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Giungere a vedere Gesù e ad amarlo: omelia della IV domenica di Quaresima

Faenza, cattedrale 15 marzo 2026.

 

Cari fratelli e sorelle, in queste domeniche di Quaresima, attraverso i testi del Vangelo di Giovanni, la liturgia ci fa percorrere un vero e proprio itinerario battesimale. Nella domenica scorsa abbiamo udito il Vangelo che racconta di Gesù che siede presso il pozzo e chiede da bere alla Samaritana. Nell’incontro al pozzo, emerge il tema della «sete» di Cristo, che culmina nel grido sulla croce: «Ho sete» (Gv 19,28). Certamente questa sete, come la stanchezza, ha una base fisica. Ma Gesù, come dice Agostino, «aveva sete della fede di quella donna» (In Ioh. Ev. 15, 11), come della fede di tutti noi. Cristo a coloro che hanno fede in Lui dona lo Spirito santo che, riversato nel loro cuore, diventa una sorgente che zampilla per la vita eterna (cf Gv 4,14). Il cristiano, che rinasce dall’acqua e dallo Spirito Santo, entra in una relazione reale con Dio, una relazione filiale, e può adorarLo «in spirito e verità» (Gv 4, 23.24).

Oggi, guarendo il cieco nato Cristo si rivela come «la luce del mondo»; domenica prossima, risuscitando l’amico Lazzaro, si presenterà come «la risurrezione e la vita». Acqua, luce, vita: sono simboli del Battesimo, sacramento che «immerge» i credenti nel mistero della morte e resurrezione di Cristo, liberandoli dalla schiavitù del peccato e donando loro la vita eterna.

In questa IV domenica di Quaresima, o domenica Laetare, dunque, l’evangelista Giovanni ci narra dell’incontro di Gesù con un uomo cieco dalla nascita. Gesù lo guarisce, gli dona la vista. Il brano mette in luce non solo il miracolo fisico ma il cammino di fede che il cieco nato fa: dalla cecità passa alla visione vera, a sapere guardare con gli occhi, al vedere con la luce del cuore, a prostrarsi. Chi mediante la fede accoglie Dio nel cuore incomincia un itinerario tutto di scoperta: non basta vedere con gli occhi, bisogna vedere con il cuore. L’uomo guarito si apre sempre più nella verità, sino a vedere e riconoscere Gesù come Figlio di Dio.

Nel vedere, riconoscere e amare Gesù come Figlio di Dio, c’è una progressione, sino ad innamorarsi di Lui ed essere suoi discepoli. I Giudei interrogarono due volte il cieco guarito per convincerlo che chi egli diceva di avergli dato la vista era un peccatore, un ingannatore, che non veniva da Dio, perché per guarirlo aveva violato il giorno di sabato. Nella sua semplicità il cieco guarito risponde ai Giudei: «ma se chi mi ha guarito non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla».  Contrariati da una simile obiezione lo cacciarono dal tempio. I Giudei non tollerano chi ha gli occhi aperti e dice la verità. Questo è un fatto che deve farci riflettere ancora oggi. Non raramente coloro che vedono ciò che è gradito e rivelato dal Signore sono condannati da coloro che sono imbevuti da ideologie o dottrine che contrastano apertamente i valori del Vangelo.

Gesù saputo che avevano cacciato il cieco guarito, quando lo trovò gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». Il cieco guarito aveva compreso di essere stato guarito da una persona vicina ed amica di Dio, ma non gli era ancora ben chiara la sua identità. Gli disse Gesù: «Tu l’hai visto: colui che parla con te è proprio lui». Ed egli disse: «Io credo, Signore!». E gli si prostrò innanzi. Gesù allora disse: «Io sono venuto in questo mondo per giudicare, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi».

Al cieco guarito Gesù rivela che è venuto nel mondo per operare un giudizio, per separare i ciechi guaribili da quelli che non si lasciano guarire, perché presumono di essere sani. È forte, infatti, nell’uomo la tentazione di costruirsi un sistema di sicurezza ideologico: anche la stessa religione, scrisse papa Benedetto XVI, può diventare elemento di questo sistema, come pure l’ateismo, o il laicismo. Ma così facendo si resta accecati dal proprio egoismo, non si è aperti alla Luce, alla Verità. Cari fratelli e sorelle, lasciamoci guarire da Gesù, che può e vuole donarci la luce di Dio! Confessiamo le nostre cecità, le nostre miopie, e soprattutto quello che la Bibbia chiama il «grande peccato» (cfr Sal 18,14): l’orgoglio.

Don Oreste Benzi del quale abbiamo ricordato recentemente il centenario della nascita ha tracciato con la sua vita eroica un itinerario di crescita ad alta intensità nella fede, contraddistinto in tre tappe ascensionali: la prima tappa come un vivere per Gesù, tappa in cui i credenti lavorano come dei facchini, compiendo molte cose, senza però giungere ad immedesimarsi con Gesù: si pensa di più al lavoro da compiere che a nutrirsi di Gesù, a dargli il primato; la seconda tappa, come un vivere con Gesù, inteso come un amico che ci conduce ai poveri, a stare con loro, a lavorare con Lui; la terza tappa, come un vivere in Gesù, comeinnamorati di Lui, in empatia con Lui. Solo così possiamo vivere la vita, gli eventi, gli incontri con le persone, in Gesù, con Gesù, per Gesù. Vivere in Gesù diventa il fulcro della vita credente, la scaturigine del nostro amore per Dio e il creato. Vivendo in Cristo facciamo la Storia di Dio.

Ci aiuti in questo Maria Santissima, che generando Cristo nella carne ha dato al mondo la vera luce.

 

+ Mario Toso