13 settembre 2026
S. Messa a Lutirano, Marradi (FI)
Riapertura della chiesa
Eccellenza carissima, Sig. Vicesindaco, cari presbiteri e diacono Gianluca.
Riaprire una chiesa è una nuova nascita!
Non importa quanto grande sia la chiesa, quanto bella sia, quanto numerosa sia la popolazione che abita questa zona.
Una nascita è sempre una nascita, ed ha il potere di rompere la scorza della tristezza e dello scorrere del tempo per raccontare una promessa ed un impegno.
Nella promessa di una nascita c’è vita! L’impegno è che una società, una famiglia, un gruppo, si prenderà cura di questa vita perché continui e fiorisca secondo la propria vocazione.
Una nascita apre la speranza e la speranza può guidare, condurre, dettare la strada.
Le mura di una chiesa sono ben poca cosa se rappresentano solo un edificio fatto di mattoni! L’edificio vero, cari lutiranesi, siete voi! La Chiesa, famiglia di Dio nel mondo, in questo pezzo di terra, siete voi.
Avendo costruito le fondamenta sul Battesimo, cioè essendo per sempre legati a Cristo Gesù nella sua morte e risurrezione; avendo edificato con pietre vive cementate dallo Spirito, restaurate con il Perdono e tenute insieme dall’Eucaristia, potete ben sperare che, se vorrete, questo edificio, la Chiesa viva, non crollerà.
Maria, la Madonna delle Grazie che oggi festeggiamo, immagine più autentica della Chiesa, ci insegna ad essere presenti in tutte le fasi della vita e ancor di più, ci accompagna.
Nella nascita del piccolo Gesù, Maria avrà gioito trepidante come mamma e ancor più come mamma del Signore. Avrà avuto la trepidazione di chi non sa come fare, cosa fare, come educare: avrà avuto il senso sano della responsabilità e di fronte a questa nascita e crescita c’è stata, senza sapere come sarebbe andata a finire.
Noi/voi di fronte a questa nascita oggi, ci vogliamo stare e proveremo ad accompagnare la crescita di questa comunità.
Accanto a Gesù e ai festeggianti di Cana c’è Maria. Per evitare che venisse meno la gioia della festa, che avrebbe avvilito quelli rimasti sobri, ha prevenuto – con sguardo tipicamente femminile – la richiesta e si è data da fare.
Di fronte alla possibilità dell’avvilimento, del venire meno del vino, ci vogliamo stare, vogliamo arrivare prima, come Maria e darci da fare!
Al momento terribile della morte di Gesù, quando tutto sembrava perso e tutto crollare, lei, ai piedi della croce c’è stata. Anche noi, quando ci saranno momenti in cui tutto sembrerà perso, forse piangendo, vogliamo starci! Perché sappiamo che sotto la croce, irrigata da Gesù, nasce una Chiesa dell’amore rappresentata da Maria sofferente e dal discepolo che amava («Donna, ecco tuo figlio. Figlio, ecco tua madre»). Questo momento, questo inizio di Chiesa, rivela lo stile morale e affettivo della Chiesa di tutti i tempi, e per tutti i suoi membri. La piccolezza, anche quando è sofferente, non è estranea a questo germe di Chiesa, ma ne è la radice più profonda.
Dopo la risurrezione, la Madonna pregherà, insieme agli apostoli, per il dono dello Spirito, l’altro Consolatore, perché dia memoria per ricordare tutto ciò che Gesù ha detto e fatto, perché dia energia per metterlo in pratica e gambe per andare ad annunciarlo.
Cari amici, questa sera è, contemporaneamente, il giorno di Natale e di Pentecoste. Gioiamo per qualcosa che rinasce, chiediamo lo Spirito perché cresca.
Al confine dell’impero, in un villaggio di cui si diceva che non sarebbe potuto venire nulla di buono, nasce Gesù, il Salvatore. Nelle aree interne della Palestina, Gesù annuncia e inaugura il Regno. Alla periferia della capitale, sul monte Calvario, fuori dalle mura, nasce la Chiesa dell’amore.
Cari fratelli e sorelle! A noi cristiani le aree interne, le periferie, non ci fanno paura!
Le aree interne non sono soltanto luoghi da assistere o da preservare; sono territori da abitare e da accompagnare, riconoscendo il patrimonio umano e relazionale che custodiscono.
In occasione della visita a San Marino-Montefeltro, Papa Leone XIV ha richiamato proprio questa dimensione, sottolineando che, di fronte allo spopolamento e alla riduzione dei servizi, occorre mantenere vivo il senso di comunità di un popolo radunato dalla fede, custodendo quella «magnifica umanità» fatta di solidarietà, vicinanza e appartenenza che caratterizza i piccoli centri. La sfida consiste nell’abitare questi luoghi con speranza, promuovendo accoglienza, prossimità e cura reciproca.
Carissimi, mentre gioisco con voi, vi ringrazio per la testimonianza che mi date e ringrazio, il diacono Gianluca, don Luigi che viene a presiedere l’Eucaristia e don Marco, amministratore parrocchiale.
Ringrazio di cuore il Vescovo Mario, che tra le tante lezioni che ha dato alla mia vita, mi ha insegnato ad avere cura delle periferie dimostrandolo con i fatti, durante le calamità naturali, destinando i fondi soprattutto per le comunità più al margine.
So che è difficile animare, lavorare e progettare, ma vi prego, ricordatevi di Maria, della piccolezza, di quei tre: Gesù, sua mamma e Giovanni. Se starete attaccati a loro, sono certo che non mancherà forza, resistenza e fantasia per fare di questi luoghi i custodi e i promotori autentici di questa Magnifica umanità.
+ Michele, vescovo






