13 ottobre 2026
Preghiera con le donne
Cattedrale di Faenza
Perché questo momento di preghiera?
Non vi nascondo che il motivo immediato, semplicemente intuitivo, che mi ha portato a volere questo momento è l’incredibile avventura di Sant’Umiltà, il cui corpo, a 800 anni dalla nascita, è qui con noi.
Donna, sposa, madre, eremita e fondatrice di comunità. Mi sono detto: perché non pregare insieme con questa donna e proporre alle donne di stare insieme un po’ di tempo con il Signore e con lei, così moderna e vicina alle gioie e alle fatiche di ciascuna di voi?
La sua femminilità ha conosciuto la città in pace e la città in guerra, l’amore di uno sposo, la gravidanza, il dolore, la perdita dei figli, la solitudine dell’eremitaggio, l’impresa di fondare dei monasteri, vere e proprie aziende di fede, comunità, cultura. È stata donna di ascolto e di parole predicate, maestra e amante della natura.
I suoi Sermones parlano di Cristo, di Maria e dei santi con una umile sensibilità tutta fatta di profumi, colori, corpi, parole, desideri, pianti e gioie.
Una imprenditrice dell’umile sensibilità per cogliere Dio, una cooperatrice della comunione e della cultura che nasce dalla fede.
Le donne e il Vangelo
Nella storia del mondo, quando Colui che è la vita decide di farsi carne, una donna è chiamata a non avere paura e a dire il suo «sì».
Nel centro della storia del mondo, quando Colui che è la vita vince la morte risorgendo, una donna è chiamata per nome, a non avere paura e ad annunciarlo agli altri.
Le donne sono al centro degli eventi della salvezza e senza di loro non è immaginabile il Vangelo. E non sono donne generiche: sono donne che hanno volti, storie e nomi ben precisi, donne che con la loro unicità hanno impastato l’annuncio di Gesù con la loro vita.
Nella mentalità arcaica, la donna avrebbe potuto pregare quanto voleva, tanto Dio non si sarebbe mai preoccupato, non avrebbe mai perso tempo per la sua preghiera.
Forse capiamo meglio il significato dell’annuncio dell’angelo a quella vergine di Nazareth, o al nome sussurrato dal Risorto in quel giardino profumato a Maria Maddalena…
Il Signore ha ridato voce, volto, storia, libertà alle donne. Ci ha ricordato quell’immagine originaria della Genesi, «maschio e femmina li creò», perché «è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne». Solo guardando il maschio e la femmina noi cogliamo l’uomo, l’essere umano.
Mentre dico queste cose, sono un po’ in difficoltà. Non è facile parlare delle “donne”, poiché è sempre dietro l’angolo il pericolo di cadere in qualche banale stereotipo.
Penso, allora, di cavarmela con la mia esperienza di figlio, di amico, di zio.
Nella mia esperienza posso testimoniare come le donne rendano abitabile il mondo. Voi rendete il mondo, le relazioni, i luoghi, abitabili per tutti. La vostra silenziosa, rumorosa, discreta, tenera presenza consente la vita. Il mondo non sarebbe così accogliente, senza di voi.
Vorrei concludere chiedendovi un aiuto. La Chiesa ha bisogno della vostra singolare capacità di annunciare il Vangelo e di renderlo capillare, di riportare agli altri quella voce che vi ha chiamato per nome.
In particolare, penso a quanto bisogno abbiamo della vostra competenza e sensibilità soprattutto in quell’ ambito centrale che è la cura della vita.
La vostra testimonianza, con il vostro lavoro, con le vostre competenze, con i vostri approfondimenti, è fondamentale.
Che la vostra presenza possa risuonare forte nella Chiesa, nella nostra cultura e nella nostra società, e possiate essere testimoni del Signore in ogni ambito che continuerete a rendere bello ed abitabile.
Conclusione
Vi lascio una poesia di una donna eremita e teologa. L’ho letta casualmente la settimana scorsa ed ho pensato di condividerla con voi.
Non darmi nulla, Signore,
non mi serve.
Non ti domanderò del pane
o delle vesti
o una buona salute;
e nemmeno la gioia di te.
Non ti chiederò sole
o nebbia
o fuochi accesi
o tovaglia sul tavolo;
ma solo un tavolo
perché tu possa sederti
nelle sere d’inverno.
Ti chiederò soltanto mani vuote,
mani cave,
mani calde:
un nido d’uccello
dove tu possa riposare.
+ Michele, vescovo
