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Un momento emblematico di unità che si deve vivere tutti insieme nella nostra città. L’omelia per la Messa dei ceri

Faenza, 9 maggio 2026.

Cari fratelli e sorelle, in questa santa Messa avviene l’offerta dei ceri da parte del Gruppo Municipale e dei Rioni, alla presenza del Sindaco, delle Magistrature del Palio, del vescovo.

Questa mattina, durante la santa Messa, presieduta da S. Ecc. Mons, Livio Corazza, vescovo di Forlì-Bertinoro, anche i sindaci invitati alla celebrazione hanno consegnato alla Patrona, a nome della propria città, un cero.  Lo hanno fatto, in particolare, come ringraziamento per l’aiuto che la Madre di Dio ha dato alla loro gente, in occasione delle recenti e drammatiche alluvioni, dei terremoti e dell’uragano, che hanno colpito la nostra Diocesi dal 2023 ad oggi.

Ora, l’omaggio dei ceri alla Patrona da parte dei Rioni cittadini, nell’ambito dei festeggiamenti per la Solennità della Beata Vergine delle Grazie, oltre che costituire il primo evento delle iniziative legate al Palio del Niballo, rappresenta anche un momento emblematico di quell’unità che si deve vivere tutti insieme nella nostra città, per la nostra città, per renderla più rispondente alle esigenze del bene comune, proprie di una convivenza da tempo multietnica, multireligiosa, multiculturale.

Infatti, l’offerta dei ceri rende evidente l’ampio e corale coinvolgimento dei molteplici soggetti della nostra comunità: da quelli religiosi a quelli civili, da quelli pubblici a quelli privati. Tutto avviene nella convergenza e nell’incontro di più persone, protese verso l’arricchimento reciproco, a partire da quella coesione sociale e da quel senso di appartenenza che coinvolge tutti ed ognuno. L’esito sperato e voluto è un insieme di sinergie corresponsabili, necessarie per rendere la città sempre più fondata sull’amicizia civile, più vivibile e vitale, in un contesto di impoverimento demografico, di crescita di fenomeni di illegalità, di un certo degrado abitativo, di ferite ambientali ancora da curare. Occorre il coinvolgimento di tutti, ciascuno con le proprie peculiarità, nel rispetto delle diverse identità e dei ruoli. Solo così si potranno realizzare progetti comuni, inclusivi. Lo sappiamo: non possiamo più indugiare nell’azione di promozione di una vera e propria cultura di pace e di un’ecologia integrale. È necessario investire nell’educazione civica, nell’amore alla vita di tutti, nel rafforzamento delle famiglie, nella cura delle persone migrate, degli anziani, delle nuove generazioni. Non vanno trascurate, ovviamente, una cultura ricca di sapienza e una vita spirituale incarnata.

Il culto alla Beata Vergine delle Grazie, da parte degli appassionati e meravigliosi protagonisti del Palio, va vissuto intensamente. Essi non ripetono quasi automaticamente una tradizione popolare del passato. La rivivono e la approfondiscono in occasione delle drammatiche alluvioni, ma anche perché finalmente il mondo possa godere una pace duratura e giusta.

Cari Rioni, cara cittadinanza tutta, cari rappresentanti dell’autorità pubblica, l’impegno a vivere con sincerità la riconoscenza alla Vergine delle Grazie in occasione delle alluvioni passate ma anche la preghiera a Lei spesso rivolta per la pace nel mondo, ci aiuteranno ad essere più tenaci nell’operare il bene, nel volere la giustizia e nel costruire istituzioni di pace. Con la stessa coesione e la stessa coerenza morale, domandiamo a Maria di aiutarci a fronteggiare, oltre alle calamità naturali e le guerre fratricide che insanguinano il mondo, anche queimali che ne minano la solidità morale e spirituale, l’ethos civile, il bene delle future generazioni.

I momenti gioiosi della festa comunitaria del Niballo ci rendano più degni di Maria e del suo Figlio Gesù Cristo.

 + Mario Toso