Con la Risurrezione di Cristo comincia una nuova vita per l’umanità, per il mondo, per i popoli, per le nostre comunità civili, per le famiglie, per i piccoli e i grandi, per tutti noi. Se lo vogliamo e lo desideriamo con tutto il cuore, ovviamente! Non è una cosa da nulla, insignificante, dal momento che le guerre sembrano travolgere la famiglia umana, il creato intero.
L’annuncio di Cristo risorto, che celebra e vive la Chiesa, non è un evento che lascia le cose come sono, frantumate, in un declino irreversibile. Con il Risorto incomincia un nuovo mondo, una nuova creazione. Comincia un nuovo ordinenella storia, un nuovo corso. Si diffonde il Regno di Cristo! Non si tratta di un regno come i regni umani, che dominano, conquistano territori, sottomettono popoli, intralciano il bene e la giustizia, incrementano la distruzione del diritto internazionale, anzitutto con la loro cultura individualistica ed utilitarista. Nella nuova creazione posta in atto da Colui che è la Risurrezione non si conosce altro potere che quello dell’amore e della verità, quale dinamismo generativo e innovativo. La Croce di Cristo rivela la straordinaria capacità trasfigurante di Colui che vi è crocifisso. Sulla croce il Signore Gesù manifesta il principio di una non violenza attiva e creativa, di una pace disarmata e disarmante. La vita del Crocifisso non è una teoria astratta che resta separata, in alto, sulla croce. È realtà vitale, che discende e si effonde nei cuori, nel mondo, nelle persone e nei popoli che l’accolgono con entusiasmo. Va incarnata nelle istituzioni,trasformandole in relazioni strutturate e stabili di giustizia e di pace, di vera democrazia, difesa e promossa anche rispetto alle grandi potenze guerrafondaie e dominatrici che pure dicono di difendere la democrazia in nome di valori religiosi, ma in realtà strumentalizzandoli per altre ragioni più venali.[1] Non si può oggi essere sconfortati nel promuovere il bene con mezzi giusti, rispetto a visioni anticristiane e antiumane, che portano alla distruzione della fraternità, della solidarietà e della giustizia sociale. Ognuno deve dare il proprio contributo nel suo ambito, restando uniti nella preghiera. Non dobbiamo avere paura, così come non ne ebbero i primi cristiani nel testimoniare la fede e il loro ruolo nella storia davanti a Cesare: un potere che appariva eterno ma che, come ogni cosa umana, non lo era. Occorre, poi, investire in nuove generazioni che sappiano impegnarsi, nell’ora cruciale che viviamo, con passione, preparazione culturale, secondo una visione dell’uomo – nella società civile, nella politica, nella storia -, derivante dalla fede, e con uno sguardo verso il futuro.
Il Risorto, con il suo amore, ci dona la pace! Essa scende anzitutto nell’intimo delle coscienze. Ci conferma nella fraternità. Ci sollecita ad operare per la giustizia, con visione, con tutte le energie buone, con un sano realismo. Accogliendo e vivendo lo Spirito del Risorto, Spirito d’amore e di Verità, diffonderemo ovunque le energie positive della risurrezione, che sospinge e conduce tutti noi e il creato verso la pienezza della vita e dell’umano divinizzato. Sappiamo che tutta la creazione geme e soffre quasi le doglie di un parto universale. Noi, esseri fragili, veniamo sospinti ad una trasformazione compiuta, vincendo il male, operando instancabilmente per una nuova Europa, una famiglia di popoli nella pace. Perciò attendiamo la redenzione del nostro corpo mortale nell’ultimo Adamo, quello celeste ed incorruttibile (cf 1Cor 15, 20-22, 42-49).
Con la nostra fede giungiamo a «toccare» il Risorto e a dimorare costantemente in Lui, attratti dal suo Amore.
Auguri a tutti di Buona Pasqua 2026. Come ci ha sollecitati a fare la Nota pastorale della CEI di qualche mese fa Educhiamo ad una pace disarmata e disarmante (cf Edizioni San Paolo, Milano 2026)!
+ Mario Toso
[1] Leone XIV ha, a questo proposito, recentemente affermato: «Qualcuno, poi, pretende addirittura di coinvolgere il nome di Dio in queste scelte di morte, ma Dio non può essere arruolato dalle tenebre. Egli viene piuttosto, sempre, a donare luce, speranza e pace all’umanità, ed è la pace che devono cercare quelli che lo invocano» (Omelia IV Domenica di Quaresima, 15 marzo 2026).

