina del culto e dei sacramenti a norma del Can. 262 C.J.C.; tuttavia per la vita ordinaria della Fraternità è responsabile il Direttore della Fraternità stessa.
Art. 6 – A norma del Can. 238 C.J.C. il Rettore è competente a trattare i negozi giuridici del Seminario, e quindi anche della sua articolazione qui individuata come Fraternità. Pertanto, per tali questioni il Direttore della Fraternità dovrà riferirsi al Rettore del Seminario.
Art. 7 – Entro 3 mesi dalla promulgazione del presente Regolamento, il Direttore, insieme all’Équipe, deve presentare al Vescovo il progetto educativo della Fraternità.
Faenza, 12 luglio 2023
+ Mario Toso
Vescovo di Faenza-Modigliana
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Casa “Beata Sandra Sabattini” Fraternità residenziale
Progetto educativo
Premessa
La vita comune stimola la relazionalità che è umana e cristiana. L’esperienza concreta di relazioni stabili, insieme all’annuncio del Vangelo, apre ad una dimensione di figliolanza divina: figli e figlie di Dio!
La Parola di Dio, nella Scrittura e nel Magistero della Chiesa, illumina e ci dà la possibilità di riconoscere nel fratello che aiuto o dal quale sono aiutato, Cristo stesso. Prendersi cura, come il “buon Samaritano”, farsi vicini concretamente, ci porta ad attivare una vita spirituale che si nutre della realtà e ci dona di vivere sempre più coscientemente e con gioia l’incontro con il Signore Risorto.
La comunione di vita tra fratelli mette a disposizione le sue radici e permette di fare memoria viva della salvezza integrale che Cristo vuole offrirci camminando nella nostra storia, accogliendola, celebrandola, testimoniandola ed annunciandola.
La proposta della Fraternità si propone pertanto come “un annuncio in atto” della Paternità di Dio senza la quale potremo cogliere sicuramente una uguaglianza tra uomini, ma non certo fondare una fraternità.
Non si tratta pertanto di costituire un gruppo di amici separato dai “non amici” con una prospettiva solo orizzontale, ma di costruire una fraternità che si riconosce figlia del Padre e quindi capace di costruire anche al di fuori di questa esperienza, nuovi fratelli, un “noi” aperto agli altri.
Sandra Sabattini
Sandra Sabattini nasce il 19 agosto 1961 a Riccione. A 12 anni incontra don Oreste Benzi e la Comunità Papa Giovanni XXIII iniziando un percorso spirituale che cambierà profondamente la sua vita. Studia Medicina all’Università di Bologna con la prospettiva di diventare un giorno missionaria. Svolge un servizio continuo verso le persone emarginate, in particolare alle vittime di dipendenze. Travolta da un’auto mentre si reca a un incontro comunitario con il fidanzato Guido, muore il 2 maggio 1984, a soli 22 anni. Nel 2006 inizia la causa di beatificazione e il 24 ottobre 2021 Sandra viene proclamata beata.
Non è mia questa vita che sta evolvendosi ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto!È tutto un dono su cui il “Donatore” può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora.
Diario di Sandra, 27.4.1984.
Cenni storici
Nel 2017 fu accolta dal Rettore del Seminario la richiesta di alcuni giovani che avevano il desiderio di vivere una esperienza residenziale di fraternità attivando un percorso di crescita umana e spirituale. Essi pertanto iniziarono l’esperienza, ospiti della struttura del Seminario, in una parte dell’edificio a loro riservata.
Il documento post-sinodale “Collaboratori della vostra gioia” al paragrafo 3.1 dispone il consolidamento e la diffusione della proposta dell’anno di Fraternità presso i locali del Seminario diocesano, affidandone la cura all’Area giovani e vocazioni e al Seminario diocesano.
Di seguito, dopo 5 anni di sperimentazione, il Vescovo, S.E. Mons. Mario Toso SDB, con Decreto Prot. 23/2023-100 in data 12 luglio 2023 ha istituito la Casa “Beata Sandra Sabattini”, Fraternità residenziale, approvando il regolamento che dispone anche il presente progetto educativo.
Destinatari
Il progetto è pensato per offrire a giovani maggiorenni, (sia studenti universitari che lavoratori) un’esperienza di vita fraterna all’interno degli ambienti del Seminario Vescovile Pio XII di Faenza.
Sono accolti nella Fraternità residenziale, i giovani che manifestano liberamente il desiderio di partecipare al progetto e che esprimeranno la volontà di aderire alla proposta accogliendo gli obiettivi generali e specifici del progetto stesso, impegnandosi a rispettare le regole di vita comune.
