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Non il punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino. L’ammissione di Daniele Oltrecolli durante la veglia per le vocazioni a Cotignola

Cotignola, Santo Stefano 26 aprile 2026.

 

Cari fratelli e sorelle,

il Vangelo che abbiamo ascoltato ci consegna un messaggio semplice ma fondamentale: Gesù è la porta, è il pastore, e le pecore riconoscono la sua voce. Noi credenti non seguiamo un’idea, non rincorriamo un progetto, non coltiviamo una teoria: amiamo e seguiamo una voce che ci attrae, amiamo una Persona.

E questo è il primo punto decisivo per la nostra vita: la fede nasce dall’ascolto di chi ci parla. Non da uno sforzo nostro, non da una costruzione personale, ma dall’incontro con una voce che ci chiama per nome.

«Le pecore ascoltano la sua voce… e lo seguono». C’è qualcosa di profondamente umano in queste parole: ciascuno di noi desidera essere chiamato per nome, riconosciuto, amato non in generale, ma personalmente.

E qui comprendiamo perché Gesù si presenta come il buon pastore: non è uno che guida da lontano, non è uno che impone, ma uno che conosce, chiama amando, e invita a stare con Lui, dicendo: «Tu, vieni! Seguimi» (Mt 19,21).

Oggi, in questa celebrazione, la parola di Gesù diventa più concreta per Daniele, ma anche per noi che l’accompagniamo davanti al Signore.

La sua storia è una storia normale e allo stesso tempo unica: una famiglia cristiana, un cammino personale, incontri, domande, desideri grandi. Ma, soprattutto, è la storia di una Voce ascoltata nel tempo, passo dopo passo.

Non tutto è stato immediato, non tutto è stato chiaro fin dall’inizio. Come per tutti, anche per Daniele c’è stato un cammino: un crescere, un interrogarsi, un lasciarsi accompagnare. Ed è proprio così che Dio opera: normalmente, non con gesti eclatanti, ma dentro la trama della vita quotidiana.

La vocazione non è un fulmine improvviso che determina tutto. È una voce che ritorna, insiste, e che piano piano diventa familiare. È una relazione che costruisce, introducendoci entro un «noi».

Non scordiamolo: la Parola non riguarda solo Daniele, che oggi sarà ammesso tra i candidati al diaconato e al presbiterato, tappa significativa nel percorso di formazione verso il sacerdozio. Riguarda tutti noi, chiamati ad essere viventi perCristo, con Lui, in Lui.

Ciascuno di noi, in modi diversi, è chiamato a vivere insieme, nella comunione, fatta di reciprocità. Non esiste una vita senza chiamata alla comunione, al dono. Esiste, piuttosto, il rischio di non ascoltare, o di confondere le voci.

Il Vangelo lo dice chiaramente: ci sono anche altre voci. Voci che non conducono alla Vita, ma rubano. Voci che promettono facili percorsi ma allontano dalla meta. Voci che promettono tanto ma danno poco.

Viviamo in un tempo pieno di rumore, pieno di immagini, pieno di parole. Ma non tutte le parole sono vere. Non tutte le voci portano alla vita.

Per questo diventa decisivo imparare a riconoscere la voce del Pastore. E la si riconosce solo stando con Lui, ascoltandolo.

Gesù dice «io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Questa è la misura della chiamata di Dio: la vita in pienezza. Non una vita vuota, bensì stracolma d’Amore, con una misura sovrabbondante.

Seguire Cristo non significa perdere, ma trovare tutto. Non significa rinunciare alla felicità, ma scoprire dove essa si trova davvero, anche quando la vita sembra togliercela.

Anche la vocazione sacerdotale – come ogni vocazione – non è una fuga dalla vita, ma un modo pieno di viverla, nel dono, nel servizio alle persone e alla comunità, salendo sulla croce. Per costruire la comunità cristiana occorre mettersi a servizio di essa con umiltà, come Cristo si è fatto uomo, si è abbassato spogliandosi della sua gloria, rendendosi servo, sino a morire sulla croce. Non la costruisce chi si arrampica sul recinto delle pecore come il ladro, chi è carrierista, chi intende procurarsi una posizione mediante la Chiesa stessa. L’unica ascesa legittima verso il ministero del pastore e del costruttore della Chiesa è la croce. È questa la vera ascesa, è questa la vera porta della salvezza! Non desiderare di diventare personalmente qualcuno, ma invece esserci per l’altro, per Cristo, e così mediante Lui e con Lui esserci per gli uomini che Egli cerca, che Egli vuole condurre sulla via della vita. Si costruisce la comunità cristiana – presbiteri, diaconi, religiosi, laici – attraverso la donazione di sé stessi a Cristo, servendo Lui, non noi stessi, i nostri desideri di autorealizzazione. Entrare per la porta, che è Cristo, vuol dire allora conoscerlo ed amarlo sempre di più. Cari amici, noi possiamo costruire la Chiesa se Cristo cresce in noi, cosicché per il nostro tramite sia Cristo stesso Colui che pasce.

Caro Daniele, oggi tu dici il tuo «Eccomi». È una parola semplice, ma intensa. Non è la dichiarazione di chi ha già capito tutto, ma di chi si fida e si consegna all’Amore pieno di verità. Non è il punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino.

Continua ad ascoltare quella voce che hai imparato a riconoscere. Non smettere mai di cercarla. Ricorda, soprattutto, che non sei solo. La Chiesa cammina con te, ti accompagna, ti sostiene.

Il Signore chiama con una voce che non impone, ma attrae perché ci facciamo dono con Lui, come Lui.

Siamo annunciatori instancabili di Colui che è sempre veniente e si fa voce che convoca alla realizzazione del suo Regno, ad una vita «in abbondanza», la Sua.

Così sia.

+  Mario Toso