11 agosto 2026
Eremo di Monte Paolo, Dovadola (FC)
S. Messa nella Festa di S. Chiara d’Assisi
«Il suo amore rende felici!» scrive Santa Chiara nella stessa lettera alla Beata Agnese di Praga che la liturgia utilizza come seconda lettura dell’Ufficio.
Il suo amore rende felici, vogliamo ripeterlo anche noi oggi, mentre sperimentiamo nella nostra vita il dono di un Dio che si è fatto nostro amico per parlarci come ad amici, per innestarci in una relazione filiale, per renderci consapevoli di essere figli amati e desiderati da un Padre che è amore.
«Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore» (Gv 15, 9) ripete ancora una volta il Signore.
Gesù vuole mostrarci continuamente il volto dell’amore di Dio ed innestarci-legarci a Lui e in Lui: un Dio che si è spogliato «fino in fondo» (cfr. Gv 13,1) nell’assumere la condizione di servo, di ultimo, un Dio che si è donato «fino in fondo», fino alla morte di croce (cfr. Fil 2, 8), desidera dare alla nostra vita la forma del “dono”.
Il suo amore diventa il modello di ogni amore, la sua misura (che è “senza misura”) è il parametro per ogni relazione e per valutarne la maturità e la verità. la sua ampiezza diventa l’orizzonte in cui sperare il futuro per noi e per tutti.
Perché questo amore rende felici? Innanzitutto, perché noi abbiamo un insopprimibile bisogno, inscritto nel nostro “DNA” di Figli di Dio, di saperci e sentirci concretamente amati, cioè curati, educati nel senso dell’essere “tirati su”, accompagnati e stimolati a “prendere il volo”! Poi, questo amore rende felici perché è liberante, ci lega a lui, ma non ci imprigiona, ci chiama ad uscire da orizzonti ripiegati solo sul “noi stessi” dandoci come prospettiva solo il suo volto e il volto degli altri. Paradossalmente, rimane in Lui, rimanere nel Suo amore, vuol dire essere mandati a tutti, per tutti.
La vita delle nostre sorelle che continuano a seguire Gesù sulle orme di Chiara d’Assisi, innamorata perché amata, povera, perché arricchita da ciò che conta, casta perché liberata, obbediente perché ascoltata dalla Parola viva, come anche la vita di ogni battezzato, è il riflesso di questo volto della felicità di Dio che ama. Ogni nostro sorriso, ogni silenzio, ogni parola, ha la grazia di rivelare che non solo è giusto non solo è buono, ma è soprattutto bello seguire il Signore.
«La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia». Con queste parole papa Francesco apriva la sua prima Esortazione apostolica, Evangelii gaudium.
Il papa che aveva scelto il nome del povero di Assisi aveva incentrato il suo magistero sulla bellezza dell’evangelizzazione, una gioia che risplende nei volti di quanti si sono lasciati incontrare dal Signore.
L’incontro gratuito e semplice con il Signore che stiamo vivendo, con l’aiuto di Chiara d’Assisi, possa continuare ad abbellire la nostra vitae e ci apra ad una fattiva e felice carità, per costruire insieme il pezzo di storia nella terra sulla quale camminiamo per affrettare e anticipare il gusto e la giustizia del Suo Regno.
+ Michele, vescovo
