A ottocento anni dalla nascita di Santa Umiltà da Faenza, la sua testimonianza continua a parlare con sorprendente attualità. È questo il cuore della lectio magistralis tenuta da mons. Maurizio Tagliaferri, relatore del Dicastero delle Cause dei Santi, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico della Scuola di Formazione Teologica “San Pier Damiani”.
Nel suo intervento, dedicato alla figura della santa faentina, mons. Tagliaferri ha mostrato come la vicenda umana e spirituale di Umiltà non appartenga soltanto al passato, ma rappresenti una proposta significativa anche per il XXI secolo. Sposa, madre, monaca, eremita e fondatrice, Santa Umiltà attraversò molteplici stati di vita, testimoniando che la santità può fiorire nelle diverse condizioni dell’esistenza.
La santa, nata a Faenza nel 1226 con il nome di Rosanese Negusanti, visse prove profonde: la perdita dei figli, il dolore familiare, la ricerca di una più intensa unione con Dio. Proprio attraverso queste esperienze maturò una fede capace di trasformare la sofferenza in cammino spirituale e servizio agli altri.
Secondo mons. Tagliaferri, il messaggio di Santa Umiltà conserva una particolare forza profetica in un’epoca segnata dalla frammentazione, dalla velocità e dall’individualismo. La sua vita richiama infatti alla centralità dell’interiorità, del silenzio e dell’ascolto della Parola di Dio, sorgenti di una rinnovata capacità di leggere la realtà e abitare il mondo con sapienza evangelica.
Particolare rilievo è stato dato anche alla produzione spirituale della santa. I suoi Sermones, tra le più importanti testimonianze della mistica medievale italiana, rivelano una profonda familiarità con la Sacra Scrittura e una straordinaria capacità di esprimere le verità della fede attraverso immagini ricche e coinvolgenti.
La figura di Santa Umiltà continua così a offrire spunti preziosi per uomini e donne di oggi. La sua esistenza dimostra che la ricerca di Dio non allontana dalla storia, ma permette di viverla con maggiore profondità, trasformando le relazioni, il dolore e le responsabilità quotidiane in luoghi di incontro con il Signore.
Nel contesto delle celebrazioni per l’VIII Centenario della nascita, la lectio magistralis si è rivelata non soltanto un approfondimento storico e teologico, ma anche un invito a riscoprire una delle figure più significative della tradizione spirituale faentina, capace ancora oggi di indicare un cammino di autenticità, speranza e fiducia in Dio.



