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L’energia capace di muovere il mondo non è una forza anonima e cieca, ma è lo Spirito Santo. Omelia per la Pentecoste

Mogliano Veneto, 24 maggio 2026.

 

Cari Salesiani, cari fratelli e sorelle,

nella Pentecoste si attua quello che Gesù stesso aveva annunciato essere lo scopo di tutta la sua missione sulla terra: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Tali parole trovarono così la loro realizzazione: «Apparvero loro lingue come di fuoco… e tutti furono colmati di Spirito Santo» (At 2,3-4). Il vero fuoco, lo Spirito Santo, è stato portato sulla terra da Cristo. Egli non lo ha strappato agli dèi, come fece Prometeo, secondo il mito greco, ma l’ha ottenuto per noi con il più grande atto d’amore della storia: la sua morte in croce!

Di generazione in generazione Dio vuole continuare a donare questo “fuoco”. Naturalmente è libero di farlo come e quando vuole. C’è però una «via normale» che Dio stesso ha scelto per «gettare il fuoco sulla terra»: questa via è Gesù, il suo Figlio Unigenito incarnato, morto e risorto. A sua volta, Gesù Cristo ha costituito la Chiesa quale suo Corpo mistico, perché ne prolunghi la missione nella storia. «Ricevete lo Spirito Santo» – disse il Signore agli Apostoli la sera della risurrezione, accompagnando quelle parole con un gesto espressivo: «soffiò» su di loro (cf Gv 20,22). Manifestò così che trasmetteva ad essi il suo Spirito, lo Spirito del Padre e del Figlio.

Come dobbiamo essere noi per ricevere il dono dello Spirito Santo? Si legge negli Atti degli apostoli che i discepoli «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo» (At 2,1). Tuttavia, negli stessi Atti più che insistere sul luogo fisico, si rimarca l’atteggiamento interiore dei discepoli: «Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,14). Dunque, la concordia dei discepoli è la condizione perché venga lo Spirito Santo; e presupposto della concordia è la preghiera.

Questo, cari fratelli e sorelle, vale anche per la Chiesa di oggi, vale anche per noi, che siamo qui riuniti. Se vogliamo che la Pentecoste non si riduca ad un semplice rito o ad una pur suggestiva commemorazione, ma sia evento attuale di salvezza, dobbiamo predisporci in religiosa attesa del dono di Dio mediante l’umile e silenzioso ascolto della sua Parola. Perché la Pentecoste si rinnovi nel nostro tempo, bisogna forse – senza nulla togliere alla libertà di Dio – che la Chiesa sia meno “affannata” per le attività e più dedita alla preghiera. Inoltre, che gli uomini conservino un rapporto corretto con Dio e lo riconoscono come Bene supremo. Quando l’umanità si chiude allo Spirito d’amore di Dio e crede di realizzare da sé stessa la salvezza del mondo le sue enormi potenzialità diventano pericolose: possono ritorcersi contro la vita e l’umanità stessa, come dimostra purtroppo la storia. A perenne monito rimangono le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, dove l’energia atomica, utilizzata per scopi bellici, ha finito per seminare morte in proporzioni inaudite. L’energia atomica poteva e doveva essere adoperata per uso civile, per essere energia propulsiva, curativa, non per distruggere l’umanità, le città, l’ambiente, la terra. Energia atomica, intelligenza artificiale – che papa Francesco definì nel suo storico discorso al G7 del 2024, uno strumento “affascinante e tremendo”, sottolineando la necessità di sottoporla sempre al controllo etico della sana politica – vanno impiegate con un Amore pieno di verità, a vantaggio della crescita dell’umanità, a servizio del bene comune, della pace, e non per creare distruzioni e morte.

La solennità delle Pentecoste ci rivela che l’energia capace di muovere il mondo non è una forza anonima e cieca, ma è lo Spirito Santo, cioè l’amore di Dio che “rinnova la faccia della terra”, purificandola dal male e liberandola dalla morte, dal culto dell’io, dal desiderio di dominio. È solo assegnando il primo posto all’Amore pieno di verità che non si hanno altri padroni all’infuori di Dio stesso. Il dono dello Spirito, accolto, celebrato, testimoniato ci liberi dagli assoluti terrestri.

Come si ricava sempre dagli Atti degli Apostoli, lo Spirito Santo vince la paura. Quando lo Spirito Santo si posò su di loro, quegli uomini uscirono fuori senza timore e incominciarono ad annunciare a tutti la buona notizia di Cristo crocifisso e risorto. Non avevano alcun timore, perché si sentivano nelle mani del più forte. Sì, cari fratelli e sorelle, lo Spirito di Dio, dove entra, scaccia la paura; ci fa conoscere e sentire che siamo nelle mani di una Onnipotenza d’amore: qualunque cosa accada, il suo amore infinito non ci abbandona. Lo dimostra la testimonianza dei martiri, il coraggio dei confessori della fede, l’intrepido slancio dei missionari, la franchezza dei predicatori, l’esempio di tutti i santi, alcuni persino adolescenti e bambini. Lo dimostra l’esistenza stessa della Chiesa che, malgrado i limiti e le colpe degli uomini, continua ad attraversare l’oceano della storia, sospinta dal soffio di Dio e animata dal suo fuoco purificatore. Con questa fede e questa gioiosa speranza ripetiamo oggi: “Manda il tuo Spirito, Signore, a rinnovare la terra!”. Fa che accettiamo il Tuo Spirito d’amore e di verità. Senza di esso il nostro «io» si pone al posto di Dio. Senza Dio, però, non sappiamo dove andare e non riusciamo nemmeno a comprendere chi siamo. Senza lo Spirito di Dio, Spirito di amore pieno di verità, non c’è fraternità, non c’è giustizia e non c’è pace, bensì guerre di aggressione e devastazione. Abbiamo bisogno dello Spirito pieno di verità per educare ad una pace disarmata e disarmante, per costruire istituzioni di pace, per uscire dal gorgo dei deliri di onnipotenza e servire Dio e l’umanità.

Siamo Chiesa piena dell’amore di Dio per essere nel mondo persone che servono la costruzione del Regno di Dio, Regno d’amore e di verità, ove ognuno lava i piedi all’altro e vive la propria esistenza come un costante atto di amore per Dio e il prossimo.

 

 + Mario Toso, amministratore apostolico.