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Libertà di scelta nella scuola: incontro pubblico sulla libertà di scelta educativa

Seminario, 10 marzo 2026.

Ringrazio i promotori di questo incontro che ci consente di riflettere sulla libertà di educazione e sulla Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025) che prevede un «buono scuola» nazionale fino a 1.500 euro per gli studenti delle scuole paritarie (secondaria di I grado e primo biennio di II grado) con ISEE fino a 30.000 euro, con la conferma dell’esenzione IMU per le scuole paritarie con rette inferiori al Costo Medio per Studente (CMS). Più in dettaglio ecco i principali aspetti:

  • Buono Scuola Nazionale (2026): contributo fino a 1.500 euro per studente, per famiglie con ISEE non superiore a 30.000 euro, destinato al primo biennio delle superiori e scuole medie paritarie. Il fondo dedicato è di 20 milioni di euro.
  • Esenzione IMU Scuole Paritarie (Art. 134-bis): l’esenzione è confermata per gli immobili utilizzati per attività didattiche non commerciali, a condizione che la retta media annua sia inferiore al Costo Medio per Studente (CMS) stabilito dal Ministero.
  • Incremento Fondo Paritarie: aumento delle risorse statali per le scuole paritarie, con il fondo che passa a 886 milioni di euro annui dal 2026 (destinati e ripartiti per disabilità, scuola dell’infanzia e contributi ordinari).
  • Sostegno Internazionale: previsto un fondo di 1,5 milioni di euro per le scuole paritarie italiane all’estero. 

Queste misure mirano a supportare le famiglie e garantire la sostenibilità economica delle scuole paritarie non commerciali, chiarendo il quadro normativo relativo all’IMU.

Dall’anno 2000, con la Legge n. 62 sulla parità, le scuole cattoliche sono entrate a tutti gli effetti nel sistema pubblico integrato. Come dice l’espressione, il sistema è composto dalle paritarie e dalle statali. Pertanto, la paritaria è una scuola pubblica a tutti gli effetti. Purtroppo, per varie ragioni, non escluse visioni ottocentesche e ideologiche, negli anni a seguire si è constatato che la scuola cattolica è paritaria-pubblica solo a parole. È costretta a pagare tasse arbitrarie e a far pagare «rette» ai genitori, che spesso sono in grandissima difficoltà perché non raramente sono senza lavoro o colpiti da calamità come alluvioni, terremoti. Si pensi anche solo al nostro territorio che dal 2023 è stato colpito da ben 5 alluvioni devastatrici e da terremoti, per non parlare dell’imposizione dell’IMU, che appare a discrezione di diversi comuni? Ci si è chiesto, allora, più volte: è reale o è una mera enunciazione la libertà di scelta della scuola per i genitori nelle nostre città, nel nostro paese democratico?  

Sta di fatto che ogni famiglia, i genitori, che sono i primi educatori, hanno libertà di scelta e tutti i bambini hanno diritto all’educazione. Con ciò dovrebbero godere di un diritto anche sotto il profilo finanziario. Ad esso, da parte dell’autorità pubblica, dovrebbe corrispondere il dovere di accordare le debite sovvenzioni, necessarie allo svolgimento dei compiti e all’adempimento degli obblighi delle scuole paritarie, come avviene per le altre scuole pubbliche.

Se le scuole cattoliche svolgono un servizio pubblico riconosciuto, allora, perché nel nostro Paese, che si considera avanzato, le nostre scuole non godono di un trattamento uguale o simile a quello che ricevono negli altri Stati europei, che pagano gli stipendi del personale docente e del personale direttivo? Inoltre, non manca qualche Stato che finanzia il personale di segreteria e, parzialmente, il personale non docente, che partecipa alla spesa per l’acquisto di arredi, tecnologia e che propone interventi di manutenzione ordinaria per gli edifici (cf Belgio, Francia, Germania, Inghilterra, Olanda, Irlanda, Spagna). Risulta, pertanto, evidente che in gran parte dell’Europa lo Stato finanzia le scuole non statali perché considera l’educazione un servizio pubblico indipendentemente dal gestore e l’Italia rappresenta un’eccezione nel panorama europeo (primato negativo che condivide con la Grecia).

Le sole promesse non creano le condizioni sociali ed economiche reali. Alle parole devono seguire i fatti. C’è il rischio, in connessione con l’inverno demografico e la crescita, purtroppo, sia delle diseguaglianze sociali e culturali sia delle disparità di trattamento dei disabili e degli immigrati, di un effetto letale per tante scuole paritarie. Appaiono ampiamente insufficienti le rette versate dalle famiglie, sempre più in crisi per l’assenza di lavoro, in un contesto di cambiamento epocale, accentuato dagli effetti non solo positivi dell’applicazione dell’intelligenza artificiale. C’è da chiedersi: ma se un numero consistente di scuole cattoliche, per insufficienza di mezzi, saranno costrette a chiudere i battenti, ove andrà a finire il legittimo pluralismo religioso e culturale del nostro Paese? Lo Stato sarà in grado, dall’oggi al domani, di correre ai ripari, sostituendole? Lo Stato non deve continuare a fare l’elemosina, ma deve semplicemente sostenere tutti i rami del suo sistema scolastico. Dalla scuola paritaria derivano, come documentano serie ricerche, risparmi economici consistenti. Non ci devono essere, allora, insensate discriminazioni ideologiche nei confronti di gestori, genitori, alunni, personale. Lo Stato, peraltro, non è previsto dalla nostra costituzione (cf art. 30) secondo un modello statalista, autoritario, monopolista, eticamente hegeliano, bensì pluralista, personalista, sanamente laicale, aperto alla trascendenza.

In breve, la situazione della scuola paritaria appare in una situazione di crescente precarietà e di variabili molteplici e complesse. Le recenti disposizioni della legge di bilancio 2026 aprono a prospettive più eque, anche se non del tutto. Per questo, è bene che ci si fermi a riflettere opportunamente sulle recenti novità della legge di bilancio già menzionata. Ed è auspicabile che cresca un maggior senso di responsabilità da parte dei gestori e delle famiglie che usufruiscono del servizio delle scuole paritarie. Come Chiesa sentiamo la responsabilità di custodire l’educazione come luogo di speranza, di inclusione e di umanità. Per questo motivo vi incoraggio a non perdere la speranza che continuando a camminare insieme si mantenga sempre viva la convinzione che educare oggi significa costruire il futuro. 

Rinnovo il mio ringraziamento agli organizzatori dell’incontro e a voi che vi partecipate. In particolare, il mio ringraziamento va al prof. Stefano Versari (già Capo Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione) e al noto Avv. Marco Masi che, tra i numerosi settori di cui si occupa, è anche particolarmente competente di normativa e di giurisprudenza in materia scolastica e di IMU, nonché alla Presidente provinciale FISM Saula Donatini e alla Presidente Fondazione Marri-S. Umiltà Giovanna Randi e alla Direttrice generale Teresa Sangiorgi, nonché al Coordinatore delle attività didattiche prof. Luca Cavallari.

+ Mario Toso