9 agosto 2026
Chiesa Parrocchiale di Pinzolo (TN)
Messa e processione per il Patrono San Lorenzo
Carissimi, il Signore ci ha convocato per stare insieme e compiere un gesto, un atto pubblico della nostra fede per onorare il patrono Lorenzo, ma soprattutto per manifestare in maniera pacifica e festosa il nostro desiderio di seguire il Signore Gesù, alla maniera del diacono Lorenzo.
Il racconto tramandato del suo martirio, ci testimonia la grande importanza che il diaconato aveva per l’antica Chiesa di Roma. Lorenzo era messo a capo dei beni materiali della Chiesa per occuparsi dei poveri.
«Ecco questi sono i nostri tesori: sono tesori eterni, non vengono mai meno, anzi crescono» avrebbe detto all’ufficiale romano che gli chiedeva di consegnare i tesori della Chiesa.
Questo piccolo episodio, che poi lo condurrà a morire arso vivo, ci narra la priorità della Chiesa: trasmettere, comunicare, donare con le parole e soprattutto con le opere Gesù, alla persona umana, alle persone, e tra questi ai più bisognosi.
Non ci vengono chieste buone azioni, ma ci viene proposta una nuova visione: la Chiesa come famiglia, e come una famiglia che si prende cura di chi ha più bisogno, la famiglia che considera i poveri, suoi famigliari, nostri famigliari.
La devozione popolare che si è sviluppata nei secoli per figure come San Lorenzo, San Francesco, San Vincenzo de’ Paoli e tanti altri, dimostra come il Popolo di Dio abbia un fiuto particolare per il centro del Vangelo: chi fa del bene a servizio degli ultimi, in modo gratuito, silenzioso, non appariscente, rende presente in modo unico Colui che «pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo» (Fil 2, 6-7). «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore» (Gv 12, 26). Il Signore ha vissuto ed è morto come l’ultimo degli ultimi. Lui è lì, e lì chiama i suoi discepoli perché abbiano la giusta prospettiva sul mondo, su Dio, sulla vita.
È il paradosso di Dio che si è incarnato in una carne mortale. È il paradosso della Pasqua, della morte di un innocente «per noi e per tutti» che diventa la vera vita, una nuova vita trasfigurata. È il paradosso di quel chicco che morendo produce molto frutto e non rimane solo. È il paradosso della nostra vita che più cerchiamo di possedere e di “trattenere” per noi stessi diventa vuota, e più permettiamo che sia abitata dallo Spirito, scomodata dagli ultimi, donata per chi amiamo, è capace di portare frutto.
Allora, il dono di noi stessi per gli altri non solo risponderà al desiderio più profondo del nostro cuore di superare il baratro della morte e della solitudine, ma diventerà un motore capace di edificare una società più giusta, che abbia come attenzione centrale gli ultimi e gli esclusi.
Camminiamo insieme, come famiglia in festa, con la gioia intima di chi sa di essere destinatario di attenzione e amore da parte di Dio, che non dimentica nessuno. Camminiamo con determinazione per dire, anche solo con il ritmo del passo, che non desideriamo stare fermi, ma costruire e cambiare il mondo per renderlo sempre più casa abitabile e amabile per tutti.
+ Michele, vescovo
