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Rosario meditato per i malati – Gennaio 2026

Il Rosario è tratto dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE LEONE XIV per la IX GIORNATA MONDIALE DEI POVERI- XXXIII Domenica del T.O1a parte

 

Il Messaggio termina con: ‘’Affidiamoci a Maria Santissima, Consolatrice degli afflitti, e con lei innalziamo un canto di speranza facendo nostre le parole del Te Deum: «In Te, Domine, speravi, non confundar in aeternum – In te, Signore, ho sperato, non sarò mai deluso».

 

Primo Mistero – «Molte angosce e sventure mi hai fatto vedere» (v. 20)

«Sei tu, Signore, la mia speranza» (Sal 71,5).
Queste parole sgorgano dal cuore di chi è provato da profonde sofferenze e difficoltà.

Eppure, nonostante il peso delle prove, l’animo del salmista rimane aperto e fiducioso, perché fondato su una fede salda, capace di riconoscere in Dio il suo sostegno sicuro. Egli proclama con convinzione che Dio è la sua roccia e la sua fortezza» (v. 3). Da questa certezza nasce una speranza incrollabile, che non viene mai meno in chi confida nel Signore.

 

Secondo Mistero – «In te, Signore, mi sono rifugiato: mai sarò deluso» (v. 1)
Nel cuore delle prove dell’esistenza, la speranza si alimenta della certezza, salda e consolante, dell’amore di Dio, riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo. Per questo essa non delude mai (cfr. Rm 5,5). San Paolo può affermare con forza: «Per questo ci affatichiamo e lottiamo, perché abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente» (1Tm 4,10).

Egli è il “Dio della speranza” (Rm 15,13), che in Cristo, attraverso la sua morte e risurrezione, si è fatto per noi vera e sicura speranza (cfr. 1Tm 1,1).

 

Terzo Mistero – Il povero può diventare testimone di una speranza forte e affidabile.

Proprio perché professata in una condizione di vita precaria, fatta di privazioni, fragilità ed emarginazione, Egli non conta sulle sicurezze del potere e dell’avere; al contrario, le subisce e spesso ne è vittima. La sua speranza può riposare solo altrove.

Riconoscendo che Dio è la nostra prima e unica speranza, anche noi compiamo il passaggio tra speranze effimere e  speranza duratura.

 

Quarto Mistero – «Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassinano e non rubano» (Mt 6,19-20).

Dinanzi al desiderio di avere Dio come compagno di strada, le ricchezze vengono ridimensionate, perché si scopre il vero tesoro di cui abbiamo realmente necessità. Risuonano chiare e forti le parole con cui il Signore Gesù esortava i suoi discepoli.

 

Quinto Mistero – La più grande povertà è non conoscere Dio

Papa Francesco ci ricorda che la povertà più grave non è solo materiale, ma spirituale. Nell’Evangelii gaudium scrive che la mancanza più grande che i poveri soffrono è l’assenza di attenzione spirituale. Molte persone in difficoltà hanno un cuore aperto alla fede e sentono il bisogno di Dio. Per questo non possiamo privarli della sua amicizia, della sua benedizione, della sua Parola, dei Sacramenti e di un cammino che li aiuti a crescere e a maturare nella fede. (n.200)