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Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano: il nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale

 

Essere una persona umana, con una dignità infinita, non è qualcosa che noi abbiamo costruito o acquistato, ma è frutto di un regalo gratuito che ci precede.E non è un dono che semplicemente si è ricevuto in passato, ma qualcosa che sussiste come dono in ogni circostanza della nostra esistenza, per sempre, diventando un compito intrasferibile. Appropriarsi di questo dono, dando forma alla propria identità, è l’avventura della vita, un compito da assumere in libertà e all’interno delle relazioni nelle quali conosciamo noi stessi, gli altri e la realtà e così possiamo dare il nostro contributo originale e unico alla storia umana, corrispondendo alla nostra vocazione. Il dono viene accolto all’interno di un “noi”, di una comunità a cui ciascuna persona appartiene e in cui si cresce.

L’esperienza religiosa e in particolare la fede cristiana propongono di abitare, senza semplificazioni, questa ambivalenza tra grandezza e limite dell’umano, leggendola alla luce della relazione originaria e fondante con Dio. Nel Salmo 8, rivolgendosi a Dio in un dialogo accorato, l’orante si chiede «che cosa è mai l’uomo, perché di lui ti ricordi, il figlio dell’uomo, perché te ne curi» (Sal 8,5). Risponde notando la grandezza che Dio gli ha conferito nella sua creazione: «Davvero l’hai fatto poco meno di un dio, di gloria e di onore lo hai coronato. Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi» (Sal 8, 6-7). Questo paradosso riceve luce definitiva dal mistero pasquale di Gesù Cristo, ove il limite, la finitezza e la caducità, ma anche il disordine introdotto dal peccato, sono superati dall’opera della grazia col dono della figliolanza divina, che ci rende partecipi della vita del Risorto, secondo il disegno del Padre e grazie al rinnovamento di tutte le cose nello Spirito.

Commissione Teologica Internazionale, Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano, NN. 2-3, 9 febbraio 2026