“Di fronte alla guerra non dobbiamo rifugiarci nel silenzio, ma perseguire scelte coraggiose». Già un anno fa, all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, il vescovo monsignor Mario Toso aveva proposto la strada della non violenza come via di risoluzione ai conflitti. La non violenza non è silenzio o fuga di fronte alle aggressioni, al male, all’ingiustizia, ma una via che richiede coraggio e determinazione nel contrastarle efficacemente. In un futuro europeo e globale sempre più incerto – quello tra Russia e Ucraina è solo uno dei tanti conflitti della «Terza guerra mondiale a pezzi» indicata da papa Francesco -, il vescovo Mario rilancia una chiave di lettura con la quale interpretare il presente per costruire concretamente un mondo di pace. È infatti in corso di pubblicazione presso Cittadella Editrice (Assisi) il suo nuovo libro dal titolo Basta guerra: è l’ora della pace. Il ruolo dei cattolici: non violenza attiva e creatrice e impegno politico. Un’occasione non solo per rileggere, a un anno dall’inizio della guerra, il conflitto russo-ucraino, ma soprattutto per tracciare le fondamenta di un mondo nel quale tutti sono corresponsabili della pace.
Intervista al vescovo monsignor Mario Toso: “Va rafforzata la via della non violenza attiva e creatrice”
Eccellenza, la Diocesi ha fatto tanto in questi mesi per l’accoglienza dei profughi ucraini. Guardando però al futuro, in che modo la pace potrà nascere su basi solide e non effimere?
Che la guerra in Ucraina finisca con l’intensificazione dell’azione diplomatica o con un cessate il fuoco immediato, anche senza un ritiro preventivo delle truppe russe, è sicuramente raccomandabile. È ciò che la stragrande maggioranza si augura, per il bene dei popoli in conflitto, dell’Europa e del mondo. Ma ciò che è molto importante è che una volta sia cessata l’attuale guerra fratricida – poco si è sottolineato che i Paesi in lotta tra loro sono cristiani – si riesca a rafforzare la via della non violenza attiva e creatrice. Essa va tenuta agganciata costantemente all’impegno dei cittadini e, quindi, anche dei cattolici in politica, per universalizzare una democrazia sostanziale, rappresentativa, partecipativa e deliberativa, aperta al Trascendente, per innalzare nuove istituzioni di pace, per rinforzare quelle già esistenti ma inadeguate, come l’Onu.
Veniamo più nel dettaglio al libro. E partirei non tanto dal titolo, ma dal sottotitolo. Come dialogano assieme il tema della non violenza e quello dell’impegno politico dei cattolici?
In questo volume saranno affrontati due temi cruciali per la cultura cattolica: la non violenza attiva e creatrice e l’impegno in politica.
Si tratta di due temi che sono connessi, perché la non violenza attiva e creatrice, inscritta nel dna del cristianesimo, ha bisogno di un particolare impegno dei cattolici sul piano sociale, politico, culturale. Le guerre non nascono e finiscono allorché la politica dei popoli si orienta chiaramente alla realizzazione del bene comune della famiglia umana. È quanto ci insegna la Pacem in terris nel 60esimo anniversario della sua promulgazione. Se i cattolici sono presenti in politica ma sono poco rilevanti, come è oggi evidente in più Paesi, è chiaro che non possono concorrere efficacemente alla costruzione di una società fraterna, libera, giusta e pacifica. Una non violenza attiva e creatrice presuppone un serio e convinto impegno dei cattolici nella società, nella cultura, in politica, nei rapporti multilaterali, sul piano internazionale e sovranazionale.
