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Maria incontra suo Figlio sulla Via della croce. Le parole del Vescovo alla festa della Madonna dei sette dolori di Russi

 13 settembre 2026
Madonna dei sette dolori, Russi

Maria incontra suo Figlio sulla Via della croce

 

Fare festa per una mamma che soffre è veramente singolare!

Fare festa poi, per una mamma che soffre per suo figlio, umiliato, condannato, picchiato e ucciso, è ancor più singolare!

È festa per una tragedia.

Noi facciamo festa perché sappiamo che la storia dolorosa di Maria e di Gesù ha avuto un esito felice. Noi sappiamo che Gesù è risorto e che Maria insieme agli Apostoli ha atteso ed invocato il dono dello Spirito, per cui è stata testimone anch’essa del suo Figlio risorto.

Ed è festa grossa!

Ma abbiamo anche un altro motivo per festeggiare nel cuore, però con discrezione e con il sorriso a denti stretti di chi sa che c’è qualcosa di grande anche se non pienamente descrivibile.

È festa perché – e probabilmente molti di noi lo hanno sperimentato – quando la sofferenza è condivisa, quando la si guarda con dolcezza, rispetto, quando si entra in essa come nel più sacro dei templi, la si tocca sfiorandola… e avviene il miracolo della consolazione!

Resta il dolore, ma scompare la più buia delle sofferenze che è la solitudine e la solitudine incompresa.

Maria incontra Gesù. La mamma incontra il Figlio. Lei ha capito tutto di Lui, delle sue scelte, di chi sia veramente Lui, del suo cammino e non lo lascia solo. Ma è una mamma, e vedere il corpo che è nato da lei, piccolo e innocente, coccolato curato e cresciuto e ora violato, deve essere stato terribile come lo è ogni volta che una mamma sperimenta tutto ciò.

E Gesù? Ha patito umiliazione e dolore fisico, ma pensiamo anche a quanto avrà patito a pensare a sua mamma, lì presente, che vedeva tutto. Avrà pensato: “speriamo almeno non mi veda”, come quando nascondiamo i nostri dolori o i nostri problemi alle nostre mamme per non farle soffrire. Amore che non vuole far patire l’amore.

Incontrarsi nella sofferenza e avere il coraggio di fermarsi in questa area di sosta dove non deve esserci rimozione, ci regalerà l’esperienza della calda, composta, silenziosa consolazione. Ci farà anche intravvedere il senso di questa dimensione umana, anche se ipotizzarne il senso sembra essere addirittura sgarbato.

Cari amici, facciamo festa in questi giorni, perché la sofferenza e la morte non sono certo il discorso definitivo, ma facciamo festa perché addirittura la sofferenza può essere una piazza su cui incontrarci e, ripeto, con delicatezza festeggiare nel cuore.

Chiediamo la forza per incontrarci, chiediamo il dono di comprenderne il “bel senso”, non chiudiamo gli occhi e concediamo spazio a chi soffre.

Resta fermo, per ciascuno di noi, ora che ci incamminiamo in maniera pacifica, portando in giro per il paese l’immagine della Madre che soffre, l’impegno concreto a rimuovere ogni causa di ingiusta sofferenza soprattutto causata dalla violenza e dall’odio perché troppo, troppo sangue scorre ancora sulla croce degli innocenti e ancora troppe madri addolorate piangono.

 

Maria, non ci accada che per fuggire la sofferenza,
non incontriamo i sofferenti e non lottiamo
perché ne siano rimosse le cause.

+ Michele, vescovo