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Il Vescovo celebra la I Domenica in Quaresima con l’elezione dei catecumeni

Cari fratelli e sorelle,

cari Emily, Uelid, Daniel, Alket, Nashifer e Sindi,

partecipanti alla formazione diocesana alla Liturgia,

ogni anno il Signore ci dona questo tempo di grazia che ha preso avvio mercoledì scorso con «l’austero simbolo delle ceneri» perché la nostra conversione, che mai si deve arrestare, possa acquisire nuovo vigore. Papa Leone ha scritto nel suo Messaggio per la Quaresima: «La Quaresima è il tempo in cui la Chiesa, con sollecitudine materna, ci invita a rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, perché la nostra fede ritrovi slancio e il cuore non si disperda tra le inquietudini e le distrazioni di ogni giorno»[1].

Rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita. Un invito concreto che oggi prende la forma della fedeltà al Padre. Le letture ci hanno presentato la grande tentazione di ogni battezzato: mettere in discussione il nostro essere figlidi Dio. E, quindi, non riconoscere il primo posto a Dio Amore. Il tentatore sibila nell’orecchio di Eva, si mostra nel deserto a Gesù, cercando di incrinare questa relazione che vorrebbe considerare Dio un padrone e non un Padre. Il mangiare il frutto dell’albero al centro del giardino, la sazietà, la sicurezza, il dominio promessi dal serpente, sono la subdola insinuazione che non abbiamo bisogno di nessuno se non di noi stessi. Siamo noi il centro della nostra esistenza. E in questo il tentatore vorrebbe farci riconoscere come realmente liberi.

Fratelli e sorelle, noi invece abbiamo bisogno di rimettere il mistero di Dio al centro della nostra vita, di riconoscerci figli che amano il Padre e i fratelli. Siamo liberi non nell’individualismo egoista ed utilitarista. Questo non costituisce il cristiano un figlio di Dio, persona che rinasce e si rialza, che fa nuove tutte le cose. Lo rende semplicemente ripetitore della cultura dominante, che è cultura libertaria, del non senso. Dobbiamo riscoprire lo sguardo amorosodel Signore Gesù che ci chiama ad amare come Lui e ci fa crescere nel dono. È così che diventiamo più liberi. I cristiani che adottano e replicano il linguaggio prepotente e violento del mondo odierno, che riducono a cenere le famiglie, il diritto, il creato, il pensiero critico, la concordia tra i popoli, non cambiano le istituzioni e le società. Non vivono la giustizia e non costruiscono la pace.

Solo se viviamo Cristo ed assumiamo il suo sguardo e il suo cuore viviamo come figli nel Figlio.

Comprendiamo, allora, che ascolto, digiuno, fraternità non sono solo tre temi proposti dal papa, ma sono lo stile di vita di Gesù Cristo. Sono il modo concreto con cui possiamo vivere da figli in Lui: nell’ascolto costante del Padre, nella capacità di rinunciare al superfluo e di tornare all’essenziale, nella relazione e nell’amore vicendevole.

Per questo, oggi alcuni nostri fratelli e sorelle, compiuto il tempo del catecumenato, chiedono che il loro nome sia iscritto tra coloro che riceveranno i sacramenti dell’Iniziazione cristiana nella prossima Veglia pasquale. Il rito che si compie «è come il momento centrale della […] materna sollecitudine della Chiesa verso i catecumeni»[2] perché, accogliendo il loro desiderio, provato da un cammino lungo e serio, possano entrare nel tempo della conversione forte della Quaresima. A voi, catecumeni, non si promette una vita cristiana “facile”, immune da cadute e da momenti di sconforto. Nella vostra vita ci saranno difficoltà, incostanze e fragilità. Ma il Signore, se voi lo volete, non vi abbandona mai. È e sarà sempre con voi. Pronto a perdonare e a rialzarvi, per essere e camminare come popolo da Lui rigenerato.

Cari Emily, Uelid, Daniel, Alket, Nashifer e Sindi, avrete la certezza che la grazia del Signore Gesù Cristo sarà davvero la forza della vostra vita, delle vostre giornate. Cristo si è fatto uno di noi, si è sottomesso alla debolezza della condizione umana, fuorché nel peccato. Ha vissuto la tentazione, la fame, la sofferenza per il tradimento e la morte, per non lasciarci soli, per farci nuovi. Egli è risorto, è sempre veniente. E così ci dona incessantemente il suo amore che tutto trasfigura!

È questo quello che sperimentiamo nella Liturgia. Non è un semplice insegnamento di concetti e di cose astratte: la Liturgia della Chiesa fa palpitare in noi la vita del Risorto, immettendola nelle nostre vene, nel nostro spirito. Ci immerge nella morte e risurrezione di Cristo. Ci rende contemporanei della sua eternità. Ci associa alla sua pienezza di vita.

È importante che nelle nostre comunità ci siano uomini e donne, ministri istituiti o di fatto, che non si accontentino della consuetudine, dell’appiattimento della qualità delle celebrazioni. Abbiamo bisogno di curare la liturgia, di investire tempo, risorse ed energie, perché dalla celebrazione stessa le persone possano ricevere la vita pulsante di Dio, il suo Respiro. Certo, le vesti migliori, i fiori più belli, il canto più elevante, i ministri più preparati sono solo il minimo necessario perché possiamo entrare nel mistero vivo di Cristo.  Tutto questo non è del tutto sufficiente. E, tuttavia, pur essendo il minimo, è necessario. Per questo, ringrazio il Settore Liturgia che prosegue nel cammino di formazione e di accompagnamento dei gruppi liturgici, come ci ha invitato a fare papa Leone[3]. Invito tutti ad avere fiducia nella Chiesa, ad affidarsi alla sapiente e fondamentale esperienza di comunione che è il libro liturgico stesso, riscoprendo e valorizzando quei sacramenti che si intrecciano agli snodi sociali ed esistenzialidella nostra vita: il battesimo, il matrimonio, le esequie. Abbiamo ancora molto da approfondire, poiché come ricordava papa Francesco, la prima formazione viene dalla celebrazione stessa, se essa è fatta bene, ad arte. Nelle celebrazioni liturgiche possiamo trovare una grammatica comune, per riconoscerci, – non dimentichiamolo -, come discepoli missionari e sinodali.

Che il Signore faccia maturare, attraverso questa Quaresima, i desideri di bene e le attese di ciascuno di noi. Amen.

+ Mario Toso

[1] Leone XIV, Messaggio per la Quaresima 2026, 13 febbraio 2026.

[2] RICA 135.

[3] Leone XIV, Discorso ai partecipanti al corso per Incaricati diocesani di pastorale liturgica, 17 novembre 2025.