15 agosto 2026
S. Stefano in Modigliana
Messa nella Solennità della B.V. Maria Assunta in cielo
“Benedetta tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo” (Lc 1,42).
Questa esclamazione di Elisabetta pronunciata subito dopo il primo incontro con Maria e Gesù nel grembo, è consegnata alle parole della nostra preghiera, ogni volta che pronunciamo la preghiera dell’Ave Maria.
Sin da piccoli l’abbiamo imparata e ci accompagnerà per tutta la vita fino ad essere una delle pochissime parole che ricorderemo quando, giunti al termine della vita, sentiremo il naturale bisogno di essere accompagnati dalle mani sicure e tenere della Mamma.
È una esclamazione ed una lode che accompagna eventi straordinari, sia per gioia che per dolore, per tutta la vita. E noi abbiamo come una sensibilità spirituale per lodare e invocare Maria quando ci troviamo davanti a qualcosa di grande e non misurabile.
Ma cosa c’è dietro queste parole? Sono solo parole? Sono solo preghiere?
Sono parole straordinarie per celebrare eventi straordinari.
Ci sono infatti, due eventi grandissimi che provocano questa esclamazione sulle labbra di Elisabetta e, anche noi, quando pronunciamo queste parole, abbiamo percepito che qualcosa di grande e di inafferrabile è avvenuto.
Elisabetta sente la voce di Maria che, arrivata in casa della cugina, la saluta. È sufficiente la voce della Madre di Gesù a provocare “il balletto” di Giovanni nel grembo e la chiara percezione dell’anziana parente di essere davanti a qualcosa di immenso.
La voce di Maria, la sua vicinanza, le sue parole rare e semplici, sempre di madre, maestra e discepola, annunciano il Signore presente.
Quando ci avviciniamo alla Madonna, quando La preghiamo, Lei ci porta Gesù.
E avviene una prima Pentecoste: lo Spirito riempie Elisabetta – e noi – e pronuncia parole di gioia perché ha riconosciuto il Signore li, in quel grembo, in quella vita.
Ecco cosa avviene quando il nostro amore e stupore per Maria è autentico ed accordato con una fede semplice ed ecclesiale: siamo in grado di riconoscere il Signore presente negli altri! È un dono inestimabile di cui tutti abbiamo sempre bisogno e, quando abbiamo il coraggio di accoglierlo, cambiano in maniera decisa i nostri rapporti personali, ecclesiali e sociali a tutti i livelli.
Qual è infatti il segreto, il principio che ci fa non solo tollerare, non solo rispettare, ma amare l’altro? L’intima certezza che l’altro – come noi – è abitato da Dio, nello Spirito.
Da qui nasce l’impegno per gli altri non solo come un comando esterno che ci ordina cose buone, ma come una attrazione che ci dona energie e forze per l’impegno. Dio in noi, e noi in Dio.
Occorre contemplazione, apertura della testa e del cuore, preghiera assidua e comunione ecclesiale alimentata dalla Messa e ricucita dal perdono, per avere occhi e orecchi “buoni” poter esclamare davvero entusiasti: “Benedetta tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo”!
Si, le nostre comunità le nostre città, penso che abbiano proprio bisogno di questo: contemplare, per cogliere la presenza di Dio nell’altro e agire! Tanto sarà lo stupore e la gioia che le nostre energie emotive non saranno sprecate per i rimpianti, perché Dio, è ora e qui. Tanta sarà la gioia nello Spirito da farci dire, anche senza parole, Dio è qui e ci salva. Tanta sarà la forza che anche le più insignificanti energie verranno usate bene per costruire un pezzo di Regno con Gesù e nessuno, davvero nessuno sarà escluso… così da realizzare la vera inclusione.
Avviciniamoci pure a Maria, preghiamola, chiediamo pure, Ella nei suoi silenzi operosi invocherà lo Spirito con noi, perché i nostri occhi vedano le grandi cose che ha fatto per noi l’Onnipotente (cfr. Lc 1,49).
Guardando a Lei, oggi in cielo con tutta sé stessa accanto a Gesù suo Figlio, si rafforza, peraltro, la speranza, che la gioia di sperimentare la bellezza piena di carità che scaturisce dall’incontro con Gesù, non sarà solo transitoria, ma definitiva gioia dei salvati dal Sangue di Cristo.
+ Michele, vescovo
