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Avviata la causa di canonizzazione di Maria Novella Ravaglia nella Diocesi di Imola

Con un editto vescovile firmato dal Vescovo di Imola, S.E. Mons. Giovanni Mosciatti, è stato annunciato l’inizio della causa di canonizzazione della Serva di Dio Maria Novella Ravaglia in Scardovi, fedele laica e madre di famiglia, nata a San Potito di Lugo l’8 febbraio 1949 e morta tragicamente in un incidente stradale nei pressi di Faenza l’8 maggio 1996.

L’iter prende avvio dopo la richiesta presentata dalla postulatrice, la dottoressa Francesca Amedea Consolini, e dopo aver ottenuto il nulla osta del Dicastero delle Cause dei Santi, insieme ai pareri favorevoli della Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna e della Diocesi di Faenza-Modigliana.

Nel testo dell’editto, il vescovo ripercorre alcuni tratti essenziali della vita di Maria Novella Ravaglia, segnata fin da giovane dalla povertà e dal lavoro. Dopo aver lasciato la scuola al termine delle elementari per aiutare la famiglia, si trasferì a Castel Bolognese, dove conobbe il futuro marito Giuliano Scardovi, con il quale formò una famiglia e ebbe tre figli.

Un momento decisivo del suo cammino umano e spirituale arrivò nel 1977, quando, durante un soggiorno a Palazzuolo sul Senio, incontrò una giovane coppia di sposi la cui testimonianza di fede e semplicità le fece riscoprire la vicinanza di Dio e una nuova modalità di vivere il cristianesimo, fondata sulla condivisione, sull’accoglienza e sulla carità concreta. Da quell’esperienza nacque anche il suo legame con il movimento di Comunione e Liberazione.

Nel 1978 maturò in lei il desiderio di dare vita a una casa capace di accogliere stabilmente bambini e persone fragili. Iniziò così, insieme al marito, una lunga esperienza di ospitalità familiare che coinvolse negli anni numerose persone in difficoltà.

Nel 1987 contribuì alla nascita della sezione emiliano-romagnola dell’associazione “Famiglie per l’accoglienza”, promuovendo una rete di famiglie disponibili all’ospitalità e alla condivisione. Successivamente, nel 1990, diede vita con alcuni amici a un’associazione finalizzata alla realizzazione di una struttura più ampia per l’accoglienza.

Da questo percorso nacque nel 1996, a Castel Bolognese, la “Casa d’accoglienza San Giuseppe e Santa Rita”, conosciuta da molti come “Casa Novella”, dedicata all’accoglienza di minori, persone con disabilità e situazioni di fragilità in un contesto familiare.

Maria Novella Ravaglia era profondamente convinta che «la malattia vera dell’uomo è la solitudine» e che ogni persona abbia bisogno di «un abbraccio, di un luogo che sia una casa accogliente». Parole che sintetizzano il cuore della sua testimonianza cristiana e del suo servizio ai più fragili.

Con la pubblicazione dell’editto, la Diocesi di Imola invita tutti i fedeli a far pervenire «le notizie dalle quali si possano dedurre elementi favorevoli o anche contrari alla Causa di Canonizzazione della Serva di Dio», eventuali scritti («manoscritti, diari, lettere e qualsiasi altra scrittura anche privata») della Serva di Dio e ogni elemento utile per approfondire la conoscenza della sua vita, della sua fama di santità e delle virtù cristiane vissute.

L’apertura della causa rappresenta un momento significativo per tutte le realtà che, ancora oggi, continuano a portare avanti l’opera di accoglienza nata dalla testimonianza di Maria Novella Ravaglia.