Mercoledì Santo, Cattedrale, 1° aprile 2026.
Cristo, Crocifisso e Risorto, dirige i nostri passi sulla via della pace
Perché questo momento di riflessione? Perché non tutto il nostro impegno di testimoni di Cristo si concluda con la celebrazione della Via crucis!
Con l’Incarnazione, Morte e Risurrezione di Cristo comincia una nuova vita per l’umanità, per il mondo, per i popoli, per le nostre comunità civili, per le famiglie, per i piccoli e i grandi, per tutti noi. Se lo vogliamo e lo desideriamo con tutto il cuore, ovviamente! Non è una cosa da nulla, insignificante, dal momento che le guerre sembrano oggi travolgere la famiglia umana, il creato intero.
Cristo incarnato, crocifisso e risorto, celebrato e vissuto dalla Chiesa, non sono eventi che lasciano le cose come sono, frantumate, in un declino irreversibile. Con Colui che è Incarnato, Crocifisso e Risorto incomincia un nuovo mondo, una nuova creazione. Comincia un nuovo ordine nella storia, un nuovo corso. Si diffonde il Regno di Cristo! Non si tratta di un regno come i regni umani, che dominano, conquistano territori, sottomettono popoli, contrastano, più di una volta, il bene e la giustizia anziché rafforzarli. Non si tratta di un regno umano che, come avviene palesemente in questo tempo, può incrementare la distruzione del diritto internazionale o, addirittura, giungere a strumentalizzare la religione per giustificare una guerra di aggressione o di invasione, una guerra preventiva senza ragioni fondate, ma solo al fine di piegare e di sottomettere altri popoli al proprio potere politico ed economico.
Nella nuova creazione, posta in atto da Colui che è la Risurrezione, non si conosce altro potere che quello dell’amore e della verità, quale dinamismo generativo e innovativo. La Croce di Cristo rivela la straordinaria capacità trasfigurante di Colui che vi è crocifisso. Sulla croce, e con il suo saluto da risorto – «Pace a voi!» -, il Signore Gesù si manifesta come il principio di una non violenza attiva e creatrice, di una pace disarmata e disarmante. La vita del Crocifisso non è una teoria astratta che resta separata, in alto, inchiodata sulla croce. È realtà vitale, che effusa dalla Croce con lo Spirito del Signore Gesù, discende nei cuori, nel mondo, nelle persone e nei popoli che l’accolgono con entusiasmo. Va incarnata nelle istituzioni, trasformandole in relazioni strutturate e stabili di giustizia e di pace, di vera democrazia, difesa e promossa anche rispetto alle grandi potenze guerrafondaie e dominatrici. Queste, come mostrano i fatti di questi mesi, per un verso dichiarano di difendere la democrazia e la pace, addirittura in nome di valori religiosi. In realtà, preparano guerre, per ragioni più venali, meno nobili.[1] Un simile modo di vedere sembra prevalere in quelle società liberali, ove dominano gruppi plutocratici e oligarchici, che coltivano il culto del denaro e della tecnica in simbiosi con un “Dio pro-guerra”. Si tratta di una miscela culturale e religiosa che mette a rischio le stesse società liberali.
Non si può oggi essere tiepidi o sconfortati nel promuovere il bene con mezzi giusti, rispetto a visioni anticristiane e antiumane, che portano alla distruzione della persona, della famiglia, della fraternità, della solidarietà e della giustizia sociale. Ognuno deve dare il proprio contributo nel suo ambito, restando uniti nella preghiera. Non dobbiamo avere paura, così come non ne ebbero i primi cristiani nel testimoniare la fede e il loro ruolo nella storia davanti a Cesare: un potere che appariva eterno e irresistibile, ma che, come ogni cosa umana, non lo era. Occorre, poi, investire in nuove generazioni che sappiano impegnarsi, nell’ora cruciale che viviamo, con passione, preparazione culturale, secondo una visione dell’uomo – nella società civile, nella politica, nella storia -, derivante dalla fede, e con uno sguardo verso il futuro.
Il Risorto, con il suo amore, ci dona la pace! Essa, anzitutto, vive nell’intimo delle coscienze. Ci conferma nella fraternità. Ci sollecita ad operare per la giustizia, con tutte le energie buone, con un sano realismo. Accogliendo e vivendo lo Spirito del Risorto, Spirito d’amore e di Verità, diffonderemo ovunque le energie positive della risurrezione, che sospinge e conduce, tutti noi e il creato, verso la pienezza della vita e dell’umano divinizzato. Sappiamo che tutta la creazione geme e soffre quasi le doglie di un parto universale. Noi, esseri fragili, veniamo sospinti ad una trasformazione compiuta, vincendo il male, operando instancabilmente per una nuova Europa, una famiglia di popoli nella pace. Perciò attendiamo la redenzione del nostro corpo mortale nell’ultimo Adamo, quello celeste ed incorruttibile (cf 1Cor 15, 20-22, 42-49).
Con la nostra fede giungiamo a «toccare» il Risorto e a dimorare costantemente in Lui, attratti dal suo Amore.
Fratelli, sorelle, questo è il nostro Dio: Gesù, Re della pace. Un Dio che rifiuta ogni guerra di aggressione e di distruzione dell’altro; un Dio che nessuno può usare per giustificare la propria violenza e per lavarsi le mani che grondano sangue innocente.
Come ci ha sollecitati a fare la Nota pastorale della CEI di qualche mese fa Educhiamo ad una pace disarmata e disarmante (cf Edizioni San Paolo, Milano 2026)! Ecco un impegno concreto per le nostre associazioni, aggregazioni, movimenti, perché non tutto si concluda con la celebrazione della Via crucis.
+ Mario Toso
[1] Leone XIV ha, con riferimento alle drammatiche guerre in atto, recentemente affermato: «Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano» (Omelia IV Domenica di Quaresima, 15 marzo 2026).
