Caro vescovo eletto, mons. Michele,
con l’imposizione delle mani, nella comunione con altri successori degli apostoli di altre Chiese locali in Italia e qui convenuti in unità spirituale, il Signore Gesù, come un giorno agli Apostoli, ti affida il compito di predicare il Vangelo e di custodire nella Chiesa l’instancabile slancio della sua proclamazione.
In questo giorno di gioia, la Chiesa di Faenza-Modigliana, i cardinali, gli arcivescovi, i vescovi – ai quali siamo riconoscenti per il sostegno fattivo nel tempo di tragiche alluvioni e terremoti -, i fratelli delle altre confessioni cristiane, tutti i fedeli qui riuniti, i consacrati e le consacrate, i movimenti e le associazioni, i diaconi e i presbiteri, insieme alle autorità civili e militari, ti sono accanto mentre vieni ordinato vescovo e inizi il tuo ministero episcopale.
I passi della Scrittura ci hanno detto come Dio ha tanto amato il mondo da donarci la sua Parola efficace e feconda, che è il Signore Gesù. Lui, morto e risorto, è la Vita che porta frutto in quanti la accolgono nella libertà e nella verità. Essa dona «il potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12). È questa l’attesa della creazione intera, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22): ogni uomo, anela ad entrare in relazione con Dio, non in una relazione qualsiasi, ma in quella propria del Figlio amato.
Il Signore non ti chiede di mettere da parte i tuoi limiti; proprio attraverso di essi ti chiama a seguirlo. Non ti viene chiesto poco, ma ti viene donato molto. Davvero «la forza si manifesta pienamente e si compie nella debolezza» (cf 2 Cor 12,9).
Il Signore ti conformerà a sé e imprimerà nella tua vita la sua forza d’amare e di servire senza misure.
Verrai incorporato nel Collegio dei Vescovi e sarai chiamato a vivere una comunione ancora più profonda con tutta la Chiesa, e con e sotto il Successore di Pietro, per divenire, a tua volta, strumento di comunione e di pace.
Il Signore ti affida oggi il suo Popolo e, insieme, tu sei affidato ad esso. L’anello che indosserai te lo ricorderà ogni giorno.
Tu rappresenterai questa Chiesa nel grado più alto del ministero e ti sarà affidata la più alta autorità in essa. La eserciterai non secondo i criteri dei potenti di questo mondo: «il Figlio dell’uomo, infatti, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mc 10,44-45).
L’annuncio di Cristo che sei chiamato a compiere si pone in un contesto culturale spesso ripiegato su una visione della vita individualista ed utilitarista. Sospingerai la Chiesa ad andare al largo, ad immergersi nella storia, a gettare le reti per cavare le persone fuori dalla morte e dal male del peccato, dalle acque salate dell’egoismo, del culto dell’io, dell’idolatria del profitto e della tecnica. Ravviverai un discernimento comunitario, il senso critico rispetto alle nuove ideologie del transumanesimo e del postumanesimo, generatrici di ingiustizie e diseguaglianze. Aprirai le comunità cristiane anche ad una pastorale dell’evangelizzazione-umanizzazione del mondo digitale. Gli aspetti positivi della tecnica vanno vissuti sulla base di quell’umanesimo cristiano, per il quale il primato va dato alle persone. Sono esse ad essere fondamento, soggetto e fine del lavoro e della tecnologia. L’affermazione sempre più vasta di un umanesimo digitale cristiano va legata alla civiltà dell’amore, che abbatte le strutture di peccato! La libertà non va vissuta disgiunta dalla verità sull’uomo e su Dio e nemmeno da una democrazia sostanziale. Se nelle terre della Romagna, ma non solo, è diffuso un provvidenziale reticolo solidale della cooperazione, questo va rafforzato – e con esso, la partecipazione attiva e responsabile! – vivendo ilprimato della Carità, principio architettonico della costruzione del bene comune.
L’annuncio coraggioso di Cristo aiuterà a comprendere sempre più come il cosiddetto diritto all’aborto o al suicidio assistito non siano sostenibili né evangelicamente né giuridicamente, pena lo sgretolamento dello Stato di diritto.
Caro vescovo eletto Mons. Michele, nella Chiesa mentre ci si ama gli uni e gli altri, e si è radicati e costruiti in Cristo, si è tutti corresponsabili nell’amore ai poveri, che per noi cristiani sono una «questione familiare» (cf Dilexi te, n. 104).
Il Regno di Dio non si costruisce fuori dalla storia, bensì negli ambienti di vita, nelle istituzioni, nella cultura, nel pluralismo religioso, nell’accoglienza, nella promozione e nella graduale e sapiente integrazione degli immigrati. È imprescindibile una spiritualità incarnata. Essa sospinge ad uscire dagli angusti recinti e a partecipare all’incarnazione di Cristo nell’umanità, per trasfigurarla, rendendola sempre più magnifica, divinizzata.
Come ha ricordato papa Leone XIV, il nostro costruire ha come fondamento la relazione intima con Dio, come regola l’accettazione del limite umano quale realtà naturale e positiva, come stile la corresponsabilità nell’unità e nella comunione con Cristo, il linguaggio e la testimonianza viva del Vangelo (cf Magnifica humanitas n. 236).
La Madonna delle Grazie ti custodisca con la sua materna tenerezza e ti sostenga nel rendere più incisiva la sinodalità della missione ecclesiale, nell’accompagnamento spirituale e vocazionale delle nuove generazioni, delle famiglie, entro la pastorale d’insieme delle diocesi che sono nella Romagna. I santi apostoli Pietro e Paolo, san Pier Damiani e santa Umiltà intercedano per te. La fede umile e silenziosa di quanti ci hanno preceduto, in particolare dei tuoi nonni e della tua famiglia, ti sostenga ogni giorno.
+ Mario Toso
