Skip to content

Nilde Guerra e il fuoco dello Spirito Santo di Cristo crocifisso

San Potito, 19 maggio 2026.

Cari fratelli e sorelle,

celebriamo il ricordo della Venerabile Nilde Guerra quasi alla vigilia della solennità della Pentecoste. Ci si potrebbe chiedere: c’è un nesso tra la vita di Nilde Guerra e la Pentecoste?

Nella Pentecoste si attua quello che Gesù stesso aveva annunciato essere lo scopo di tutta la sua missione sulla terra: “Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso!” (Lc 12,49). Il vero fuoco, lo Spirito Santo, è stato portato sulla terra da Cristo. Egli l’ha ottenuto per noi con il più grande atto d’amore della storia: la sua morte in croce.

È proprio riflettendo sul fuoco d’amore vissuto da Cristo sulla croce che troviamo somiglianza tra le sofferenze vissute dalla venerabile Nilde e quelle vissute dal Figlio di Dio sul patibolo. Nilde ebbe una vita spirituale modellata su quella di Cristo che muore soffrendo sulla croce per salvare l’umanità peccatrice, per liberarla dall’opposizione a Dio.

Per Nilde era chiaro che Cristo per redimerci soffre sulla croce volontariamente e innocentemente. Lo stesso voleva fare Lei unendosi a Cristo per la conversione di suo padre, di suo fratello Achille e di altri familiari che si erano consegnati all’ideologia comunista. Sappiamo che fu proprio l’adesione a tale ideologia da parte dei familiari a procurarle ferme opposizioni al desiderio di entrare tra le Ancelle del S. Cuore di Gesù Agonizzante. Vi entrò più tardi. La permanenza tra le suore durò solo 33 giorni poiché, a causa della malattia ai polmoni, la Superiora volle che facesse ritorno nella sua abitazione.

Nilde scrivendo al fratello Achille dall’ospedale di Bologna ove era ricoverata, gli confida: «Lascia che te lo dica, io soffro per te. Ho chiesto al Signore la grazia che tu ritorni a Lui. Gli ho detto che io sono pronta a soffrire ogni cosa perché voglio che tu sia sempre felice (perché ricordati che lontano da Cristo non si può essere felici). Ed ora mi sottopongo all’intervento chirurgico, accetto tutte le sofferenze e le offro al Signore per te mio buon fratello» (Relatio et vota, p. 114).

Con queste parole Nilde dimostra di essere attratta dall’Amore vittimale di Cristo e dalla sua Carità che vuole che tutti gli uomini siano salvi. Il suo amore per Cristo la incendia di amore sofferente e redimente per i suoi, babbo, fratello, famigliari e tutti i non credenti. Vive una carità autenticamente somigliante a quella di Cristo, come anche somigliante a quella di san Francesco d’Assisi che, portando le stimmate nel suo corpo, offriva il dolore a Dio e in ciò trovava perfetta letizia. Per Nilde, terziaria francescana, unirsi a Cristo sofferente, al suo patire, equivaleva esattamente unirsi anche alla gioia del suo dono totale. Chi vive il dolore in Cristo e con Cristo, che si svuota completamente di sé stesso, gioisce con Lui mentre muore. In ospedale, nonostante le sofferenze, come attestarono i medici, viveva in modo sereno e ilare.

Dio vuole continuare a donare il “fuoco” del suo Amore di generazione in generazione. C’è una “via normale” che Dio stesso ha scelto per “gettare il fuoco sulla terra”: questa via è Gesù, il suo Figlio Unigenito incarnato, morto e risorto.