Referente del progetto
Questo progetto è promosso dall’Area giovani e vocazioni e dal Seminario diocesano.
Il Direttore della Fraternità è nominato dal Vescovo e collabora strettamente a riguardo degli obiettivi generali con il Rettore del Seminario e con il Coordinatore dell’Area giovani e vocazioni.
Obiettivi generali
- Offrire ai giovani della Diocesi di Faenza-Modigliana, seppur non in via esclusiva, un’esperienza residenziale ed annuale di vita fraterna;
- favorire la crescita umana e spirituale degli aderenti al progetto attraverso gli strumenti definiti in base ad obiettivi specifici;
- vivere un’esperienza di condivisione e di accoglienza reciproca.
Obiettivi specifici
Per ogni obiettivo specifico vengono indicati alcuni strumenti. Essi descrivono aspetti della vita comunitaria e piste di lavoro che favoriscono la crescita riguardo all’obiettivo corrispondente.
Dato che gli obiettivi specifici toccano dimensioni strettamente legate le une con le altre, va da sé che ciascuno degli strumenti interessa tutti gli altri obiettivi di seguito elencati.
Ascolto
Lo sapete, fratelli miei carissimi: sia ognuno pronto ad ascoltare, lento a parlare, lento all’ira (Gc 1, 19).
Ascoltare significa fare spazio in noi a qualcosa/qualcuno che viene dall’esterno, lasciare che una parola, una persona, possa entrare nella nostra vita e metterla in discussione, trasformarla.
Mettersi in ascolto significa aprirsi alla novità/ricchezza che l’altro è per me.
Tutto ciò riguarda anche il rapporto con Dio.
Egli, infatti, cerca la comunione con ciascuno di noi e lo fa rivolgendoci la Parola, che ci raggiunge attraverso la Scrittura, la Chiesa, gli altri e gli eventi della vita.
Strumenti
– Ritagliarsi spazi di silenzio personale;
– meditazione comunitaria del Vangelo e di testi scelti del Magistero;
– impegnarsi a vivere i pasti in comune come occasioni di condivisione e di ascolto.
Spiritualità
Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo (Agostino, Confessioni, X, 27.38).
Ogni persona tende ad andare oltre la superficie delle cose cercando il senso profondo e trascendente di quello che accade e di quello che si sperimenta. Per non restare in superficie occorrono tempi, luoghi e relazioni che aiutino in questo.
Come battezzati in Gesù Cristo, siamo abitati dallo Spirito Santo, per cui la consapevolezza di questa presenza ci pone in ascolto di quanto Esso stesso stimola in noi per dare alla nostra vita una autentica e concreta spiritualità cristiana. Sulle orme della persona di Gesù, vivente nella comunità ecclesiale, si può imparare a riconoscere come Lui parli e si manifesti nella nostra vita: questo trasforma tutto. Oltre ad una vita bella, perché ricca della Sua Presenza, si può giungere anche alla consapevolezza e all’accoglienza di essere noi stessi strumento dell’amore di Dio per gli altri.
Strumenti
– Introduzione alla vita liturgica;
– preghiera personale e comunitaria;
– incontri formativi;
– condivisione della vita spirituale;
– invito alla pratica dell’accompagnamento spirituale.
Cura
Ama il prossimo tuo come te stesso (Mt 22, 39).
La cura in una fraternità si vive come cura di sé e cura dell’altro.
Cura di sé
L’esperienza della Fraternità offre la possibilità di conoscere sé stessi nella relazione con l’altro. Solo da questa conoscenza può nascere un’autentica accettazione di sé, base fondamentale per la crescita personale.
Cura dell’altro
Mettersi in gioco in una vita comune significa avere attenzione a chi ci vive accanto, ai suoi bisogni profondi, a quello che sta vivendo. Da questa attenzione nasce l’agire per l’altro.
Cura della casa e del creato
La cura di sé e la cura dell’altro si prolunga nella cura della casa, quale spazio da custodire come luogo della relazione con i fratelli. Dare il proprio contributo perché la casa sia pulita e accogliente, è espressione di gratitudine per chi ti ha consegnato quegli spazi. Vivere la casa in questo modo apre a pensare il creato come casa comune della quale si è responsabili per il bene di tutti.
Strumenti
– Cura per gli spazi individuali e comuni;
– gestione equilibrata dei tempi e degli impegni personali e comunitari;
– interessarsi alla vita degli altri giovani della casa;
– attenzione all’impatto ambientale della vita comunitaria.
Responsabilità
Chi è fedele nel poco lo è anche nel molto (Lc 16, 10).
