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Il perdono è produrre qualcosa di nuovo dalle rovine. Omelia nel IV centenario della Madonna del Monticino

 

 

13 settembre 2026
Chiesa Collegiata di S. Michele, Brisighella (RA)
IV centenario della B.V. Maria del Monticino



Cari amici e amiche di Brisighella!

Bentrovati!

 

Ringrazio sinceramente don Marco per avermi invitato a presiedere questa Eucaristia, questo ringraziamento al Signore per il dono di Maria, amata, cercata e onorata nel Santuario del Monticino.

Ringrazio anche don Luigi e don Stefano che contribuiscono con non poco sacrificio alla vita delle comunità cristiane della vallata.

Nei mesi in cui ero qui da voi un po’ più spesso, ho letto alcune cose, non molte a dire il vero, sulla storia di questo nostro paese, sulle sue chiese, sulle sue devozioni. Sono rimasto colpito, al netto del genere letterario piuttosto trionfalistico, del letterale “pulsare” della fede in questo luogo. Tutto parlava di Dio, di Maria e della Chiesa e non in una maniera dimessa, ma serena, quasi esuberante, senza difficoltà.

Se poi leggiamo le cronache dell’ultimo centenario che narrano cose davvero significative sia per il coinvolgimento delle persone, sia per i lavori di consolidamento ed abbellimento del Santuario, c’è da rimanere davvero stupiti e per certi versi anche un po’ trasportati nell’immaginazione a quei giorni e a quei tempi per gustare quella festa, quel clamore, quella vitalità, forse, con un po’ di nostalgia. A immaginare sembra tutto facile d’altronde.

Ma se è vero, ed è vero, che il Signore è sempre presente e buono, e Maria non ha cessato di essere per noi Madre che ci accompagna a Gesù, com’è oggi il nostro festeggiare, dove ci porta l’immaginazione? Dove dobbiamo fondare il nostro pensare e il nostro costruire senza rimpiangere il passato?

Oggi a differenza di allora, non siamo nemmeno sul Monticino. Sicuramente i lavori stanno andando avanti e anche bene, ma che fatica! Che fatica trovare le risorse! Che fatica la burocrazia! Che fatica le infinite procedure anche se necessarie per una equilibrata tutela del patrimonio e per una gestione corretta delle risorse!

Cosa ci vuole dire il Signore in questo IV centenario, in questa situazione difficile, non solo in riferimento ai muri? Cosa ci vuole dire il Signore con il dono di Maria, in questo frangente storico? Non possiamo chiuderci al mondo, e anche se volessimo non potremmo, perché il mondo ci viene in casa.

Una lotta fratricida a decine di migliaia di chilometri arriva a condizionare i prezzi del nostro piccolo cantiere; la comunicazione ci connette continuamente con tutto il mondo e forma le nostre menti attraverso contenuti diretti e indiretti. In effetti, chi gestisce la comunicazione sembra decidere le sorti dei popoli, anche del nostro!

Mi pare che la Parola del Signore che oggi ci viene rivolta ci orienti nuovamente ai pilastri che possono risolvere situazioni difficili ed edificare qualcosa di nuovo per Brisighella e per il mondo.

Pietro dice a Gesù: «Signore, se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette? E Gesù gli rispose: non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette» (Mt 18, 21-22).

Questo comandamento del perdono, messo in pratica, è il cemento più potente, è la struttura più solida, è il legame più stabile e flessibile che si possa costruire.

Il perdono che Gesù chiede, non è dimenticare, non è fare finta che non sia successo nulla, il perdono è produrre qualcosa di nuovo dalle rovine. È restaurare!

Se vogliamo che non crolli tutto e vogliamo rimanere con la nostra identità senza perdere l’apertura, l’unica condizione di sopravvivenza consiste nel fare della misericordia il nostro programma di vita.

Mi viene in aiuto il pensiero che la nostra Brisighella ha dato i natali ed ha formato numerosi vescovi e Cardinali che hanno dedicato la loro vita al servizio diplomatico della Santa Sede proprio per costruire, a livello mondiale, la pace. Penso in particolare al Cardinale Amleto Cicognani, Segretario di Stato e Nunzio apostolico; al Cardinale Achille Silvestrini; al Cardinale Gaetano Cicognani, Nunzio in Spagna. Loro si sono ispirati a quanto ora vi dico e sono stati dei grandi proprio perché hanno perseguito sempre il seguente principio.

Nell’Enciclica Magnifica Humanitas Papa Leone scrive: «la diplomazia della Santa Sede assume il principio evangelico della misericordia come criterio concreto dell’agire politico» (MH 227).

Cosa significa per noi?

Significa qualcosa che nel nostro piccolo possiamo mettere in pratica perché non vacillino le fondamenta non solo di Brisighella, ma del mondo. D’altronde per far reggere una struttura grande basta anche un piccolo punto stabile e forte. Perché non partiamo noi?

Cosa significa allora, anche per noi?

Significa mantenere aperto un dialogo anche nelle situazioni più difficili.

Significa preferire conservare una relazione imperfetta piuttosto che interromperla.

Significa accettare di essere giudicati lenti pur di non precludere a nessuno la possibilità di cambiare.

Significa mettere in pratica il comando del perdono per custodire i legami anche se sono soltanto abbozzati.

Significa essere animati dalla speranza, cioè con la convinzione che nessuna situazione viene mai considerata chiusa.

Cari amici, noi oggi vogliamo onorare Maria con l’impegno a “dar retta” al Suo Figlio Gesù. Lo facciamo perché la promessa è conveniente e anche perché chi ha provato, ci testimonia che è anche bello!

Con l’ascolto della Sua Parola, con l’intercessione della Madonna, nel ricordo dei nostri padri che hanno costruito la pace attraverso la misericordia, costruiamo anche noi le fondamenta del futuro con Gesù: il Suo perdono per noi, ci tiene saldi a lui. Il perdono che ci accorderemo a vicenda terrà unite e aperte insieme, le nostre città.

 

Maria, Madonna del Monticino,
prendici per mano,
non farci perdere tempo nel consolidare ciò che vacilla,
proteggici come sempre hai fatto,
fa che facciamo la nostra parte!

 

+ Michele, vescovo