Nell’incontro promosso dal Settore Pastorale Familiare, domenica 22 marzo 2026, S.E. Mons. Erio Castellucci ha offerto una profonda riflessione sulle sfide che le famiglie moderne si trovano ad affrontare. Partendo dall’episodio evangelico delle tentazioni di Gesù nel deserto, il Vescovo Castellucci le ha declinate in “formato famiglia”, evidenziando come ciò che nasce come un dono possa talvolta trasformarsi in un ostacolo per la vita di relazione.
1. La tentazione dei beni: dal pane alla “roba”
La prima tentazione — trasformare le pietre in pane — riguarda il nostro rapporto con i beni materiali. Mons. Castellucci sottolinea che il denaro e il lavoro sono doni preziosi (“un ottimo servitore”), ma diventano pericolosi quando si trasformano in padroni.
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Il rischio: Mettere l’accumulo e il profitto davanti agli affetti. Nelle famiglie “normali”, questo si manifesta spesso attraverso ritmi di lavoro frenetici che non lasciano spazio al dialogo.
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La sfida educativa: Insegnare ai figli il valore della rinuncia e della distinzione tra ciò che è essenziale e ciò che è superfluo.
2. La tentazione del potere: controllo o servizio?
La seconda tentazione riguarda il potere sugli altri. Il potere, spiega il Vescovo, è intrinseco a ogni relazione (genitori-figli, marito-moglie), ma il rischio è l’abuso.
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Nelle relazioni genitori-figli: Si manifesta come un “fiato sul collo”, dove i genitori proiettano le proprie aspettative sui figli senza rispettarne le inclinazioni naturali.
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Nelle relazioni di coppia: Può emergere sotto forma di ricatti affettivi o nel tirare fuori l’ “armadio dei ricordi negativi” per ferire l’altro.
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L’antidoto: L’esempio di Gesù che lava i piedi ai discepoli: il potere che si fa servizio e dono di sé.
3. La tentazione di strumentalizzare Dio
La terza tentazione — buttarsi dal pinnacolo del tempio — è la più sottile: usare il rapporto con Dio per il proprio vantaggio o per condizionare gli altri.
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Il monito: Castellucci mette in guardia dalla strumentalizzazione della fede, sia a livello geopolitico (le “guerre metafisiche”) sia nel privato, ad esempio usando la religione come strumento di pressione educativa verso i figli adolescenti o come arma nei litigi coniugali.
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La preghiera vera: Non deve essere un modo per chiedere a Dio di “dare ragione a noi”, ma un momento di umiltà e richiesta di perdono comune.
Conclusione: Verso una parrocchia “a misura di famiglia”
L’intervento si è concluso con un auspicio per le comunità parrocchiali: smettere di essere “piccole aziende” burocratiche che dividono i membri della famiglia per fasce d’età, per tornare a essere luoghi di relazione autentica. La famiglia non è solo l’oggetto della pastorale, ma il modello stesso su cui la Chiesa dovrebbe strutturarsi: un luogo dove i malati, gli anziani e i bambini sono al centro dell’attenzione, proprio come accadeva nelle prime comunità cristiane che si riunivano nelle case.