Essere responsabili significa rispondere delle proprie azioni e portare il peso degli altri: si risponde agli stimoli, si risponde a ciò che accade, si risponde alla presenza degli altri. In questo senso “rispondere” significa essere aperti agli altri e farsene carico.
Inoltre, significa assumersi un impegno e portarlo a termine. Entrambe le cose sono difficili perché si è spesso ingannati da una falsa idea di libertà che mette al centro solo noi stessi. Scambiamo, cioè, la libertà col “tenersi liberi” e col garantirsi sempre vie d’uscita.
Strumenti
– Vivere il tempo della Fraternità come un tempo limitato e scelto, e quindi da vivere a pieno nel qui e ora;
– rispettare i servizi settimanali (spesa, pulizie, cucina, preghiera, etc.);
– essere capaci di far saltare i propri programmi se le priorità lo richiedono;
– partecipazione all’economia della casa;
– impegnare l’agenda e restare fedeli agli appuntamenti.
Comunione
Erano un cuor solo e un’anima sola (At 4, 32).
C’è un dato che ci precede: siamo fratelli ovvero figli dello stesso Padre. Un fratello rimane tale anche se ha idee, abitudini e una storia personale completamente diverse dalle mie. Uno rimane fratello anche se non gliene importa nulla di me.
Una comunione autentica con i fratelli ci introduce anche alla comunione con Dio.
Strumenti
– Vivere attivamente la vita della Fraternità;
– correzione fraterna;
– sostenersi a vicenda nelle fatiche;
– cassa comune e dispensa comune.
Dono
C’è più gioia nel dare che nel ricevere (At 20,35).
Il dono è la logica con cui si è chiamati a vivere la Fraternità. Donarsi significa decentrarsi: dare invece che preoccuparsi di ricevere. Vivere la logica del dono significa anche riconoscere ed essere grati di ciò che abbiamo ricevuto e che continuiamo a ricevere gratuitamente.
La logica del dono passa concretamente attraverso il dono dell’ascolto, il dono dei propri talenti e il dono di tempi e spazi.
Questi doni sono come gli strumenti per fare della vita stessa un dono per gli altri.
Verifica dell’esperienza
L’esperienza della Fraternità è un cammino personale e comunitario. Alla fine del periodo annuale ogni giovane è chiamato a verificare come questo cammino si sia sviluppato alla luce degli obiettivi specifici.
Riprendere in mano con quali desideri, motivazioni, aspettative è cominciata l’esperienza è utile allo scopo di rileggere il periodo vissuto.
Questa verifica personale e comunitaria è promossa dal Direttore.
Relazione del direttore
La proposta della Fraternità Sandra Sabattini ha come fine l’evangelizzazione. Essa, infatti, mira ad essere luogo di incontro con Gesù risorto per chi la abita e “annuncio in atto della Paternità di Dio” per tutti. Questo fine deve essere costantemente verificato perché non si perda il senso di questa iniziativa pastorale.
A questo scopo il Direttore, con cadenza annuale, redige una relazione sull’andamento della vita fraterna. Essa viene presentata al Vescovo e all’Équipe formata dal Rettore e dal Coordinatore dell’Area giovani e vocazioni.
Qui si nasce di nuovo
Creare casa è permettere che la profezia prenda corpo e renda le nostre ore e i nostri giorni meno inospitali, meno indifferenti e anonimi. È creare legami che si costruiscono con gesti semplici, quotidiani e che tutti possiamo compiere. Una casa, lo sappiamo tutti molto bene, ha bisogno della collaborazione di tutti. […] Creare relazioni forti esige la fiducia che si alimenta ogni giorno di pazienza e di perdono. E così si attua il miracolo di sperimentare che qui si nasce di nuovo; qui tutti nasciamo di nuovo perché sentiamo efficace la carezza di Dio che ci rende possibile sognare il mondo più umano e, perciò, più divino.
Papa Francesco, Christus vivit, 114.
Queste parole di Papa Francesco, tratte dal documento I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, frutto del Sinodo dei vescovi del 2018, dipingono bene e in poche parole il senso e la speranza che animano questo progetto educativo. La Fraternità, davvero, può essere un’esperienza di rinascita frutto di relazioni improntate alla logica del dono di sé. E, davvero, questo “nascere di nuovo” ha qualcosa di miracoloso poiché non dipende solo dalle nostre forze. Senza la Grazia di Dio non riconosciamo la gratuità, senza la Grazia di Dio non riusciamo a smarcarci dalla ricerca del nostro tornaconto. Ma con Lui tutto è possibile.
