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Quando ci scopriamo poveri davanti a Dio, allora diventiamo disponibili alla sua azione. Celebrazione all’Opera Santa Teresa di Ravenna

1 ottobre 2026
Ravenna
Opera Santa Teresa

 

«Chiunque si farà piccolo come questo bambino,
costui è il più grande nel regno dei cieli»
 (Mt 18)

 

Cari fratelli e sorelle,

questo Vangelo esprime bene il carisma di Santa Teresa di Gesù Bambino e di don Angelo Lolli, due piccole anime, attraversate e conquistate dall’amore del Signore.

Questi due piccoli giganti nella fede non hanno cercato imprese straordinarie, ma hanno scoperto che la santità consiste nell’affidarsi totalmente all’amore di Dio e nel compiere con amore le cose più ordinarie. La loro “piccola via” non è la via della mediocrità, ma quella della fede: essere piccoli per lasciare che Dio sia grande.

La piccolezza, però, non è soltanto una virtù di Teresa e di don Angelo: è il cuore stesso del Vangelo. Gesù indica ai suoi discepoli non la strada del successo, della forza o del prestigio, ma un bambino. Il piccolo sa di non bastare a sé stesso, non pretende di salvarsi da solo, vive nell’accoglienza e nella fiducia. Per questo è capace di ricevere il Regno come un dono. Se guardiamo la situazione contemporanea sembra che il potere, l’efficienza, l’autosufficienza siano il senso delle nostre azioni; nel Vangelo, invece, Dio opera attraverso ciò che è umile e nascosto, addirittura scegliendo liberamente di essere vittima della forza e della morte. La piccolezza evangelica non consiste nel sentirsi inutili, incapaci o di percepirsi meno di ciò che si è, ma nel riconoscere che tutto è grazia. Quando ci scopriamo poveri davanti a Dio, allora diventiamo disponibili alla sua azione. È questa la libertà dei santi: non confidare nelle proprie forze, ma lasciare spazio all’opera del Signore.

È una spiritualità che tocchiamo con mano mentre ricordiamo il Servo di Dio don Angelo Lolli. Nato in un quartiere povero di questa città, Ravenna, egli non si è limitato ad annunciare il Vangelo con le parole, ma lo ha incarnato tra gli ultimi, gli ammalati, i sofferenti e gli abbandonati. Fondando l’Opera di Santa Teresa del Bambino Gesù e mettendola sotto la protezione della santa di Lisieux, ne ha fatto una vera “cittadella della carità” per i più fragili.

Non è difficile comprendere perché don Lolli abbia scelto proprio Teresa come sua ispiratrice. Entrambi avevano sperimentato che nel Regno di Dio ciò che conta non è apparire grandi, ma amare.

L’efficacia della Chiesa non dipende dalle strutture o dai numeri. Teresa e don Lolli ci insegnano esattamente il contrario. Le opere nascono dall’amore. Prima della casa da costruire c’è un volto da custodire; prima dell’organizzazione c’è il desiderio di servire l’altro; prima dei nostri progetti c’è l’ascolto di Dio. Perché non c’è una casa senza cuore, una struttura senza carità, come non c’è un progetto durevole senza aver accolto il progetto stesso di Dio.

Teresa offriva ogni piccolo gesto per la salvezza delle anime; don Lolli trasformava questa stessa logica evangelica in opere concrete di misericordia verso i poveri e gli infermi.  “Chi sono oggi i piccoli che il Signore mi affida? Chi sono gli ammalati, gli anziani soli, i poveri, le persone abbandonate che attendono relazione? In che modo anche io mi riconosco piccolo?”

Chiediamo allora a Santa Teresa che ci aiuti a mettere al primo posto l’amore, l’amore del Signore e per i fratelli. E chiediamo al Servo di Dio don Angelo Lolli di ottenerci un cuore capace di vedere, come lui, i bisogni nascosti dei fratelli e di rispondere con generosità.

 

+ Michele, vescovo