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Nella ricerca della volontà di Dio si illumina tutto. Omelia per le esequie di don Alfiero

Carissimi familiari, fratello Giorgio e cognata. Cari nipoti Marco e Luca.

 

La famiglia della Chiesa di Faenza-Modigliana con i suoi vescovi, i suoi preti e diaconi si stringe con affetto a voi e alle care comunità di Zattaglia e Villa Vezzano, per portare insieme il dolore della morte di don Alfiero e per pregare insieme il Padre, con Gesù, nello Spirito nell’atto di amore più profondo, autentico e vero che possiamo fare: celebrare la Messa, l’Eucarestia per Lui, per don Alfiero.

Celebrando la Messa, infatti, il Signore ci coinvolge in una comunità che tutta si offre al Padre, con Gesù e, in questa comunità, ci siamo noi e anche il caro don Alfiero. Si, stiamo celebrando la Messa per lui, ma anche insieme con lui, perché anche i nostri fratelli defunti vivono con noi questa azione e anche loro sono coinvolti e partecipi.

Nessun atto d’ora in poi, fino alla venuta del Signore sarà più vero e dolce, autentico e affettuoso, della Messa,per poter vivere un tempo di vicinanza con Dio e con i nostri cari defunti.

La vita di don Alfiero iniziata nel Battesimo, nutrita dall’Eucarestia, dal perdono e formata al servizio nella Chiesa per il mondo nel presbiterato, è stata una graduale ricerca della volontà di Dio.

Volontà di Dio che si esprime essenzialmente in due cose: diventare come Gesù, prendere la sua stessa forma, quella dell’uomo libero e capace di amare dando tutto stesso, ed essere sempre con Lui.

In questa ricerca della volontà di Dio si illumina tutto, anche quello che non comprendiamo e non vediamo della vita delle persone e, il bello, è che la volontà di Dio non ci fa tutti uguali, tutti fotocopie, ma lascia a ciascuno la propria originalità.

Don Alfiero ha ricercato la volontà del Signore, con la propria singolarità ed originalità nei 56 anni di ministero presbiterale, come cappellano a Sant’Agata, nei tanti anni spesi nell’insegnamento, nel Centro Sportivo Italiano, per le parrocchie di Zattaglia e Villa Vezzano e non ultimo, nell’amore per la sua famiglia, per i cari nipoti Marco e Luca.

Questa volontà l’ha cercata, non senza fatica, come tutti, ed ha insegnato a cercarla dalla semplice trasmissione della Preghiera del Signore, che mette in prima posizione il: “sia fatta la tua volontà”, fino al consiglio,alle indicazioni e alla vicinanza paterna per coloro che in qualche modo gli sono stati affidati.

L’ha cercata non lasciando fuori da essa le sue passioni, come quella della caccia, o i tratti caratteriali che gli sono propri quali l’essere diretto e schietto, ma ha cercato di farne partecipi anche le altre persone facendone un punto di contatto anche per la comunità.

Il Padre di Gesù si è preso cura di Don Alfiero con fedeltà, attraverso la cura delle persone che lo hanno amato, con il perdono, e nelle vicende liete e tristi della vita. L’ultimo duro ed esigente passaggio della sua vita lo ha vissuto nel dolore fisico nel letto dell’ospedale, dove è stato conformato pienamente al volto del Signore sofferente, e dove ha “presieduto” la sua ultima ed esistenziale Messa.

Di questo ne era consapevole e, con la schiettezza che gli era propria, senza formalismi, l’ultima volta che ci siamo visti all’ospedale mi ha detto con la sua voce squillante: “ho paura, ma mi affido al Signore… e dopo, se non mi riprendo, cosa facciamo? Ci penserà il Signore, e poi ne parleremo insieme. Intanto prego tanto per te e offro le mie sofferenze”. “Se mi riprendo, quando torno a casa ti faccio una grande festa e mangiamo insieme”.

In queste poche parole, per quella che è stata la mia esperienza di don Alfiero, c’è tanto di lui: il non temere di essere uomo con le proprie paure, l’affidamento alla volontà del Signore, l’affetto schietto, diretto e concreto, la voglia di fare festa.

Ora, infine, noi siamo consolati da un fatto, che se anche noi non siamo capaci di fare a pieno la volontà del Padre, perché tra mille ritrosie e limiti in certi momenti è davvero dura, sappiamo che il Signore Gesù questa volontà l’ha fatta.

E sapete qual’ è? È questa: “che io non perda nulla di quanto mi ha dato ma che lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa è infatti la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò l’ultimo giorno” (Cf. Gv 6, 39-40).

Ora don Alfiero è nelle mani di Dio più che mai, nulla di più affidabile e buono poteva capitargli che essere nelle mani di Dio, e poiché il Signore porta sempre al termine il lavoro iniziato, affidiamo la vita e la morte di don Alfiero al Signore perché completi l’opera di conformazione dei figli di Dio, attendendo con umile e operativa certezza, la risurrezione del suo e nostro corpo.

 

+ Michele, vescovo