Ma non dimentichiamo che Gesù Cristo ha costituito la Chiesa, suo Corpo mistico, quale soggetto comunitario che prolunga la sua missione di “gettare il fuoco” del suo Amore nella storia. “Ricevete lo Spirito Santo” – disse il Signore agli Apostoli la sera della risurrezione, accompagnando quelle parole con un gesto espressivo: “soffiò” su di loro (cf Gv 20,22). Manifestò così che trasmetteva ad essi il suo Spirito, lo Spirito del Padre e del Figlio. Affinché, a nostra volta, come peraltro Nilde, possiamo donare ai nostri fratelli e sorelle il fuoco del suo Spirito d’amore. Dobbiamo però porci una domanda: cosa dobbiamo fare noi per ricevere il dono dello Spirito Santo, per seminarlo nei cuori, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle nostre associazioni, nella politica? Si legge negli Atti degli apostoli che i discepoli «si trovavano tutti insieme nello stesso luogo» (At 2,1). Tuttavia, negli stessi Atti più che insistere sul luogo fisico, si rimarca l’atteggiamento interiore dei discepoli: «Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera» (At 1,14). Dunque, la concordiadei discepoli è la condizione perché venga lo Spirito Santo; e presupposto della concordia è la preghiera. Nilde, tutti i momenti liberi dagli impegni abituali li passava in chiesa, inginocchiata soprattutto per meditare sulla Passione d’amore di Gesù.

Questo, cari fratelli e sorelle, vale anche per la Chiesa di oggi, vale anche per tutti noi, che siamo qui riuniti. Se vogliamo che la Pentecoste non si riduca ad un semplice rito o ad una pur suggestiva commemorazione, ma sia evento attuale di salvezza, dobbiamo predisporci in religiosa attesa del dono di Dio mediante l’umile e silenzioso ascolto della sua Parola. Perché la Pentecoste si rinnovi nel nostro tempo, bisogna forse – senza nulla togliere alla libertà di Dio – che la Chiesa sia meno “affannata” per le attività e più dedita alla preghiera. Inoltre, che gli uomini conservino un rapporto corretto con Dio e lo riconoscono come Bene supremo. Quando l’umanità si chiude allo Spirito d’amore di Dio e crede di realizzare da sé stessa la salvezza del mondo, le sue enormi potenzialità vengono strumentalizzate e diventano pericolose: possono ritorcersi contro la vita e l’umanità stessa, contro il creato, come dimostra purtroppo la storia. A perenne monito rimangono le tragedie di Hiroshima e Nagasaki, dove l’energia atomica, utilizzata per scopi bellici, ha finito per seminare morte in proporzioni inaudite. L’energia atomica poteva e doveva essere adoperata, come lo dovrebbe ancora oggi, per uso civile, per generare energia propulsiva, curativa, non per distruggere l’umanità, le città, l’ambiente, la terra. Energia atomica, intelligenza artificiale – che papa Francesco definì nel suo storico discorso al G7 del 2024, uno strumento “affascinante e tremendo”, sottolineando la necessità di sottoporla sempre al controllo etico della sana politica – vanno impiegate con un Amore pieno di verità, a vantaggio della crescita dell’umanità, a servizio del bene comune, della pace, e non per creare distruzioni e morte. Lo capiremo meglio leggendo la nuova enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas, che verrà presentata il prossimo 25 maggio.

La solennità delle Pentecoste ci rivela che l’energia capace di muovere il mondo non è una forza anonima e cieca, ma è lo Spirito Santo, cioè l’amore di Dio che “rinnova la faccia della terra”, purificandola dal male e liberandola dalla morte, dal culto dell’io, dal desiderio di dominio. È solo assegnando il primo posto all’Amore pieno di verità, a Dio, che non si hanno altri padroni all’infuori di Dio stesso. Il dono dello Spirito ci libera dagli assoluti terrestri.

Siamo, allora, Chiesa piena dell’amore di Dio, per essere nel mondo persone che servono la costruzione del Regno di Dio, Regno d’amore e di verità, ove ognuno lava i piedi all’altro e vive la propria esistenza come un costante atto di amore per Dio e il prossimo.

+ Mario Toso, amministratore apostolico