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Protagonisti della sua nuova creazione: l’omelia per la Domenica di Pasqua

Cattedrale, 5 aprile 2026.

 

Cari fratelli e sorelle,

la Risurrezione di Gesù Cristo al terzo giorno (cf At 10, 34 a.37- 43) inaugura un mondo nuovo, e dona un cuore pieno di amore alle persone e ai popoli. Uniti a Colui che si è fatto uno di noi e che ascende al Padre, mentre è vittorioso sul peccato, sulla morte, partecipiamo da protagonisti alla nuova creazione da Lui iniziata.

La risurrezione di Cristo porta a compimento la sua incarnazione e la sua discesa nell’umanità, nelle relazioni interpersonali, nelle istituzioni, nella storia. Nello stesso tempo completa l’associazione dell’umanità alla sua divinità, rendendola più unita al suo Amore eterno.

L’arte stessa può aiutarci a comprendere sia il moto di discesa del Figlio di «Dio che si fa carne», Uomo, sia il moto di ascesa con cui il Risorto innalza l’umanità sino a divinizzarla, rendendola partecipe della vita di Dio, Amore infinito. Basta porre mente al famoso quadro del Cristo Risorto del pittore cretese chiamato El Greco. In tale quadro il Risorto è al centro dell’umanità, risplendente di luce. Si erge vittorioso mentre ascende al cielo, portando con sé l’umanità, in un’altra dimensione, quella di Dio. Per esprimere questo, le forme del suo volto e del suo corpo sono allungate. Le persone che, attorno a Lui, sono coinvolte nella sua risurrezione sono dipinte anch’esse come figure allungate verso l’alto, indicato dalla mano destra del Cristo sfolgorante. Mentre le sentinelle poste a guardia del suo sepolcro, in basso, sono abbagliate dalla luce e scaraventate a terra dalla potenza dirompente della sua risurrezione, tutto nel quadro è coinvolto, quasi da una forza irresistibile, in un moto ascensionale. Tutto sale verso il mondo superiore, Trascendente. L’umanità assunta da Cristo è sollevata con e in Lui: sale dal basso. Cresce andando verso Dio, eterna Luce.

Cristo, che risorge ed ascende al Cielo con la nostra umanità, trasfigurata dal suo Amore, ci apre la via della comunione definitiva con Dio Padre. Per questo, mentre viviamo su questa terra tra gioie e dolori, tra speranze e disincanti, il nostro pensiero va costantemente rivolto lassù, alle cose ultime: «Fratelli, se siete risorti con Cristo – scrive san Paolo – cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-4).

Noi Chiesa, comunità dei discepoli del Signore, celebriamo con gioia, con convinzione di fede il memoriale dell’Incarnazione, morte e Risurrezione di Cristo, perché finalmente ci è data una via di uscita dal male, dalle guerre, dalle ingiustizie. Come battezzati, immersi nella sua incarnazione, morte e risurrezione, siamo impegnati a divenire protagonisti della sua nuova creazione, che trasforma tutta la nostra vita personale e comunitaria, comprese le relazioni con il creato.

Annunciando Cristo Risorto, il suo Vangelo, ci impegniamo a vivere le nostre attività, nei vari ambiti, con l’Amore di Cristo. È proprio il suo Amore che consente di trasfigurare tutte le cose, quelle del cielo e quelle della terra.

La Pasqua ci costituisce popolo di Dio, in comunione e in missione con Cristo, inviato nel mondo ad annunciare e a testimoniare l’Amore del Padre e dello Spirito santo.

Pasqua è l’occasione, ancora una volta, di pensarci insieme a Lui, sempre veniente nella vita, tutti coinvolti nell’amarci gli uni e gli altri, come Lui ci ha insegnato.

La nostra non è la gioia di un popolo estraneo ai grandi problemi del mondo.

Tutto al contrario. È la gioia di un popolo che non si rinchiude in un cristianesimo devoto, di consolazione, di commiserazione delle nostre debolezze, quasi di accettazione passiva dei mali del mondo. È la gioia che fiorisce dalla forza di Colui che sulla Croce si fa dono allo stato puro. È la gioia di una Speranza che non delude e che ci sospinge al largo nella storia, lavorando con coraggio per una pace disarmata e disarmante.

Guardiamo in avanti. In un mondo pieno di tanti segni di bontà e di bellezza, ma anche di tante fragilità, divisioni, ingiustizie, diseguaglianze e guerre, non assecondiamo ciò che lo distrugge. Collaboriamo con gli uomini di buona volontà per renderlo sempre più casa di pace per tutti. Coltiviamo l’attitudine alla fraternità, al dialogo sereno, franco, propositivo, sempre audace. Non stiamo dalla parte di chi coltiva le guerre, tiene per sé le bombe atomiche, le moltiplica e impone agli altri il disarmo. Se vogliamo la pace predisponiamo istituzioni di pace. Prepariamo nuove generazioni di politici amanti del bene comune. Siamo annunciatori e testimoni di un Vangelo intero, non usato in maniera selettiva. In esso tutto è connesso: la persona umana va custodita sia nella sua dignità individuale, inviolabile, indisponibile sia nella sua vocazione relazionale, che le assegna responsabilità nei confronti degli altri, della società, del creato.

La Pasqua ci sollecita ad essere costruttori di cammini di speranza, artefici di una società più fraterna, giusta e pacifica, anche con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, regolamentata nell’impiego. Non bastano, però, i codici che ne precisano l’uso etico. Sono necessarie persone, soggetti comunitari capaci di vita aperta alla Trascendenza di Dio, ossia capaci di preghiera e, quindi, capaci di servire i fratelli, di essere virtuosi, ricchi di una fede incarnata, per attuare i codici etici e non aggirarli per meri interessi di utilità particolari e non per il bene comune.

Auguri di vita nuova a tutti nel Risorto!

+ Mario Toso